LA BEFFA

È l’ora di ginnastica a scuola ed è il momento di fare le squadre, calcio, pallavolo o basket non importa di che sport si tratti, in ogni caso succede sempre così: due capitani che si contendono il primato per forza e supremazia e ai quali è affidato l’oneroso compito di scegliere i propri compagni di avventura. Poco per volta si riducono le alternative fino ad arrivare alle ultime scelte che puntualmente sono sempre gli stessi lasciati in fondo alla classifica di preferenza. Succede talvolta però di ritrovarsi in dispari, qualcuno rimarrà sicuramente escluso ed ecco le speranze attaccate a minuscoli fili di lana, il pensiero che scandito dai palpiti del cuore cerca di orientare al categorico “scegli me”. La situazione di molte squadre di ciclismo potrebbe essere paragonata a questa, squadre professional o continental che, private della licenza world tour hanno nell’assegnazione del wild card l’unica possibilità per partecipare ai grandi giri e alle più importanti corse di un giorno. Non si tratta di una vera e propria carta come si può pensare, ma un vero e proprio lascia passare che da il diritto di entrare nel ciclismo dei grandi dal quale si è terribilmente esclusi per mancanza di capitale, ma ora sempre di più per sovraffollamento, l’occupazione già da parte di altri di quei miseri 17/18 posti concessi dall’Uci.

Il Giro d’Italia è una di quelle corse che tutti vogliono, ma pochi ottengono, è la corsa dei sogni per tutte le squadre italiane che farebbero di tutto per potervi partecipare. Come di consuetudine sono solo 4 le squadre ammesse oltre a quelle del panorama internazionale, 4 posti che i team di tutta la penisola si contendono; per ottenerli nei mesi invernali rinforzano le loro squadre con investimenti e corse supplementari per mostrare ad RCS che anche loro hanno qualcosa da dire. Un tempo l’assegnazione delle wild card a squadre italiane era una garanzia, la sfida risultava così tutta casalinga con team che si disputavano la coppa Italia per poi trovarsi a fare a spallate nella corsa rosa perché si, bisogna proprio dirlo, le squadre invitate sono sempre state quelle che con le fughe roccambolesche dei propri corridori hanno sempre dato più spettacolo. Poi qualche anno fa la prima svolta: l’esclusione dal Giro di un’italiana per far posto alla Net App, una squadra quasi sconosciuta ma che portava con se un bel bagaglio di sponsor e capitale. Quello era però solo l’inizio dell’era in cui i soldi contano più della passione. L’anno passato un ennesimo smacco al ciclismo italiano: l’esclusione dell’Androni per far posto alla russa Gazprom, una pugnalata alla schiena per la squadra di Gianni Savio che vedeva nel Giro il culmine massimo della stagione, una delusione enorme condita da un rassicurante “non preoccupatevi, l’anno prossimo sarete dei nostri” da parte di Rcs.

2017, anno del centenario del Giro d’Italia, il primo anno senza la Lampre nel mondo del ciclismo e quindi senza una squadra italiana nel World Tour. Sembravano scontate le scelte di rcs per gli invitati alla corsa rosa: Androni, Bardiani, Wilier e Nippo, queste a rigor di logica dovevano essere le squadre a cui assegnare le Wild Card, per offrire un parterre completamente italiano. Nei mesi di pausa in vista di questa prospettiva tutte le quattro squadre si sono rinforzate con scalatori, velocisti e uomini da fughe, tutto per presentarsi al meglio del Giro d’Italia. Poi è arrivato il giorno dell’annuncio delle quattro invitate, una mera formalità come si è solito dire, ma ecco ancora una volta una scelta che ha tutto il sapore di una beffa. Tra le quattro  squadre invitate figurano Bardiani, Wilier, CCC e Gazprom, nessuna traccia di Nippo e Androni escluse dal lotto dei partecipanti. Una vera e propria beffa che fa porre molte domande sulla scelta della massima organizzazione di corse di ciclismo in Italia che si ormai aperta a quel mondo dove contano di più i tanto amati “big money” della tenacia e della passione. Nulla da dire contro ccc e Gazprom, due grandi squadre capaci anch’esse di accendere la passione, (La Gazprom infatti l’anno scorso lo ha dimostrato) ma volete mettere un Giro con squadre italiane, con corridori che vivono l’emozione di correre in casa? Non è poi tanto difficile immaginarlo, basti pensare agli altri grandi giri per capire, non per niente Vuelta e Tour de France ormai da anni consegnano le wild card a squadre esclusivamente spagnole o francesi. Ma si sa, in Italia siamo sempre stati strani e piuttosto di far crescere i talenti in casa nostra preferiamo mandarli a correre in Cina, in Giappone, dall’altra parte del mondo dove ormai i corridori italiani sono diventati  molto più famosi che in patria. Il denaro deve per forza venire sempre prima di tutto? Qualche volta è meglio se ci fermiamo per un momento a chiedercelo, è giusto privilegiare uno sponsor a discapito di chi ci mette veramente la passione e perlopiù vive sognando il giro d’Italia?

E mentre ci si pongono queste domande ecco riapparire gli ultimi scelti nell’ora di ginnastica a scuola, tutti quelli che da squadre continental e professional non hanno l’effettivo diritto di stare tra i grandi. Trema il bambino sempre escluso, spera almeno questa volta di venire scelto, è sempre l’ultimo, ma non è necessariamente  il più debole. Molto probabilmente la ragione della sua costante esclusioneè data tal fatto che non ha le scarpe colorate, è il più timido ed è per questo che sta antipatico al capitano. Non ha niente meno degli altri, eppure questo continuo rifiuto ha fatto crescere la convinzione in lui e in tutti gli altri che sia il più debole, decide così di allenarsi, si rinforza sia fisicamente che caratterialmente per essere all’altezza. E’ pronto per quel momento tanto atteso, sente il cuore palpitare nel suo petto e proprio in quell’istante in cui manca solo l’ufficialità della scelta, ecco riproporsi davanti a sé l’ennesimo no che ha ancora una volta il sapore di una beffa.

invitate-giro

Giorgia Monguzzi

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