“…..E’ COME UN LIBRO DI FIABE…”

Tutte le fiabe che si rispettino iniziano allo stesso modo, con un “c’era una volta” ed un cavaliere che in groppa al suo destriero galoppa fuggendo da un pericolo o rincorrendo un tesoro. Tutto prende parte in un tempo che non esiste, in un luogo idilliaco, non segnato su nessuna mappa, dove le piante parlano e i fiori fanno l’occhiolino. Impossibile che possa accadere ciò che un narratore scrive per una gruppo di bambini, talvolta fin troppo cresciuti, seguendo le fila della sua fantasia, ma spesso si raccontano storie che senza accorgersene prendono vita o semplicemente è la vita stessa che getta lo spunto per una storia. Il ciclismo è una fiaba, è strano pensarlo, ma basta trasformare la bandierina di inizio corsa con un “c’era una volta” e nessuno noterà la differenza. Il direttore di corsa non è nient’altro che un menestrello, uno di quelli che all’inizio di ogni fiaba dice chi c’è e cosa fa, in pratica prende i lettori per un colletto e li trascina con forza davanti al portone del castello. Sarà strano pensarlo ma ci sono dei veri e propri cavalieri, loro a differenza dai principi delle storie di imprese ne compiono davvero, non hanno un cavallo come destriero bensì una bicicletta che coincide anche con la loro amata; non hanno infatti bisogno di una principessa perché già ne hanno una che li accompagna in tutte le loro avventure eppure viaggiano. “cosa cercano?” verrebbe da chiedersi, forse un tesoro, o semplicemente un’emozione, tutti in qualche modo cercano la gloria, la inseguono, la raggiungono e talvolta la perdono. Ci sono sempre combattimenti, ma mai ci si fronteggia a colpi di spade, talvolta qualcuno si ferisce e deve abbandonare la sua impresa. Non ci sono cattivi, o almeno non che se ne vedano, ma streghe e draghi invisibili che lanciano sovente maledizioni infernali, la più temuta di tutti è quella che riguarda una certa maglia iridata. Tutti sono avversari di tutti, anche di se stessi, ma al contempo sono amici e alleati. Non esistono filtri d’amore per conquistare con più facilità l’oggetto del desiderio, alcuni ne trovano ma questi si trasformano i pozioni mortali. I cavalieri non hanno armature di metallo, ma indumenti di lycra, l’unica loro arma è la tenacia, il loro premio è un trofeo, una veste o semplicemente la gloria.

Ogni giorno si battono cavalieri da tutto il mondo, spinti da un desiderio irrefrenabile o semplicemente da un’intrepida pazzia. Tra i tanti c’è anche Fabian Cancellara che al posto di cavaliere preferisce farsi chiamare gladiatore, non tanto per la bellezza del nome quanto per il significato che quel termine rappresenta. Nella sua vita di imprese eroiche ne ha compiute davvero tante, dal freddo al fango, dalla pioggia al vento,  ha finito con l’innamorarsi del suo destriero, anzi a dire la verità ne è sempre stato affascinato. Sulla sua strada ha sempre incontrato mostri orribili e streghe che hanno a lui lanciato delle maledizioni, li ha sempre sconfitti, tranne l’anno passato quando è stato lui stesso a doversi arrendere. Tutte le fiabe finiscono con la vittoria del cavaliere, e con un “vissero felici e contenti” ben stampato sull’ultima pagina, “è la prassi” qualcuno dice, “è troppo banale” sostengono altri. Si sa, tutto deve finire bene ,tutto deve essere uguale, ma talvolta vengono idee strampalate al narratore che trascinato dalla follia modifica il suo finale trasformando la strada del suo eroe facendolo perdere in bosco buio. Fabian è stato a lungo un eroe  in un bosco, intrappolato al suo interno dalla pazzia incontrollata di un menestrello immaginario che un giorno ha deciso di liberarlo.

È strano quando leggo che Fabian è tornato alla vittoria più di 300 giorni dopo il suo ultimo trionfo, non mi fa strano che abbia vinto, ma come sia successo. Forse perché fino a cinque anni fa credevo che a Maiorca ci fossero solo spiagge e non certo una corsa di biciclette o semplicemente perché è arrivata in un modo un po’ inaspettato. Non ci credeva nemmeno lui arrivato solitario al traguardo, ma forse è questo il bello delle storie che si rispettano: un colpo di scena fabbricato all’improvviso dalla mente di un narratore che in un impeto di creatività decide di cambiare le sorti del suo protagonista. La Spagna non è poi tanto lontana dai racconti di avventura, la terra dove gli intrepidi eroi dei poemi cavallereschi avevano i loro natali e dove un giorno un gladiatore ha ritrovato la gloria.

Hai ragione Fabian, quello che è successo, come il ciclismo, è come un libro di fiabe.

fabian maiorca

Giorgia Monguzzi

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