GIOVANE DENTRO

Giovinezza, questa è proprio una bella parola per il suono dolce che porta con sé o semplicemente per tutto ciò che rappresenta, un futuro come un foglio bianco sul quale scrivere la propria storia. “largo ai giovani” spesso lo si sente dire in tutte le salse e più che mai nel ciclismo dove si cercano nuovi talenti in grado di ripetere le imprese dei grandi del passato.  Di giovani ce ne sono davvero tanti e tanti lo sono anche alla partenza della coppa Agostoni, o giro delle Brianze, così come la chiamano i più vecchi, una corsa che ha visto transitare sulle proprie strade tutti i più grandi campioni della storia. Spuntano il loro occhi nella pioggia mentre pedalano affrontando il Lissolo, tappa obbligatoria di questo percorso, mentre sperano in cuor loro di dare il meglio di sé. Tra questi giovani ce ne è uno in particolare, non perché sia più forte degli altri, ma semplicemente perché ha la carta d’identità che lo segna nato nel 1971, si Davide Rebellin ha 44 anni, ma è giovane, forse non d’aspetto, ma sicuramente di cuore. È da un po’ iniziata una sua seconda vita nel mondo del ciclismo dopo quel tremendo errore alle Olimpiadi del 2008 quando per lui si sono irrimediabilmente chiuse le porte del ciclismo e del supporto della gente. È rientrato dopo la squalifica, forse un po’ lontano dall’Italia, tornandoci però spesso per attaccare di nuovo  cercare di vincere, talvolta riuscendoci.

Anche quest’anno all’Agostoni Rebellin decide di attaccare trovandosi quasi per magia in testa alla corsa insieme a Vincenzo Nibali e Michele Scarponi, entrambi del team Astana e sognatori come lui che sperano di giungere solitari al traguardo facendo saltare il banco a tutti quanti. Al loro primo passaggio  sotto lo striscione di arrivo il loro vantaggio tocca il minuto, piove forse meno intensamente dell’acquazzone infernale di qualche minuto prima, ma tutto intorno a loro pare buio e i loro occhi quasi costituiscono l’unica luce presente. “forza vincenzo” qualcuno urla accompagnato dai numerosi applausi che si susseguono. I tre danno il tutto per tutto sul circuito di circa 10 km e in occasione dell’inizio dell’ultimo giro conservano poco più di 20” mentre il gruppo sempre più ridotto che è alle loro spalle continua a recuperare terreno. Rimangono due in testa alla corsa, Vincenzo e Davide, due atleti diversi tra loro, uno osannato dal pubblico, l’altro invece osteggiato più volte perché in molti ancora non riescono a perdonare quello che ha fatto. Sono ancora insieme sul rettilineo di arrivo, qualcosa che in molti nemmeno immaginavano, se lo vedono davanti l’ultimo chilometro, sembra infinito. Nibali si gira, forse più preoccupato del gruppo che del suo compagno di avventura che gli rimanda uno sguardo di sfida. È piatta la strada davanti a loro, quasi come un cammino privo di fine, un futuro, un piccolo riscatto che entrambi paiono in quel momento cercare. Forse sentono una voce che li chiama e li invita a darsi battaglia perché ormai la vittoria è in mano a uno dei due. Parte per primo lo squalo dello stretto aspettandosi di essere poco dopo solitario, ma poco dopo Davide lo raggiunge,lo passa, ha vinto. Il tempo sembra improvvisamente rallentare il suo implacabile scorrere quando Rebellin transita vincitore con le braccia alzate, per poi recuperare il tempo perduto con un vortice di emozioni.

“hai vinto, hai vinto” i suoi massaggiatori gli urlano felici, mentre lui con le lacrime agi occhi regala un enorme sorriso. Sembra quasi come se fosse la prima volta per lui ad una corsa, quei suoi  23 anni da professionista non è che siano poi così tanti, in quel momento proprio non contano. Abbraccia tutti quelli che sono intorno a lui, forse molti nemmeno li conosce mentre dice “non ci credo, non ci credo”,. “ha vinto quello vecchio” qualcuno dice mentre lui ricambia con un sorriso, ma i suoi 44 anni non sembrano esistere. Potrebbe essere il padre di molti giovani che corrono insieme a lui e quando glielo fanno notare durante la conferenza stampa non riesce a trattenere una risata. Fissa con occhi emozionati Bonifazio, giunto terzo al traguardo, Davide già era professionista quando Niccolò non era ancora nato. Per tanti è paradossale come cosa, forse perché un ciclista decide di smettere 10 anni prima dell’età di Rebellin ed è considerato folle chi non prende questa decisione. ma lui è diverso, la carta di identità gli ricorda a gran voce quei suoi 44 anni che per lui non paiono essere un peso, gli danno invece la forza di continuare, di tentare nuove sfide, di combattere. Verrà anche il giorno in cui lui si ritirerà, ma da quanto dice sarà molto lontano, vuole proseguire in questa sua piccola avventura che lo accompagnerà con nuove sorprese perché anche se sembra il contrario, la giovinezza ancora gli appartiene. Lui è giovane dentro.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...