PIOVE (dai che smette! …o forse no..)-Gp città di Lugano (part. 2)-diario di un’instancabile sognatrice

Piove, Piove, cavolo che acqua. Ne viene giù talmente tanta nemmeno fossimo in quella poesia di Montale o nella canzone di Jovanotti. Fortunatamente però  un giorno il padre eterno ha inventato i fast food, luoghi di ritrovo, di cibo, ma soprattutto di riparo e ancora una volta le sue tettoie sono diventate il paradiso di tutti gli addetti ai lavori. “mancano due giri” annuncia lo speaker della giornata, al traguardo non si vede quasi nessuno. I pochi presenti sperano in cuor loro che la corsa finisca presto, ma coloro che veramente bramano questo desiderio sono quelli che la corsa la stanno facendo. Atleti, chi osasse definirli tali si trascinerebbe sicuramente dietro le accuse di pazzia.  Eroi, è questo l’unico sostantivo con cui si potrebbe potrebbe definirli. Veri e propri eroi che da più di quattro ore combattono senza sosta sotto l’acqua, sarebbe troppo semplice alzare bandiera bianca, così si perderebbe quella magica sensazione di arrivare fino alla fine. E’ l’ultimo giro, circa una quarantina sono rimasti in gruppo. Hanno il volto segnato dalla fatica, eppure non demordono.

Ormai non sento più i piedi, sono letteralmente congelati. “ha smesso, ha smesso” qualcuno urla, ed ecco all’improvviso scomparire quella vasta schiera di ombrelli diventata ormai una coreografia improvvisata della piazza. È uno spettacolo vedere i volti dei presenti che guardano verso il cielo con la faccia stupita. “grazie” sembrano urlare, un attimo dopo invece compare sui loro volti tutt’altro sentimento, ha ricominciato a piovere. È un esodo infinito e il racconto di questa giornata, segnata dalla pioggia per chi non l’avesse capito, si sta trasformando in una di quelle di digressioni stile Dan Brown che sfondano i maroni (passatemi l’espressione), ma che fanno capire la vera lunghezza del tempo. Qualcuno potrebbe pensarla così: giornata piovosa meglio andare a casa, chi me lo fa fare di prendere l’acqua? A ciascuno di noi sicuramente sarà balenato in testa quel pensiero, più di una volta ne sono certa, eppure eravamo ancora lì. Impossibilitati ad andarcene non solo per dovere ma perché obbligati a restare da una forza magica che rende incapaci di scappare via; quando si tenta di farlo si viene irrimediabilmente richiamati indietro.

Dieci chilometri al traguardo. Siamo già pronti subito dopo la linea di arrivo con la macchina fotografica in mano. Il gruppo è nuovamente compatto, poi uno scatto, davanti si forma un gruppetto con Colbrelli, Ulissi e Pantano. “per me vince…. Ne sono sicuro!” alle mie spalle ancora si dibattono i vari pronostici, discutono ancora anche quando Sonny Colbrelli si aggiudica la corsa anticipando Diego Ulissi e Roberto Ferrari. Tutti applaudono al vincitore, anche se dire che ce ne sia stato soltanto uno sarebbe un’eresia, ciascuno che terminerà la corsa avrà vinto la sua piccola battaglia. Il nostro eroe arriva poco dopo, un amico, Alessandro Malaguti, quest’anno tesserato per la Wilier trevigiani dopo due anni alla fantini. Lo credevamo già ritirato poiché dopo il gpm non l’avevamo più scorto nel gruppo, ma invece eccolo lì, bagnato fradicio come gli altri ma con una tenacia così grande che solo pochi possiedono e pronto ad urlare a tutti che ha concluso la suagara.

Si inizia già a smontare sul lungo lago mentre in conferenza stampa un esausto sonny Colbrelli non vede l’ora di farsi un bagno caldo; fa quasi fatica a parlare talmente ha freddo.  piove ancora a dirotto. Tre anni fa il gp città di lugano era stato annullato per neve, quest’anno ci è mancato poco che distribuissero canotti in omaggio a tutti i presenti. La piazza è deserta, solo la sala stampa sembra essere rimasto l’unico nucleo vitale. Si fa la conta dei vestiti bagnati, delle scarpe inzuppate, delle mani gelate e dei capelli arruffati, “cavolo che giornata” si continua a dire. Iniziano i saluti “alla prossima” “ci si vede a…” mentre poco alla volta ci si racconta le reciproche avventure di giornata. Anche io ho il mio piccolo bagaglio da raccontare, il mio piccolo libro di storie che si è arricchito di una nuova pagina, di parole, di volti, ma soprattutto di emozioni.

Fuori piove ancora, per la verità non ha mai smesso. Piove, che bella parola, che bel suono, peccato che sia ricco di quella bruttezza di tempo atmosferico che porta con sè. È ora di tornare a casa e già si contano i giorni per l’edizione futura, forse uci world tour o chissà. Piove e forse questa volta lo devo proprio dire: dei D’Annunzio vaganti nel pineto lo siamo diventati sul serio!!

bty

Giorgia Monguzzi

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