PAZZA IDEA

“che pazza idea” urla mio padre mentre attraversiamo in macchina il tratto di sterrato denominato “sante marie”.

Il tratto di sterrato illuminato dal sole brilla davanti agli occhi, mi sembra qualcosa di vivo, di mistico, racchiude dentro di se qualcosa di misterioso. Lo ammetto, non ero mai stata alle strade bianche prima d’ora anzi in realtà non ero mai entrata neppure nel territorio senese. Mi ero sempre limitata ad ammirare il tutto davanti alla televisione convinta che il fascino di quelle strade fosse racchiuso nelle pedalate di centinaia di atleti. Lo sterrato si presenta davanti a noi vuoto, solitario, scaldato da un sole abbagliante, il silenzio si disperde nelle colline senesi che tutto in torno paiono abbracciarlo. Sono strade strette poco frequentate eppure in grado di essere così speciali, non è la corsa a renderle magiche ma sono loro stesse a conferire qualcosa di straordinario alla carovana che le attraversa. È difficile descrivere cosa si prova ad attraversare quei luoghi, da casa credevo che fosse facile ma è una di quelle rare occasioni in cui vale la dicitura “non puoi capire se non ci vai”, non si può intendere, senza attraversarli, il senso di ultraterreno di questi luoghi.

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Sono ormai 15 chilometri che corriamo senza sosta lungo lo sterrato a bordo della nostra Suzuki, la nostra meta è un agriturismo poco più avanti dove si celebra l’assegnazione a Fabian Cancellara di un tratto di percorso. Tutti mangiano con gusto e ammirano il paesaggio di vigneti; ve lo dico, essere in mezzo alle strade bianche accanto a chi ha vinto questa corsa per ben 3 volte ha semplicemente qualcosa di magico. Gli occhi dello svizzero, dicono tutto, scrutano le stradine in lontananza, lì dove tante volte ha gettato le basi per le sue vittorie, pare sognare, sembra voler ritornare a percorrere in bicicletta quei tracciati. Poco più avanti hanno posizionato una targa che porta il suo nome, proprio dove inizia uno dei tratti più duri del percorso, noi andiamo nel senso inverso e ci dirigiamo verso Siena.

 

Poco alla volta scompaiono dietro di noi i tratti di terra battuta, ci avviciniamo a quella che definirei realtà, l’uscita da quel mondo parallelo in cui la polvere la fa da padrona avviene in modo graduale. C ‘è una bella differenza tra l’affollata piazza del campo e quei luoghi silenziosi, è quasi impossibile pensare che posssano fare parte della medesima competizione, un’assonanza così inusuale da essere perfetta. Svetta tra tutti la torre del palazzo comunale che si alza imperioso verso il cielo, quasi volersi prendere la posizione prediletta per ammirare da lontano le tante battaglie che precederanno l’arrivo, poco più in basso c’è un labirinto di strade e stradine che costituiscono il centro della città.

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Lo sterrato si intravede solo in lontananza anche se siamo in uno dei punti più alti di Siena, le strade in terra battuta sembrano piccoli serpentoni che si diramano all’orizzonte, saranno ancora  solitarie per poco, per un’intera giornata saranno terreno di battaglia per gladiatrici e gladiatori, cercheranno di frenare il loro cammino vittorioso  e li stringeranno nel loro abbraccio infernale. Sembra sollevarsi già la polvere, sebbene ancora non ci sia nessuno. Ancora ripenso a quella strada magia di quei luoghi nascosti e misteriosi, una volta all’anno viene loro concessa la possibilità di svegliarsi, di esprimere la loro furia e facendo pensare, almeno per un secondo, ai loro sfidanti che quella loro impresa è frutto di una pazza, ma straordinaria, idea.

 

Giorgia Monguzzi

 

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