DESTINI TRA LA POLVERE

Polvere, polvere e ancora polvere. Il luogo dove tutto inizia e dove tutto finisce. “veniamo tutti dalla polvere” qualcuno diceva “ e poi lì siamo destinati a ritornarci”. È un ciclo che si apre e si chiude, una storia che inizia e una che finisce. Nella polvere che tutto mostra ma tutto nasconde talvolta nascono storie, racconti di uomini ,miti, leggende, talmente veritieri che risultano falsi, forse concepiti dalla fantasia di un abile sognatore. Ha il suo vero fascino la polvere, quella terra bianca che appena la si afferra fugge via ma non prima di aver lasciato un piccolo ed indelebile segno del suo passaggio sul palmo della mano. Custode di segreti, di dubbi, non a caso lì vi si svolge quella che chiamano “la corsa del nord più a sud del mondo”. Un nome, una contraddizione, un’antitesi, un ossimoro perfetto per indicare le “strade bianche”, apparentemente nata generazioni e secoli fa ma che in realtà ha soltanto un decennio di vita.

È abile la polvere a confondere gli animi di chi la attraversa, di inebriarli di speranze e consegnare come lascito il nulla, la polvere stessa. Non occorre essere eroi per sfidarla, ma lo si diventa nell’atto stesso di intraprendere la sfida: su è giù per le colline senesi, molti chilometri di sterrato, poi la salita di santa Caterina, Siena, la piazza del Campo, il palio e forse la vittoria. Vi è un limite sottile tra la gloria e la sconfitta, uno strappo, una curva, una pedalata, non è sempre la polvere a decretare il vincitore, ma di sicuro è colei che  stila i nomi dei battuti. Occorrerebbe un libro troppo lungo per raccontare la storia della strade bianche anche se paradossalmente è più corta di quanto si potrebbe pensare, è una principessa, una dama, una donna sconosciuta da conquistare, una guerriera. Partono in molti alla sua conquista, c’è chi vi  ha tentato talmente tante volte senza mai riuscirci che ha perso le speranze, altri che hanno già provato l’ebrezza della vittoria vogliono riassaporarla. Si elaborano tattiche, giochi di squadra per potercela fare, ma alla fine tutto è destinato prima o poi a crollare, si è soli contro la polvere.

Fabian Cancellara ha già provato ben  due volte la magica sensazione di giungere a Siena con le braccia alzate dopo aver dominato la polvere.  Essa si è trasformata per ben due volte nell’arena in cui il gladiatore ha fatto fuori le sue vittime, non in un modo così atroce orribile come si potrebbe pensare , ma con quel fascino decisamente insolito con cui i guerrieri omerici combattevano contro i loro nemici. Spartacus non però ancora sazio di quello che ha già compiuto, non lo è mai stato in tutte la sua vita, ha rincorso questa vittoria, come molte altre, per anni e una volta raggiunta, inebriato dalla gloria pensava già subito a come fare per riconquistarla. Questa volta però pare essere diverso, è l’ultima  occasione in cui potrà rincorrerla prima di dirle addio per sempre. È rimasto solo, contro tutti e contro la polvere quando mancano 40 km, davanti ci sono quattro fuggitivi mentre in gruppo ognun attende che l’avversario faccia la sua mossa. È impossibile elaborare una tattica  precisa nella terra che tutto nasconde, bisogna farsi cullare dal suo viaggiare nel vento, tutto può accadere all’improvviso, bisogna solo essere pronti. Tutto accade quando mancano solo 20 km per assaporare la vittoria e la sconfitta: Sagan, il ragazzo dall’iride luminosa, scatta portandosi dietro solamente Stybar ,il vincitore dell’edizione passata. Non sembra esserci nessuno alle loro spalle quando raggiungono la testa della corsa dove Gianluca Brambilla ha tenuto duro per attendere il suo capitano. Un soffio di vento, una mossa della polvere, tutto può essere cambiato, tutto può essere svelato, può comparire anche all’improvviso il gladiatore, trasformare i volti distesi degli avversari in maschere di preoccupazione. Vorrebbero allontanarlo i tre davanti, ma ormai è impossibile, l’unica cosa da fare è diventare per una volta suoi alleati per lasciarsi tutti gli altri alle spalle.

A sei chilometri dal traguardo Brambilla se ne va via solitario, il lavoro di squadra per stybar pare essere perfetto, ma nulla, quando si parla di strade bianche, è mai come sembra. C’è solo strada per loro, niente più misteri, niente più insicurezze, la polvere è lontana, pare essere ormai soltanto un futile ricordo il cui lascito è solo un po’ di sporco sulla bicicletta, ma essa in realtà è già permeata nei cuori dei suoi sfidanti e molto probabilmente ha già deciso a chi conferire la gloria. Ultimo chilometro, tutto sta per finire, solo l’infernale strappo finale, l’italiano è ancora davanti, dietro si osservano con gli occhi della morte, con sguardo furtivo senza farsi vedere, “bisogna agire” qualcuno sembra urlare. Cancellara sente questo strano richiamo proveniente da lontano, la corsa rischia di fuggirgli ancora una volta, ma questa è la sua ultima volta, la sua storia non può finire così. Improvvisamente mette a punto un’accelerata, non si può definire scatto, quel termine non fa proprio per lui; Sagan è la sua prima vittima, colui che non ha mai vinto a Siena e forse conosce troppo poco riguardo alla forza della polvere. Stybar invece, bastardo il destino, ne conosce tutti i pericoli, è grazie a ciò che l’anno prima è riuscito a farla sua amica, rimane infatti solo lui con lo svizzero, anche lo stratosferico brambilla deve alzare la bandiera bianca.

È difficile a questo punto dire cosa sia successo, un insieme di immagini, due ruote una accanto all’altra due avventurieri che combattono per la vittoria, il gladiatore la cui più grande paura è di vedersela fuggire via che imbocca per primo l’ultima curva. Ha vinto.  Un vincitore e tutti gli altri sconfitti, è questa la legge della polvere, talmente magica  che trasforma quel viso affaticato in un emozione senza precedenti. Fabian ha vinto molte corse nella sua vita, ma questa pare avere qualcosa di speciale, alza la bici al cielo, si ce l’ha fatta per l’ultima volta. Sembra destinata a finire così la sua battaglia con la polvere bianca che non è altro che una storia d’amore dove un trionfo è bello solo se si è combattuto a lungo per ottenerlo.

Nasciamo nella polvere e tutti siamo destinati a ritornarci, non può essere che così vera questa frase che assume il valore di una profezia. È una storia che inizia e una che maledettamente si chiude. È magica, è misteriosa la polvere capace di trasformare un gladiatore che l’ha dominata in un bambino che piange per l’emozione e forse anche per la tristezza che sopraggiunge all’idea di non poterla più sfidare. “è una giornata speciale”, si caro Fabian hai maledettamente ragione.

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(ph: @elofoto)

Giorgia Monguzzi

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