L’ULTIMA DELLE CLASSICHE

Il leggero fluttuare dell’acqua dolce del lago, l’ululato del vento, il freddo, lo strofinio delle foglie, la fatica, il Lombardia è arrivato. Giunge sempre per ultima, quella che tutti chiamano la classica delle foglie morte, si fa attendere con trepidazione restando nascosta prima di risvegliarsi con tutta la sua potenza. È l’ultima delle classiche, quella che un tempo chiudeva a tutti gli effetti il panorama ciclistico internazionale prima che i paesi asiatici prendessero sopravvento, la più dura di tutti, la più temuta, quella da cui fuggire. Pare che il Lombardia se ne stia in letargo tutto l’anno, ma invece in qualche modo silenziosa ed invisibile si garantisce sempre il posto in prima fila per scrutare i suoi sfidanti, ha un’intera stagione per farlo prima di attenderli al faccia a faccia finale. Li accoglie a braccia aperte, anche se un po’ a modo suo, il freddo, il vento e molto spesso anche con la pioggia che scaglia sui caschi degli atleti cercando di frenarli durante la loro avanzata. Non sempre riesce nel suo intento, per la verità ogni anno in qualche modo fallisce perché vi è sempre qualcuno che con grinta e audacia riesce a dominarla e a raggiungere la gloria.

È l’ultima delle classiche, ma non è certo meno importante, non è la più antica ma ha una storia lunga più di cent’anni fatta di duelli, sfide, vittorie e sconfitte. Le strade che attraversa sono intrise di storie, di scatti, di cadute e forature, come anche lo sono le due città che quest’anno ancora una volta collega. Da una parte Como, luogo di partenza che accoglie i tanti sognatori ammaliandoli con il dolce scorrere del suo lago, li culla tra le sue sponde prima di consegnarli all’inferno. Alla fine della lunga cavalcata vi è Bergamo, una città che ha visto già molte volte consumarsi le ultime pedalate della classica delle foglie morte, sarà l’arrivo, la realizzazione del sogno di uno solo, mentre quelli di tutti gli altri si infrangeranno. Tra le due città lombarde salite a non finire, montagne, colline e molta poca pianura, si scaleranno le vette non per salire al paradiso ma , paradossalmente, per scendere all’inferno, per poi emergervi solo alla fine da vincitori o da sconfitti. È questo uno degli aspetti infami del Lombardia, si ha l’impressione di continuare a salire, mentre poco alla volta si viene richiamati dal baratro profondo, onore e gloria per chi avrà l’astuzia di non cadervi. Molte insidie attenderanno i corridori: il Ghisallo primo tra tutti non allevierà le loro sofferenze ma darà loro inizio, poi il colle Brianza, la nebbiosa valcava e le scalate sconosciute come Sant’antonio abbandonato e miragolo san salvatore che riporteranno i superstiti fino al traguardo.

In molti si daranno battaglia su un terreno che è già stato campo delle sfide più belle, facendo rivivere poco alla volta quei luoghi magici risvegliandoli al loro passaggio. Al via non ci sarà Vincenzo NIbali, il dominatore della passata edizione, ma a sfidarsi ci saranno sognatori provenienti da tutto il mondo. Davanti a tutti  ci sono coloro che già hanno provato l’ebrezza della vittoria come Philippe Gilbert, Jaquin Rodriguez, Damiano Cunego, Daniel Martin e Oliver Zaugg. Altri atleti tenteranno però di afferrare per la prima volta l’ambito trofeo, tra questi spicca l’italiano Fabio Aru, ma anche l’ex campione de mondo Rui Alberto Faria Da Costa, il campione olimpico Greg Van Avermaet, Alejandro Valverde, gli olandesi Tom Domoulin e Bauke Mollema e gli imprevedibili colombiani Rigoberto Uran, Esteban Chaves e il  vincitore della Milano Torino Miguel Angel Lopez.

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È ormai calato il sole su tutta la Lombardia, non è più tempo di fare ricognizioni, forse qualche tattica e di sognare quello che accadrà. Già è tutto pronto per il giorno successivo, con l’emozione a mille già si pensa a come poter sfidare la classica delle foglie morte che intanto lentamente nel cuore della notte completa il suo risveglio. Si sente già l’apparentemente impercettibile fruscio delle foglie, una leggere melodia chiama a raduno tutti coloro che la mattina seguente inizieranno a darsi battaglia, intanto medita insidie per potere frenare. È una delle corse più vecchie, è ormai saggia ed esperta in queste cose, non medita mai per se stessa un sono, come del resto ha fatto per tutto l’anno, ha atteso con trepidazione i suoi sfidanti studiandoli nei minimi particolari, ormai li conosce meglio di altri,  sa delle loro vittorie e delle loro sconfitte. È strana come corsa, è talmente altiera che sceglie sempre di essere l’ultima a farsi dominare, non per niente la chiamano l’ultima delle classiche.

Giorgia Monguzzi

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