il segreto in una volata

Il ciclismo è spettacolo, questa magica peculiarità la racchiude nel più profondo dell’animo, in uno spazio angusto, stretto, conosciuto solo a pochi. Forse è questo il bello di questo sport, essere spettacolare così nella sua purezza, senza motivi precisi, ma nella sua semplicità. La volata è uno di quei momenti in cui il pubblico grida allo spettacolo, assiepato alle transenne brama di veder compiersi un duello fino agli ultimi metri. Compaiono cavalieri, scompaiono biciclette che si trasformano in cavalli, si galoppa sollevando le proprie ruote dalla strada, allungando le braccia verso la vittoria. A fare clamore è il brivido della velocità che affascina, appassiona la corsa verso il traguardo.

In questo giro di volate spettacolari se ne sono viste molte. Il gorilla Greipel che sbraccia con il colombiano Gaviria, il piccolo Ewan che tenta di trovare varchi impossibili. Poi gli italiani, dopo l’addio di Pelucchi e Nizzolo ne è rimasto solo un piccolo drappello guidato da Modolo e da Mareczko. Poi ci sono tutti gli altri, per il momento non pervenuti come i nostri conterranei, costretti a sostare nelle posizioni di rincalzo in attesa che venga il loro momento. Una tappa di volata è fatta anche di attesa, anzi è l’attesa stessa il nucleo pulsante di quegli interminabili chilometri, la strada viene macinata con velocità mentre le squadre dei velocisti sono pronte a cogliere il momento buono per entrare in azione.

Il segreto di una volata non lo conosco, anzi non lo conosce nessuno altrimenti ci sarebbe un solo vincitore e mille sconfitti. La cosa di cui sono però certa è che debba sicuramente trovarsi in tutto ciò che c’è prima, di quello che avviene nei chilometri precedenti. Il lavoro delle squadre è fatto di sguardi e pianificazione, ma nel momento cruciale essa risulta essere terribilmente priva di importanza. A contare è l’istante, l’istante perfetto in cui fare un sorpasso, battezzare una ruota, prendere il coraggio ed aumentare la propria velocità. Sono la lotto soudal e la quick step a contendersi la perfezione, non che le altre non ci siano ma arrancano quando c’è da mantenere il proprio capitano nelle prime posizioni.

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Reggio Emilia è uno di quegli arrivi dove è richiesta tutta la perfezione a lungo decantata, la tappa è piatta e la sicurezza di disputare la volata non è minacciata nemmeno dall’estremo tentativo di Maestri che reduce dalla fuga prova un’azione solitaria. Mentre i grandi treni si mettono in moto per preparare la volate dietro le transenne il pubblico brama lo spettacolo e osserva d occhi spalancati il maxi schermo. Tutto d’un tratto ecco comparire il gruppo in fondo al lungo rettilineo, sbracciano senza sosta nonostante sia chiaro fin da subito che la quick step abbia conquistato il predominio. Non c’è nulla da fare per Graipel e tutti gli altri quando vedono partire davanti a loro Gaviria che rimasto in testa durante tutto lo sprint non ha difficoltà ad aggiudicarsi la sua terza tappa al suo primo giro.

Gaviria mi sta antipatico, questo lo devo dire e lo premetto, è doveroso, ma tutte le volte che vince non lo fa in maniera casuale, ma di potenza, imponendosi nettamente su tutti gli altri. Alla domanda se sia più difficile vincere o superare le montagne risponde ridendo, ma in quel sorriso pare esserci la convinzione che anche domani potrà dire ancora una volta la sua. A dire la verità quello che offre è più un ghigno, un ghigno che pare nascondere un segreto, lo custodisce preziosamente con tutta  la sua squadra. Esiste un segreto in una volata, capace di regalare spettacolo con una vittoria, nessuno realmente conosce la soluzione a quel rompicapo ma sono sicura che la quick step sia molto vicina ad averlo trovato.

Giorgia Monguzzi

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