STRAORDINARIA PAZZIA

54 chilometri, cavolo il traguardo è ancora lontano e mancano ancora tanti muri da affrontare. Il grosso del gruppo è attardato di circa un minuto mentre in testa alla corsa un gruppetto formatosi dopo il forcing della Quick step durante la scalata al Granmont quando mancavano circa 100 chilometri è andato a riprendere i fuggitivi di giornata. Si scorgono i volti di Boonen, Gilbert, Trentin, Moscon, Modolo, Kristoff, Stuyven, mentre pesci grossi come Van Avermaet e Sagan sono rimasti indietro. La formazione belga detta il ritmo, Boonen alla sua ultima partecipazione alla ronde è inevitabilmente il capitano designato, ma durante il suo turno in testa al drappello Gilbert si ritrova davanti.  Il pungente dubbio amletico se proseguire da solo o aspettare gli altri martella nella sua mente mentre si gira cercando i suoi compagni di squadra che si osservano confusi. Un’azione di questo tipo è da suicidio, il Fiandre è stato spesso il luogo di grandi imprese ma mai da così lontano. Di fronte allo stupore e allo sgomento di tutti Philippe decide però di sfidare il destino e continua a pedalare sempre più forte.

Inizia così la sua avventura solitaria destinata poco alla volta a naufragare in balia dei muri che uno dopo l’altro dovrà affrontare. Quella che ha avuto è un’idea di quelle pazze, un’azione che di solito tenta un ciclista qualunque per farsi vedere o per tentare così la fortuna. Non deve essere però casuale quel suo tentativo, soprattutto se si pensa che a capo di quel piccolo progetto c’è “le roi”, un uomo che nelle sue gambe ha il peso di un campionato del mondo, Lombardia, Liegi e molte altre vittorie. Sono terre magiche quelle che attraversa e che molto probabilmente un belga come lui conosce alla perfezione anche se in verità lui è nato un po’ più a sud rispetto alla regione delle fiandre. È questa la culla del ciclismo, dove luoghi silenziosi prendono vita per il passaggio di atleti in bicicletta ed è inevitabile che chi venga da questo paese senta scorrere nelle proprie vene l’energia vitale che circonda queste strade.

Il gruppo si è ricompattato e viaggia ad un ritardo di circa 50 secondi, i suoi componenti paiono attendere l’avvento del destino che presto o tardi frenerà la corsa del battistrada. Succede qualcosa, qualcosa di imprevisto che interrompe la corsa del plotone infernale mentre la cavalcata di Gilbert non si arresta a fermare. C’è uno spirito sepolto da qualche parte in questi luoghi, ne sono sicura, sta a lui decide a chi conferire il premio  o sbarrare la strada, uno dopo l’altro grandi atleti cadono nelle fauci del guardiano: Kristoff e Degenkolb mai apparsi brillanti durante la corsa, rimangono attardati, mentre Boonen più volte re di questi luoghi deve dire addio alle sue mire di vittoria per un problema meccanico. L’ultimo ad essere colpito dal destino è Peter Sagan, colui che proprio l’anno passato questi luoghi li aveva dominati. Siamo nel bel mezzo dell’ascesa al Kwaremont, il penultimo muro di giornata, quando lo slovacco cade portandosi dietro anche Van Avermaet, quest’ultimo riparte mentre il campione del mondo deve arrendersi.

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Si rimescolano i destini di tanti sognatori mentre davanti a tutti Philippe Gilbert mantiene costante il suo vantaggio di circa 50 secondi. È da più di 40 chilometri  che ha deciso di sfidare il destino e solitario si avvicina pedalata dopo pedalata al traguardo ed il suo passo si fa regolare. Sono passati 5 anni dalla sua ultima partecipazione, non è mai stato un corridore da pavè, ha sempre amato la seconda parte delle corse del nord, quelle nelle ardenne che più volte ha dominato. Guardando le sue pedalate mi balza in mente un ricordo, proprio di quella  magica roubaix del 2012 in cui Tom boonen prima con terpstra  e poi solitario si rese protagonista di una cavalcata lunga più di 50 chilometri. Mi fa insolitamente strano vedere “le roi” là davanti, lui che da sempre è abituato a bruciare tutti nei chilometri finali, poco alla volta si delinea la sua impresa. Alle sue spalle Van Avermaet, Terpstra e Van Baarle Sono rimasti gli unici in grado di andare a riprenderlo, mancano 5 chilometri e il belga dà sempre più segni di cedimento.

Ho sempre amato il Fiandre e non ho titubanze ad affermare che sia la mia corsa preferita. L’ho conosciuta da bambina e subito mi è stata presentata come una corsa magica in cui vincono solo i campioni e sempre al termine di un’impresa. Non è un caso come ho già detto che Gilbert dopo più di cinquanta chilometri solitari sia ancora là davanti a tutti. Lo spirito di queste terre lo abbraccia fino alla fine poco  prima di rallentare in prossimità dell’arrivo, quasi volesse godersi di ogni istante, scende dalla bicicletta e taglia il traguardo a piedi. Alza in cielo la compagna di quella sua bizzarra avventura come simbolo del suo trionfo quasi a voler gridare al mondo “sono tornato”. Poco dopo di lui si disputa la volata a tre per completare il podio, il grande favorito Van Avermaet precede Terpstra.

Cycling - Tour of Flanders

Sono lontani gli anni in cui Gilbert faceva tripletta nelle Ardenne e vinceva il Lombardia, ma questa volta quei trionfi sembrano essere incredibilmente vicini. Una volta qualcuno diceva che se uno è un campione lo è per sempre, non aveva tutti i torti e non sbaglia nemmeno chi un giorno mi raccontò che le Fiandre erano pervase da uno spirito magico racchiuso nei cuori dei suoi abitanti che abbracciano in massa il loro campione. Si tratta forse di un’incomprensibile magia che dà la forza di fare grandi imprese anche quando un re decide di fare un’azione spinto da una straordinaria pazzia.

Giorgia Monguzzi

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