L’AVVENTURA SILENZIOSA DI UN UOMO BARBUTO

Si intaglia maestoso il muro di Guardiagrele che con le sue terribile rampe spaventa ogni sfidante. Al suo cospetto un solo individuo, un uomo barbuto che pedala affaticato e che dopo essere stato in fuga per molti chilometri sogna solo di arrivare primo al traguardo. All’improvviso giunge un altro uomo, uno spagnolo che danza sulla sua bicicletta, in un attimo lo supera, mentre per lui rimane solo il secondo gradino del podio. È diventato famoso per quella tappa della Tirreno Adriatico, Simon Geschke, grande gregario e attaccante nato che da quel momento è stato identificato come “l’ultimo che si arrese a Contador sul muro di Guardiagrele”.

È ormai passato più di un anno da quel caldo pomeriggio di marzo, giorni di sofferenze e di attacchi per Simon Geschke intervallati da quella vittoria al Gran Premio del Canton Agrovis, ripensa ancora alla tirreno adriatico, forse tutte le volte che va in fuga. Ne ha provate tante di azioni da lontano, al Giro ed ora al tour, ma ogni volta finite con la sua non vittoria, aveva tentato anche prima del secondo giorno di riposo, ma anche quella volta è andata male. È la diciassettesima tappa alla Grand Boucle e Simon tenta la fortuna insieme al capitano Degenkolb per permettergli di guadagnare i punti del traguardo volante.  È la prima tappa delle Alpi, alcuni dicono che la prima sia sempre la più dura, altri sostengono che una volta passata quella ci si trovi già a metà dell’opera, non sembra però importare al corridore tedesco che fin da subito alimenta il tentativo di giornata scrutato attentamente dai vari Pinot, Talansky e Uran, di certo più grandi scalatori di lui. Ha però un animo pazzo Simon che andando contro ogni legge tattica e di buon senso decide di tentare la fortuna quando nessuno se lo aspetta, nel tratto di falsopiano prima della quarta salita di giornata ,mancano più di 40km il tempo di organizzarsi e poi sarà ripreso. Si sbagliano però i componenti del gruppo dei suoi inseguitori che, in numero sempre più ridotto, vedono davanti ai propri occhi il vantaggio di Geschke superare il minuto, non si dannano l’anima per recuperare, ognuno convinto della propria possibilità di sopravanzarlo sul traguardo. Il battistrada sembra essere in un mondo diverso da tutti gli altri, solitario affronta la penultima salita di giornata quasi dimenticato da telecamere e tifosi, mentre dietro combattono con spade e con lance, ha più di un minuto di vantaggio sul suo inseguitore Thibaut Pinot in vista dello scollinamento. Si snoda davanti a lui la discesa lunga più di 15km, con i suoi impervi tornanti che potrebbero mettere i brividi anche ai discesisti più esperti, pare assumere le sembianze di un baratro profondo alla fine del quale troverà la gioia o la sconfitta. Inizia quella picchiata infernale, silenzioso pennella ogni curva che dà sulla vallata, solitario come lo è da ormai più di 20km, quasi dimenticato da tutti troppo impegnati ad ammirare i grandi della generale che se le danno di santa ragione e  tenere il fiato sospeso per Pinot che, lanciato al suo inseguimento, viene rallentato da una caduta per poi essere passato da molti avversari. Ancora una volta tutto questo non sembra importare all’uomo barbuto che ora osserva gli ultimi 6 km davanti a lui. Inizia la salita che lo porterà al traguardo conservando un vantaggio su Talansky di circa 1’30”. È visibilmente affaticato Simon Geschke che non si gira per osservare il sopraggiungere di qualcuno, ma pedala ancora volta entrando nel suo magico mondo parallelo. Si danna al suo inseguimento l’americano che non riesce a presentarsi al cospetto del battistrada, scorre la strada sotto le ruote di entrambi mentre il gap che li separa non esita a scendere. 2km alla vetta segna il cartello che passa fulmineo sopra la testa dell’uomo barbuto che pedala con la forza del cuore, un attimo dopo la distanza che lo separa dall’arrivo è dimezzata, la flamme rouge quasi gli fa intravedere il traguardo. Non è ancora sicuro di potercela fare, mai più commettere quell’errore del muro di Guardiagrele che sembra materializzarsi davanti a sé, ma Simon pare non vederlo, poco alla volta accorcia la distanza che lo separa dalla fine. 300m, gpm, ormai è imprendibile, si intaglia sul suo volto quello che sembra un sorriso sapientemente nascosto dalla folta barba, mentre si appresta a raggiungere l’arrivo, ha vinto. Alza le braccia al cielo quando giunge al traguardo e libera un urlo carico di gioia e di passione, felice per aver battuto tutti, solitario, dopo un’azione improponibile. È sfinito dopo l’arrivo, lo aiutano a scendere dalla bicicletta, quasi non si regge in piedi, un attimo dopo un vero sorriso compare sul suo volto accompagnato da qualche lacrima nemmeno la sua barba può più nascondere le sue emozioni. Piange sempre più forte Simon Geschke e piange anche più di 7 minuti dopo quando arrivano i suoi compagni di squadra, abbraccia forte Warren Barguil mentre continua a sorridere e gioire, ancora emozionato ed incredulo per aver portato a compimento quella sua silenziosa avventura.

geschke 1

Giorgia Monguzzi

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3 pensieri su “L’AVVENTURA SILENZIOSA DI UN UOMO BARBUTO

    1. Grazie di cuore Carmine! Sei davvero gentile! Sono davvero felice che ti piaccia così tanto il mio modo di scrivere, per me questo significa aver raggiunto un grandissimo traguardo perché arrivo alle persone. Per me è un grande piacere che tu mi abbia messo sul tuo sito, in questo modo i miei articoli possono arrivare ad appassionati della bici e non, grazie ancora!

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