BANDIERE

Sventolano bandiere colorate di un giallo scintillante nel cielo di Legnano, sono talmente grandi che tolgono lo spazio a tutto il resto. Chiamarle bandiere sarebbe un’eresia molto simile a paragonare  un piccolo topolino ad un enorme pachiderma, bandieroni, ecco questo sarebbe il termine più appropriato. È il 14 settembre, il giorno della coppa Bernocchi, un intero giorno di festa intorno alla città di legnano ed è questa l’occasione perfetta per gli appartenenti del “Giacomo Nizzolo fans club” per invadere le strade della corsa con le loro insegne. Come alfieri portano sopra le loro spalle enormi bandieroni che sventolano con orgoglio sopra la loro testa. A guidare il corteo ci sono Pierangelo e Paolo, i due zii esuberanti del campione brianzolo che nel coordinare i movimenti del gruppo sono i primi della classe, con i loro bastoni paiono due pescatori, quelli attenti ed organizzati della pesca al salmone che calibrano ogni loro singola mossa, loro fanno le veci di Franco, il padre del ciclista che non si vede nella zona partenza. Il loro beniamino Giacomo Nizzolo porta con lui un’altra bandiera, un tricolore stampato sul petto che ricorda che è il campione italiano in carica e lo distingue da tutti gli altri componenti della squadra capitanata da Davide Cassani. Corre vicino a casa e il suo compito è quello di resistere alle insidie del percorso per tagliare per primo il traguardo.

Il “piccolo stelvio”, così come lo chiamano tutti gli appassionati, è una salita che rappresenta il culmine della coppa Bernocchi, da ripetersi ben 7 volte è l’asperità più dura di giornata. Sulle ultime rampe si susseguono gruppi di tifosi ancorati ai margini della strada dove appaiono i bandieroni scintillanti. I tifosi di Nizzolo sono ben riconoscibili grazie alle loro magliette nere e coordinati alla perfezione sono disposti in punti diversi per garantire un tifo costante al loro beniamino, sventolano i loro enormi vessilli che invadono tutta la carreggiata. In cima alla salita c’è anche un enorme striscione tricolore che ricorda che Giacomo è campione italiano, i suoi zii ne hanno un’estrema cura e lo spostano da una parte all’altra nei posti più in vista. Il gruppo affronta un giro dopo l’altro e il loro beniamino si culla nella pancia del gruppo aspettando il momento opportuno; davanti a tutti c’è il fido Alafaci che con un passo molto simile a quello di un carro armato guida tutti gli altri con trenate incredibili, ci sono tifosi anche per lui, primi tra tutti sua mamma  e suo papà Domenico che urlano il suo nome ad ogni passaggio.

C’è fermento nella zona di arrivo, dietro le transenne già si accalcano i tifosi cercando di sbirciare se qualcuno già si intravede, ma mancano ancora più di 15 km. Come ombre della corsa i tifosi di Nizzolo sono già posizionati nella zona migliore e muniti di bandiere e di striscioni si organizzano sul da farsi, sventolano i loro vessilli colorati con la speranza di veder trionfare il loro preferito. Poco più distante c’è Franco, il papà di Giacomo che un po’ più silenzioso dei fratelli chiede informazioni sulla posizione del figlio, a preoccuparlo c’è la ferita al braccio che l’atleta si era procurato al tour of Britain.

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Manca sempre meno all’arrivo degli atleti, sale l’adrenalina e i vessilli di giallo scintillante vengono sventolati con sempre più veemenza, paiono voler prendere tutto lo spazio disponibile nascondendo quelle del palio di Legnano e degli altri fan club. Ci sono tante bandiere nella zona del traguardo che vengono mosse dai loro alfieri, si genera un turbinio vorticoso che lascia lo spazio a mille fantasticherie sul nome del possibile vincitore. All’improvviso nella parte più estrema del rettilineo finale si intravede un’altra bandiera, un tricolore, non sventolata ma cucita sul petto di Giacomo Nizzolo, è davanti a tutti in una volata lunghissima che ha lanciato per primo cercando di anticipare tutti gli altri. Improvvisamente pare essere l’unica presente, il rosso il bianco e il verde sembrano avvolgere il giallo ai lati della strada e poco dopo il traguardo, Nizzolo ha vinto. Subito si alza l’urlo di gioia dei suoi tifosi, seguito da quello di Alafaci che, ritiratosi lo aspetta al traguardo. Sono tutti a loro modo felici della vittoria del brianzolo che è senza ombra di dubbio l’atleta di casa, le bandiere sventolano con ancora più foga e sembrano voler spiccare il volo mentre Giacomo ringrazia ad uno ad uno tutti i suoi compagni. Suo padre come sempre è nascosto, ma appena scorge il figlio corre ad abbracciarlo e anche questa volta per un soffio riesce a trattenere le lacrime; non porta la maglia del fan club, per la verità non l’ho mai visto indossarla e nemmeno sventola bandiere, il suo è un tifo silenzioso, fatto di passione ed orgoglio che lo porta ad essere come dice lui il primo tifoso del campione italiano.

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Sul podio spicca il tricolore di Nizzolo che si inserisce tra le due divise verde chiaro dei due atleti della bardiani arrivati nelle altre due posizioni, Giacomo è orgoglioso della maglia che porta e rivolge lo sguardo emozionato verso gli zii e ai suoi sostenitori che inneggiano il suo nome. Le bandiere gialle sventolano ancora alte sulle teste di tutti creando un incredibile contrasto con quella bandiera italiana, gli alfieri le agitano con forza per l’ultima volta durante la giornata.

Ormai non vi sono più bandiere nella zona del traguardo, tutte sparite, riposte chissà dove, riarrotolate e pronte per il prossimo utilizzo, nemmeno il tricolore di Nizzolo si vede più, è salito su un’ammiraglia per raggiungere il suo alloggio. Già si pensa al giorno successivo, per la coppa Agostoni, si preparano piegati i propri vessilli, quelli che si indossano come divise, quegli ideali che ognuno porta nascosti nella propria anima o semplici bandiere di stoffa da sventolare nel cielo ancora e ancora.

Giorgia Monguzzi

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