RIVINCITA

Scruta intensamente l’infinito  il guerriero errante reduce da una sconfitta. Con sguardo fermo e in sella al suo destriero fissa ciò che si intaglia davanti ai suoi occhi, immobile non lascia trasparire nessuna emozione, se ne sta lì aspettando qualcuno o qualcosa. Improvvisamente risplendono altri occhi che compaiono sulla linea dell’orizzonte, solo due e poi molti altri, scrutano anch’essi ciò che si propone davanti a loro dai lineamenti misteriosi e imperscrutabili. Sono tutti guerrieri come lui, sognatori dovremmo dire ,che in sella al loro destriero tramutatosi in bicicletta sembrano attendere l’evolversi del loro destino, anch’essi sconfitti da un altro uomo o da quella sostanza astratta chiamata sfortuna, sono pronti per sfidare di nuovo i loro avversari.

Sono uno accanto all’atro Fabio Aru e Mikel Landa, compagni ed avversari che attendono con fermento la loro nuova sfida, un’attesa lunga più di due mesi dopo essere stati sconfitti al Giro da uno spagnolo per loro imbattibile di nome Alberto Contador. Compaiono improvvisamente di fianco a loro altri sconfitti, guerrieri periti due mesi dopo di loro in terra francese, piegati dall’atrocità delle montagne. Ecco Nairo Quintana, Alejandro Valverde e Vincenzo Nibali, sembrano ancora rivedere davanti ai loro occhi quelle cime che li hanno visti arrancare dietro colui che poi si è portato ancora a casa l’intera corsa. Un’ombra, un uomo di nome Chris Froome che improvvisamente si materializza davanti ai loro sguardi, pronto a lanciare loro sfida, un’altra volta quasi se nemmeno la prima fosse bastata, e a tentare di vincere come nessuno mai Grand Boucle e vuelta in una sola stagione. Altri uomini coraggiosi compaiono sul precipizio che si affaccia sul loro destino, corridori che bramavano di vincere un grande giro, ma scalzati dalla generale da combattenti più forti, tra i tanti ci sono Joaquim Rodriguez, Samuel Sanchez e Pierre Rolland. Improvvisamente un’altra schiera di vittime della sfortuna guidata da Peter Sagan e John Degenkolb che rassegnati alle posizioni di rincalzo sono alla ricerca di una vittoria. Cala improvvisamente il silenzio su quella distesa che si affaccia verso l’infinito, una nebbia leggera scende sui visi dei presenti mentre si fa avanti un altro gruppo di sognatori alla ricerca di un riscatto, atleti frenati dalla sfortuna, da una caduta, da un malessere che contrappostosi tra loro e l’arrivo ha frenato la loro corsa costringendoli al ritiro. Tra questi si rivede Domenico Pozzovivo che dopo la brutta esperienza al Giro e il rientro al tour de Suisse punta alle prime cinque posizioni nella generale, possiede la stessa aspirazione Tejay Van Garderen che ha dovuto dire un addio improvviso a causa di una sfortuna misteriosa. Cala un silenzio improvviso all’arrivo degli ultimi sconfitti, uomini veloci, alcuni abituati a correre a nord, contro il tempo, piegati anch’essi da una caduta. Li guida Fabian Cancellara, sfortunato più che mai in questa stagione, poi ne arrivano altri tra cui Simon Gerrans, Nacer Bouhanni e Tom Domulin.

Non è più deserto quel luogo dove prima c’era solo un cavaliere errante alla ricerca di una conquista, dietro di lui tanti guerrieri come lui che si lanciano all’improvviso al suo inseguimento mentre ora davanti ai loro occhi si materializza Madrid. Ancora troppo lontana la capitale spagnola per pensare di poterla raggiungere,  3374 km li separano da essa, tre settimane di sudore e di fatica, di soddisfazioni e forse vittorie. Sarà Puerto Banus il luogo di inizio della loro impresa dove si daranno battaglia con una cronometro a squadre, incontreranno sul loro cammino distese pianeggianti, mare, colline, sole e caldo, tanto caldo. Si materializzeranno davanti a loro per 13 giorni montagne quasi invalicabili e per 9 occasioni saranno il teatro di una vittoria. Combatteranno per 21 tappe uno contro l’altro, con tutta la loro forza, inseguendo quel cavaliere errante che tenta di sfuggire. C’è silenzio in quel luogo ormai dall’aspetto indescrivibile nel quale tutti attendono la loro prossima sfida, in cuor loro sembrano aver già iniziato a lottare per un qualcosa che nemmeno loro sanno di preciso. Guardano il paesaggio, ancora una volta, fissando intensamente quel cavaliere che sembra rappresentare qualcosa di prezioso, un tesoro, una vittoria, un trionfo o semplicemente una rivincita.

Giorgia Monguzzi

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