Freccia bianca

Avete presente il punto dove si assiepa la folla, dove tanti tifosi si riuniscono per vedere il passaggio dei loro beniamini? Ci sono posti tattici, studiati minuziosamente su carta per avere la visuale migliore e scattare la foto che nessuno possiede, oppure sono luoghi come tanti che diventano speciali un po’ a caso. Diventano un unico coro le mille voci che inneggiano nomi differenti, ci mettono tutto il cuore e la passione a loro disposizione per realizzare il loro tifo, per supportare l’amico o il proprio idolo che passerà da lì a pochi minuti. Sono luoghi caldi, avvolgenti ma in qualche modo estremamente pericolosi, è in quei punti che la tensione è alle stelle, in corsa potrebbe succedere ogni cosa.

La quindicesima tappa del Giro d’Italia, quella che va da Valdengo a Bergamo è una di quelle frazioni difficili da interpretare, poco tappa e molto classica. Prima dell’arrivo è previsto un passaggio in città alta, lì dove è piazzato l’ultimo strappo di giornata. Ad attendere i corridori ali di folla che assiepata ai bordi delle strade quasi non lascia lo spazio alla corsa per passare. Tutti vorrebbero avvicinarsi il più possibile al proprio beniamino, vorrebbero scorgere la sua fatica, incitarlo, addirittura sentire il ritmo del suo battito. C’è un punto però in cui vi sono più persone che in altri, dove le urla di incitamento si scagliano contro il cielo, stranamente non si trova al culmine della salita, ma a metà dove si dice che ci siano le pendenze più dure.

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È proprio in quel punto dove rimanere zitti è immobili è considerato un reato che la corsa scoppia letteralmente. L’ascesa era stata aperta dal lavoro degli uomini della Bahrain che avevano raggiunto la fuga di giornata, il ritmo è estremamente elevato quando si giunge a quel luogo così rumoroso da essere quasi idilliaco. È Jungels a tentare l’assalto, una freccia bianca vestita dal simbolo del primato del migliore tra i giovani. Quasi faticano tutti gli altri ad andare a riprenderlo, in prima istanza Nibali, poi Pozzovivo e tutti gli altri. Scalpita paurosamente il lussemburghese che prende la discesa a tutta mentre poco alla volta rientrano tutti i migliori formando un piccolo gruppetto. Bob non sembra sazio di ciò che ha appena fatto, scalpita imprimendo un ritmo elevato suoi pedali, tutti gli altri paiono osservarlo straniati mentre si preparano  allo sprint. È difficile pensare ad un favorito in una volata in cui a contendersi la vittoria ci sono uomini adatti a corse a tappe, ma in quel giro di sguardi, i sospiri, di emozioni Jungels tiene lo sguardo puntato verso lo striscione di arrivo e parte di nuovo, ancora una volta. Quella freccia bianca vola a grande velocità trasformandosi in un fulmine che finisce con l’incombere sulle teste di tutti gli altri.

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Bob gioisce a più non posso, urla al cielo e abbraccia chiunque gli si trovi a tiro, compagni di squadra e non, mentre il suo massaggiatore quasi piange per la felicità. È incredulo ma felice, come dirà poco dopo ha fatto gli ultimi chilometri tutti d’un fiato, pensando solo ad arrivare e a mettere la ruota davanti a tutti gli altri come se si trovasse nel bel mezzo di una classica. Ride pensando al punto in cui è scattato, quello in cui la gente che c’era invadeva la strada e addirittura urlava più del suo direttore sportivo Davide Bramati, roba da pazzi. Eppure quel luogo così fragoroso è diventato per lui qualcosa di magico, quasi un’oasi di piacere in un deserto afoso e dominato dal nulla.

 Sfodera un enorme sorriso mentre indossa nuovamente la maglia bianca, il simbolo di quel primato che si è portato a casa già un anno fa. Il bianco scintilla intorno a lui e pare riflettersi nei suoi occhi limpidi più del cielo. Quell’indumento nasconde preziosamente la maglia di campione lussemburghese, ogni volta che sale sul podio la osserva prima di coprirla, quasi a volerla salutare. Bob Jungels mantiene salda la sua posizione in testa a quella particolare classifica, ormai con quel bianco è un tutt’uno, è una sua caratteristica, è diventata una parte di sé. Sorride e intanto medita su come superare le difficili montagne e su quando scoccare la sua prossima freccia.

Giorgia Monguzzi

 

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