Il volo della Farfalla

Il cielo azzurro illumina Oropa mentre sulla vetta brilla la mastodontica basilica. Oggi si arriva in Piemonte, ad oropa, in cima a quella salita che è diventata famosa non per le sue pendenze ma per l’impresa che ne fece Marco Pantani nel 1999. Fin di prima mattina la salita si riempie  di tifosi che assiepati agli angoli della strada espongono gli striscioni dedicati ai loro beniamini. In molti salgono in bici tentando di emulare i grandi campioni, è una fiumana di gente quella che sale sù verso il santuario. I primi chilometri sono regolari e poi poco alla volta mentre si consuma un tornante dopo l’altro ecco aumentare gradualmente la pendenza. Anche se la corsa è ancora lontana è un vero spettacolo quello che si apre in cima dove è posto l’arrivo, persone provenienti da ogni parte dell’italia e del mondo formano un vero e proprio arcobaleno con i loro vestiti colorati.

La salita di oropa è messa lì in un modo un po’ insolito, lunga circa 12 chilometri è posta al termine di una tappa breve e piatta. Come prevedibile ad inizio giornata parte la fuga che viene ripresa poco prima dell’attacco della salita, è quello il momento in cui inizierà la gara vera. Gli uomini di classifica sono lì uno accanto all’altro, paiono attendere che i propri avversari compiano la prima mossa, intanto poco alla volta si staccano sempre più atleti spogliando il gruppo. Cala il silenzio sul traguardo di oropa, nonostante il fermento per l’attesa sia alle stelle non si sente volare una mosca. Paiono tutti incantati da ciò che sta accadendo e fissano i maxi schermi quasi affascinati e stupiti. Intanto in corsa si combatte una battaglia, non sembra più esistere la divisione tra bene e male, tra buoni e cattivi, è una lotta di tutti contro tutti fino all’ultimo respiro, guerra di sguardi e pedalati.

È Rosa il primo a smuovere le acque in gruppo, dopo di lui yates. I big sembrano immobili, come piccoli puntini che volano lungo i tornanti della salita. Poi un lampo, una stilettata del condor quintana quando mancano 4 chilometri. L’affanno, l’adrenalina, la tensione, la corsa viene scossa quando si concretizza quello che più o meno tutti si immaginavano, il baratro pare essere immenso quando mancano 3 chilometri. Già sventolano le bandiere colombiane sul traguardo, i tanti tifosi presenti già inneggiano alla vittoria del loro beniamino. Poi succede qualcosa di inspiegabile, ben più silenzioso del battito di ali del condor, in un attimo ecco reagire la farfalla Domoulin, un nome insolito per un uomo così alto ed esperto di corse contro il tempo. Stona con il suo essere ma non con il suo modo di correre che è così limpido e pulito, semplicemente leggero. Rimangono in quattro al comando: quintana, domoulin, zakarin e landa.

Eccoli magicamente apparire in fondo al rettilineo ancora intenti a completare quella scalata che pare più interminabile che mai, è questioni di istanti il materializzarsi del traguardo davanti ai loro occhi. Zakarin tenta l’impresa scattando davanti a tutti, il vuoto il baratro che viene inghiottito dal calore della folla presente, poi un battito di ali, pochi istanti ed ecco l’olandese materializzarsi dietro le sue spalle e superarlo a tutta velocità. Domoulin sembra catapultarsi in una dimensione parallela, fissa la strada davanti a sé quasi estasiato e liberando tutte le energie che gli sono rimaste. Solo sotto lo striscione di arrivo alza lo sguardo verso il cielo quasi a cercare il santuario per avere la conferma di avercela fatta.

3.jpg

Sorride Domoulin dopo il traguardo non  prima di aver urlato al cielo. La sua gioia è incontrollabile mentre bacia la sua maglia rosa, solo più tardi gira il capo per controllare di quanto ha staccato tutti gli altri. La sua faccia è divisa tra la consapevolezza e la felicità, anche se per un momento quel simbolo del primato pare cadere in secondo piano. I suoi compagni di squadra arrivano solo dopo poco alla volta ed esultano alzando un pugno al cielo, simon geschke  è incontrollabile ed urla a gran voce “yes tom, yes”, l’olandese pare rispondere con un gesto della mano mentre le sue guance sono sfiorate dalle guance delle miss.

domoulin 2 ok.jpg

Sul podio Tom Domoulin guarda verso il cielo, sorride per la vittoria e gioisce osservando la sua maglia rosa. Il suo sguardo intanto punta lontano, osserva le montagne che lo circondano e i tifosi che lo acclamano a gran voce. La felicità per quell’impresa ha la meglio su tutto, sulla fatica sulle preoccupazioni ma già pensa a come resistere agli attacchi degli avversari. Guardando il vuoto pare immaginarsi tutte le prossime sfide che dovrà affrontare, già medita su quando la farfalla di Maastricht volerà di nuovo.

Giorgia Monguzzo

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...