STRAORDINARIE E SILENZIOSE

La piazza del campo a Siena è quasi deserta mentre dal cielo scendono copiose gocce di pioggia, solo pochi avventurieri si intravedono in quel luogo famoso per il palio. Sono passate ormai più di tre ore dalla partenza delle strade bianche femminile e circa due da quella degli uomini, le donne si avvicinano poco alla volta alla città saranno loro le prime a giungere sul traguardo. Quasi nessuno si intravede oltre la linea d’arrivo, c’è qualche tifoso con l’ombrello aperto e un piccolo drappello di fotografi, alcuni curiosi passano chiedendo cosa stia accadendo. È ancora lontano il grande pubblico che pare non rendersi conto che esiste una corsa anche femminile, non c’è il grande numero di giornalisti e addetti ai lavori che invadono la zona in vista dei corridori. Sembra un luogo stranamente silenzioso, lontano da quel baccano che caratterizza tutte le corse più importante, tutti preferiscono attendere ciò che avverrà dopo ignorando il procedere di una grande battaglia.

Intanto nel bel mezzo della terra battuta le più grandi gladiatrici combattono sotto una pioggia scrosciante che non vuole rassegnarsi a concedere una tregua. Il gruppo non esiste più disintegrato dalla fatica e dalla crudeltà del percorso, solo un drappello composto da 5 atlete resiste in testa alla corsa. Si tratta dell’olandese Van Vleuten, l’australiana Garfoot, la polacca Niewiadoma, l’italiana Elisa Longo Borghini e l’ex campionessa del mondo Deignan, tutte le altre rimaste in corsa sono molto più indietro, lottano con tutte le forze per cercare di rientrare ma tutto sembra impossibile. All’improvviso un fulmine, un bagliore appare alle spalle del quintetto di testa, compaiono Lucinda Brand e Shara Gillow che come due carro armati tirano dritto lasciandosi alle spalle le avversarie. Ecco tutto d’un tratto due elementi di inciampo sulla sete di vittoria del gruppo di testa, in un attimo i giochi si riaprono proprio quando tutti pensavano fossero chiusi. Ancora poche persone popolano il traguardo mentre oramai la pioggia che poteva giustificare la loro assenza è praticamente comparsa, i presenti si chiedono il perché di quell’enorme assenza, ma nemmeno la scusa del pranzo sembra reggere.

Si apre davanti agli occhi di Lucinda Brand lo striscione dell’ultimo chilometro, il traguardo per lei è lontano, tenuto ben nascosto dalle strade labirintiche che popolano Siena, solo rampe micidiali sono da lei visibili; intanto alle sue spalle si avvicina in maniera quasi silenziosa Shara Gillow. Le due atlete si affiancano e percorrono letteralmente una accanto all’altra quell’infernale scalata. Paiono aggrapparsi con tutta la forza a loro disposizione su quel tracciato inclinato che tenta con tutte le forze di respingerle, se si mettesse per un secondo da parte il colore delle loro maglie si potrebbe dire che siano compagne di squadra che combattono la medesima battaglia. Le altre so intravedono soltanto alle loro spalle, troppo lontane sembrano destinate a naufragare e a rinunciare alle loro speranze di vittoria. Tutto d’un tratto un nuovo rombo scuote la corsa quando Elisa Longo Borghini sfidando tutte le previsioni che vedono ormai sconfitta un atleta così distaccata decide di sfidare il destino provando a lanciarsi all’inseguimento della testa della corsa. La sua pare una sfida impassibile, ma forse non più di tanto quando voltandosi si accorge che anche la Niewiadoma e la Deignan hanno raccolto il suo guanto di sfida. L’italiana sembra volare su quelle rampe, sprigiona un’energia che aveva ben tenuta nascosta e in un attimo quel gesto così impensabile le fa passare davanti alle due battistrada alla tripla velocità portandosi dietro anche le altre due avversarie.

Sembra una sfida infinita con atlete che si danno battaglia su quelle rampe infernali, si arrampicano stringendo i denti quasi volendosi attaccare ad ogni appiglio disponibile. Sul traguardo sale l’adrenalina mentre sul maxi schermo appare la figura della polacca che si avventa sull’italiana, l’esito sembra dover cadere a vantaggio della seconda. Compare però un ghigno sul volto di Elisa che stringe i denti e sa che l’unico modo per vincere è passare in testa a quell’ultima curva che vede poco più avanti, aumenta il passo, mantiene la testa e giunge davanti a tutti sul traguardo. Appena passata la linea del traguardo la piemontese urla al cielo e sprigionando tutta la sua emozione, i genitori e il fidanzato l’abbracciano ancora più emozionati di lei che ancora non riesce a capacitarsi per ciò che ha fatto. Dall’altra parte della strada Katarzyna piange per la stanchezza, piange per quella vittoria che per un soffio le è sfuggita dalle mani, poi tutto d’un tratto un sorriso proprio alla vista di colei che invece il suo sogno lo ha realizzato. Le due si abbracciano dimenticando di essere avversarie, si congratulano ma soprattutto si ringraziano per aver contribuito a creare una sfida fantastica. Elisa continua a festeggiare nel tratto di strada subito dopo il traguardo, ferma ogni atleta arrivata, compagna di squadra o no, abbracciandola e sprigionando la sua gioia. Tutto intorno non c’è quasi nessuno, sotto il podio quasi regna il deserto se non fosse per i pochi fotografi e quei tifosi che urlano al cielo il nome della Longo Borghini. È un’atmosfera strana, più magica del solito, sembrano di essere a casa, in mezzo a tanti amici condividendo con loro un turbinio infinito di emozioni. Paiono essere cadute le divisioni tra avversarie quando tutte e tre sul podio festeggiano il loro piazzamento.

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Sono lontano i grandi giornalisti e i grandi fotografi, ancora non ci sono quelli che ad ogni arrivo sbracciano per avere la posizione migliore, i tifosi attendono sotto i tendoni del bar quello che per loro sarà il vero spettacolo. Mentre, dirigendomi verso la sala stampa, osservo il vuoto della piazza, mi viene da sorridere. Sorrido perché a causa di concezioni che possono essere soltanto stupide in molti, per non dire quasi tutti, si sono persi uno spettacolo, uno di quelli di cui puoi intendere la vera essenza solo dal vivo. Si sono dimenticati di guerriere che lottavano per la vittoria rimasta in bilico fino agli ultimi 50 metri, erano distratti mentre Elisa Longo Borghini compiva una vera e propria impresa. Ora rido a pensando a cosa hanno ignorato, tutto racchiuso in due volti: quello della vincitrice che festeggia il successo e Cecilie Ludwig che sul podio piange di gioia per aver ricevuto la maglia di leader provvisoria delle giovani del circuito internazionale, simboli di un plotone di guerriere da tanti dimenticate che hanno fatto qualcosa di straordinario in modo quasi silenzioso.

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Giorgia Monguzzi

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