ATTACCANTI

Spesso al Giro ci sono tappe strane, né di salita, né di pianura, poste lì sul crocevia tra la passeggiata e l’impegnativo. Sono tappe difficilmente interpretabili, per riuscirci non sarebbero necessari nemmeno anni di studi e pianificazioni. La diciassettesima frazione del Giro, quella che va da Tirano a Canazei è una aventi queste caratteristiche, è la tappa del giorno dopo, il giorno dopo la tappa regina che ha visto il trionfo di Nibali e il crollo di molti altri. Come tutte le tappe del giorno dopo sono frazioni di conti, in gruppo si fa la conta delle forze che sono rimaste, di quelli che sono rimasti e di quelli invece che sono usciti dalla classifica. In questi casi vi è un’unica cosa da fare, si lascia andare via la fuga e si spera che non vi sia dentro un uomo pericoloso.

Sono chiamati a gran voce coloro che nel più profondo hanno l’indole di attaccanti, sono richiamati alle armi, si devono preparare per una grande battaglia. Andare in fuga non è una cosa da pochi, è un’arte, un giorno me lo raccontava Alessandro Malaguti, io all’inizio non ci credevo, poi improvvisamente ho capito. Sono poche le tappe dedicate a loro ed ecco che subito parte l’assalto per ottenere la piazza d’onore in testa alla corsa. Sbracciano già prima il via effettivo, fanno a spallate e appena sventola la bandierina eccoli partire a tutta velocità, sfidando il destino e l’egoismo del gruppo che pare non volerli lasciare andare via. Poi il rallentamento, un calmarsi improvviso della bufera che infuria nelle retrovie della corsa. Davanti questa volta rimangono in tre: Mohoric, Brutt e Rolland, più indietro altri 39 avventurieri che tentano il tutto per tutto.

12

Sembra una corsa fuori dal tempo, una battaglia in cui ognuno ha disposizione solo pochi colpi da usare con moderazione. È un universo parallelo quello che fagocita  il battaglione di avanguardia, improvvisamente diventano l’uno contro l’altro, ci si scambia sguardi indagatori, si cercano alleati e si fa la conta di quanti compagni di squadra si potrebbe avere a disposizione. Si macinano i chilometri avendo la mente sempre lì verso il traguardo, l’unico obiettivo che pare contare per davvero, tutto il resto non interessa, il mondo intorno si ferma, prende diverse direzioni, si distacca. Poi succede qualcosa, la possibilità della rosa per Polanc cambia improvvisamente la situazione e così quella che poteva essere una competizione riservata agli invitati di prima fila diventa una battaglia tra la fuga e il plotone dei migliori. Poi tutto d’un tratto il pericolo viene sventato.

Non so quali siano le vere caratteristiche per essere un attaccante, forse non le conosce nessuno. Essere tale è una caratteristica che si conserva nel più profondo costudendola con scrupolosa attenzione. Il coraggio è una necessità in queste situazioni, non occorre pensare ma agire, cogliere il momento opportuno e tentare la sorte quando nessuno se lo aspetta. Descritta così sembra facile, ma richiede una capacità incredibile unita ad una grande fortuna. Mancano otto chilometri quando Rolland si inserisce in quell’insieme spropositato di sguardi e decide di sfidare la sorte. Tenta uno scatto mentre tutti paiono osservarlo, diventano incapaci di reagire e di andare a riprenderlo. Non è nuovo il francese queste azioni impossibili e con l’esperienza ha imparato di non fregarsene di ciò che gli altri pensano, continuare a pedalare guardando davanti a sé in un punto immaginario dove presto avrebbe potuto vedere il traguardo.

6.jpg

Pierre Rolland lo si vede apparire sul rettilineo finale, solitario e già felice, consapevole di aver messo in porto l’azione decisiva. La sua gioia è incontenibile, in quell’urlo pare esserci condensata una liberazione la consapevolezza di essere rinato. Il tentativo di essere un uomo da corso a tappe convertito nell’obiettivo di conquistare una tappa. Tutti gli altri fuggitivi di giornata arrivano poco dopo, distrutti e delusi, consapevoli di aver perso l’occasione buona di raggiungere la gloria.

Esiste un segreto per riuscire ad andare in fuga, fuggire dal gruppo, lottare e giungere alla vittoria. È custodito preziosamente da pochi, da coloro che non hanno paura di tentare la fortuna e di attaccare. Forse è un qualcosa che non ha bisogno di parole per spiegarla, viene direttamente dal cuore, è un segreto che solo gli attaccanti veri come Pierre Rolland possiedono.

Giorgia Monguzzi

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...