Il giorno più bello

Nella vita di tutti ci sono giorni speciali, giorni talmente magici che rimangono impressi come strisce indelebili nella propria esistenza. sono giornate strane, speciali, le cui caratteristiche paiono essere legate al principio di indeterminazione di Heisenberg: quando si tenta di menzionare le loro peculiarità come per magia mutano, talvolta spariscono. Sono giornate forse uguale alle altre, dotate di un qualcosa di speciale, di magnifico. Anche quella che ha inizio a Campi Bisenzio pare essere una giornata come le altre, un sole che batte sulle teste di atleti e tifosi e un traguardo posto a 218 chilometri di distanza a Sestola a circa 1000 metri di altezza. È una di quelle tappe ibride, né  carne né pesce come si suol dire, dove la salita è tanta ma non troppa, una frazione per nulla semplice ma non destinata a dare grandi scossoni alla generale. È una tappa da fughe ecco come si preferisce definirla, ma stranamente la fuga fa fatica a ad andare in porto, in molti tentano di evadere sapendo che quella sarà sicuramente la giornata buona, ma il gruppo non ne vuole sapere di separarsi di una parte di sé. Salita dopo salita compaiono fuggitivi ed inseguitori, attaccanti e controattacanti, sognatori ed illusionisti.

Mancano 20 chilometri al traguardo quando la corsa fa per la prima volta il suo ingresso a Sestola, vi è un solo uomo davanti a tutti Preidler, un  giovane che con un’impresa solitaria prova a cullare il sogno di vincere una tappa al giro. Dura ben poco il suo desiderio perché il destino amaro ha il sopravvento su di lui con l’arrivo dei suoi inseguitori, perde contatto dalle loro ruote sulla salita di pian del falco, ormai per lui non c’è più nulla da fare. Nello stesso momento, a qualche chilometro più indietro un altro sogno si fa improvvisamente a brandelli, Brambilla perde contatto dal gruppo dei migliori e in un attimo vede la sua rosa fuggire via. Dopo lo scollinamento, la discesa, la salvifica discesa che pare essere la funzione rappresentate i pensieri di molti atleti: ci si distende, si recupera e poi improvvisamente si prova a scattare.

Prende improvvisamente una diversa direzione la funzione che descrive i pensieri di Giulio Ciccone, un ragazzo di appena 21 ani al suo primo anno da professionista, sente improvvisamente qualcosa nella sua testa, sembra incitarlo a tentare e lui di risposta non perde di sicuro tempo. Prova ad andarsene, a scattare in faccia a coloro che hanno molta più esperienza di lui, in un terreno che non è il suo forte, ma che per una volta si può trasformare in un alleato fedele. Inizia solitaria l’ultima ascesa della giornata, gpm di terza categoria, sa che gli altri dietro di lui faranno di  tutto per raggiungerlo, ma lui non deve mollare. Alcuni tornanti sotto c’è un altro giovane che sta lottando contro il destino, si tratta di Bob Jungels la maglia bianca, è secondo in generale staccato di un solo secondo dal compagno di squadra Brambilla, ma poco più avanti Andrey Amador alterna scatti infernali cercando di recuperare su di lui terreno. All’improvviso un bagliore, un bagliore rosa davanti a suoi occhi, è il suo capitano Gianluca Brambilla che si rende conto della forza del suo compagno di squadra e sceglie di lavorare per lui, di consegnargli la sua maglia rosa. Sembrano assai distanti le imprese di Giulio e Bob, separate da quasi un chilometro e differenti per il bottino che comportano, ma c’è qualcosa che lì accomuna. La tenacia li contraddistingue, la forza di non mollare mai, ma soprattutto quel carico di emozioni mai provate prima che stanno segnando la loro giovane vita. Improvvisamente si ritrovano soli, il fidato Brambilla non c’è più a fare il ritmo in salita e per Ciccone il capitano Pirazzi già da molti chilometri lo ha abbandonato. Sembrano affrontare tutta d’un fiato quelle rampe che portano al loro traguardo, una strada che si trasforma in un tragitto infernale che improvvisamente affronta un terribile bivio: la sconfitta o la vittoria. Pedalano mettendoci l’anima, senza mai voltarsi per scorgere chi c’è o non c’è, sono da soli contro sé stessi.

Giulio è il primo a comparire sul rettilineo di arrivo, fino all’ultima curva senza mai alzare lo sguardo inconsapevole di ciò che gli sta accadendo. Poi improvvisamente si guarda intorno, forse dall’ammiraglia gli hanno detto che cosa sta compiendo, sente risuonare nelle orecchie il tifo dei molti presenti e poi finalmente vede il pendio di tifosi che inneggiano il suo nome, è sul traguardo ce l’ha fatta. Si fa invece più difficile per Bob che vede aumentare la distanza che lo separa da tutti gli altri, nel gruppo Valverde muove le acque, Nibali risponde così come fanno tutti gli uomini della generale, mentre lui non riesce a tenere il loro passo. Improvvisamente dopo la curva il traguardo ed ecco che anche lui vede davanti a sé quella folla di indiani che inneggiano il suo nome, è finita. Sono stravolti, sia Giulio che Bob, entrambi non si sono ancora resi conto di ciò che è accaduto. Un massaggiatore corre improvvisamente incontro a Ciccone, “ce l’hai fatta, hai vinto” gli urla poco prima che l’abruzzese si abbandoni nel suo abbraccio lasciando libero sfogo al suo pianto. Se ne è già andato il giovane atleta della Bardiani quando Jungels giunge sul traguardo, si siede a terra immediatamente stravolto, mentre davanti a lui passano tutti gli altri. “it’s yuors, it’s yours”, urla il suo massaggiatore “you are pink you are pink” continua ripeterli mentre lui piange a dirotto.

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Continuano a piangere anche sul podio, sia Giulio che Bob, i loro occhi carichi di emozione sono sufficienti per esprimere tutti i pensieri che rimbalzano nella loro testa . i due molto probabilmente non si conoscono fatta eccezione per qualche chiacchera forse scambiata velocemente in gruppo, ma come per magia i loro due destini prima su strade separate si incontrano. Lo fanno in un modo un po’ strano per in effetti le loro storie sono così distinte, ma improvvisamente così simili da essere identiche. Entrambi partivano da cambi Bisenzio con l’intenzione di fare bene, ma mai si sarebbero aspettati di ricevere in regalo l’oggetto dei loro sogni , una tappa al giro e la maglia rosa. È bastato un giorno come tanti, ma con qualcosa di magico inaspettato o semplicemente come lo definiranno entrambi, neanche a farlo apposta, dopo l’arrivo, il giorno più bello della loro vita.

Giorgia Monguzzi

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