EQUILIBRISTI

“la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita” diceva Tom Hanks in Forrest Gump. La nostra vita non è altro che il succedersi di eventi forse casuali e raramente di nostra scelta, viviamo in modi diversi, lascandoci trascinare dal giudizio divino o dal caso. La vita di uno sportivo, ma soprattutto di chi corre in bicicletta è diversa è speciale. È come vivere giorno per giorno senza la certezza di cosa capiterà il dì successivo. Con i piedi fissi su un filo finissimo, equilibristi che camminano tra la gioia e la sofferenza, la vita e la morte. Ogni passo deve essere calibrato con la minima precisione, studiato  a dovere, pena lo smarrimento la caduta. spesso si associa il pericolo solo a piloti di auto, di moto, coloro che vivono oltre i 300km/h nel baratro in cui costantemente convivono morte ed esistenza. Anche chi va in biciletta è un pilota, molto più speciale forse di chi è abituato ad estreme velocità, devono possedere la stessa tenacia e la prontezza di riflessi, la concentrazione, a loro disposizione non hanno un motore che rimbomba alle loro spalle, ma solo due gambe le proprie gambe. Esse non vanno a benzina, ma si muovono solo con la forza del cuore e si fanno trascinare dalla potenza dei sogni, da chi fin da bambino sogna di diventare il ciclista e che per tutta la vita lotta per poterci riuscire. Tutti gli atleti indossano un casco, obbligo arrivato solo dopo che molti avevano lasciato la loro vita sulle strade, “il ciclismo è uno sport semplice, senza rischi, non è pericoloso” molti sono soliti dire, invece sempre più spesso ci si trova a raccontare di sognatori che perdono la vita facendo ciò che amano.

Anche Antoine Demoitie era un sognatore, corridore belga, 25 anni, fin da bambino coltivava il sogno di diventare un ciclista professionista, finalmente ci era riuscito e nel 2014 aveva raggiunto il suo piccolo traguardo di vincere il tour de Finistere finalmente quest’anno era arrivato il salto di categoria passando tra le file di una squadra professional, la Wanty-Groupe ,Venerdì aveva realizzato il desiderio di una vita, partecipare ad una corsa world tour, competere tra i grandi del ciclismo in occasione del  E3 Harelbeke  e addirittura si era messo in risalto con un tentativo da lontano. Finalmente aveva toccato con mano quel sogno che aveva costruito fin da bambino, la continuazione perfetta per una favola di quelle belle in cui il sognatore riceve il premio dopo aver tanto lottato. Anche domenica mattina, in occasione della partenza della Gent Wevelgem Antoine aveva sicuramente un sorriso stampato sulla faccia, ancora una volta avrebbe fatto ciò che amava. Improvvisamente a questo punto i personaggi  due personaggi di questa, ad un tratto terribile storia, diventano due,  essi sono incontrati dopo circa 150 km di gara, da una parte Antoine, dall’altra il destino, il bastardo destino verso il quale non si può fare altro che seguire il corso. Il belga è in coda al gruppo appena rientrato dopo aver fatto il pieno di borracce, all’improvviso una caduta, una come tante, ma improvvisamente compare una moto dell’organizzazione, l’artefice del suo destino. Le ruote, l’asfalto, la testa, la corsa in ospedale, Antoine perderà conoscenza e non la riacquisterà mai più, morirà nell’ospedale di Lille poco dopo mezzanotte.

Ci sono storie che non si vorrebbe mai raccontare, sogni infranti, vite spezzate, lacerate in brandelli in una situazione che sarebbe potuta evitare, questo non sarebbe mai dovuto accadere, mai in nessuna corsa. Ed ecco terminare la vita di un sognatore proprio all’estremo della felicità, sotto il traguardo del suo sogno che finalmente aveva potuto realizzare. I ciclisti sono acrobati, ogni giorno sanno che oscilleranno tra la vita e la morte forse causata da un’orribile fatalità o da una superba distrazione, eppure corrono perché il loro sogno sembra valere più di ogni altra cosa. “il ciclismo non è pericoloso”, eppure qualcuno si ostina ancora a dirlo e forse proprio chi a gran voce pronuncia tale affermazione non si cura del fatto di non essere solitario in strada, si permette distrazioni e fugge quando ormai sotto le sue ruote un ciclista interrompe la propria la propria vita. Continuano a correre quei folli e magici equilibristi, facendosi trasportare da una brezza leggera fatta di sogni e speranze che talvolta si porta via qualcuno. Nemmeno un giorno dopo Antoine se ne va Daan Myngheer piegato da un infarto avuto venerdì durante il Criterium International . Per tanti racconti frutto della fantasia questa sarebbe una conclusione perfetta: il protagonista che perisce facendo ciò che ama. Questa però è la realtà la tremenda vicenda di altri sognatori che hanno visto finire la loro vita per uno stupido scherzo del destino e per un ingiustificabile errore umano.

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CIAO ANTOINE E DAAN, SONO SICURA CHE IN CIELO CONTINUERETE A PEDALARE INSIEME!

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