RINCORRENDO UNA VITTORIA

Pare essere immenso l’orizzonte che si presenta maestoso, non compaiono ombre al suo cospetto, solo una strana impalcatura si scorge in mezzo alla sua nebbia, un traguardo. Vi è un solo ragazzo che si dirige verso quel punto di arrivo, solitario, pedala senza sosta bramando di poterlo raggiungere prima di tutti gli altri. Quel ragazzo si chiama Peter Sagan e farcela significherebbe vincere, ma per ora quella appare davanti ai suoi occhi un’ipotesi remota, bloccato al secondo posto da un’incredibile maledizione.

Peter Sagan è alla rincorsa della sua vittoria già da tempo, da molto tempo, fin dal tour dello scorso anno e quest’anno magicamente è ricominciata. “impossibile per lui vincere, non ha la squadra” qualcuno diceva, ma poi poco alla volta il team è stato plasmato in parte per facilitare la sua impresa. È arrivato secondo nella seconda, nella quarta, nella sesta e nella tredicesima tappa dietro ad avversari che prendevano il nome di  Greipel, Martin, Stybar e Van Avermaet materializzatisi come di incanto davanti a lui dopo una gara perfetta. Quasi come una maledizione, destinata a perseguitarlo, l’unico modo per sconfiggerla sarebbe stato sorprenderla. Tenta così la fuga nella quattordicesima e nella quindicesima tappa , ma ancora una volta viene frenato durante la sua rincorsa. La sedicesima tappa però sarebbe stata diversa: frazione adatta a fughe e arrivo dopo una discesa di 8km, il terreno adatto per staccare tutti i suoi avversari. Ed eccola lì, la figura di Peter Sagan, materializzarsi insieme ad una ventina di sognatori che come lui sognano di arrivare primi , scherza insieme a Matteo Trentin, il traguardo è ancora lontano. Ad un certo punto Hansen prova un tentativo solitario insieme ad Haller, ma non preoccupano il giovane slovacco che a ruota degli altri attende che vengano ripresi proprio in prossimità della salita. Tenta Simon Geschke di andarsene solitario sul terreno a lui più congeniale, ma Peter con il suo passo si riporta su di lui poco dopo essersi girato ed accorto che la maggior parte degli uomini un fuga è scomparsa. I pochi rimasti lo osservano senza sosta, quasi rischiano di andare fuori strada pur di non togliergli gli occhi di dosso; ad un certo punto Plaza Molina decide di tentare contrapponendosi a quell’insieme di sguardi. Nessuno si muove, tutti attendono che lo slovacco si alzi sui pedali e cerchi di andarsene ed è così che il vantaggio del battistrada inizia a lievitare. “non importa, tanto lo recupero in discesa” sembra pensare Sagan, mentre lo spagnolo un attimo prima davanti a lui è ormai lontano. Allo scollinamento paga più di un minuto alla testa della corsa, i pochi rimasti quasi gli mordono la ruota, mentre lui pensa ad un’impresa, inizia la discesa. Nessuno riesce a tenere il suo ritmo infernale durante la picchiata verso Gap, anche Pantano ad un certo punto deve desistere, pennella ogni curva al limite quasi sfidando ogni possibile pericolo alzando continuamene la velocità. Sembra scendere il suo ritardo accumulato nei confronti di Plaza Molina, 50, 40, 30 secondi può farcela, abbassa lo sguardo e continua a pedalare, ormai la discesa è terminata, meno di 3 chilometri di pianura prima di raggiungere il traguardo. Davanti lo spagnolo continua a girarsi, molto probabilmente lo hanno avvertito che lo slovacco si sta avvicinando, lo teme mentre cerca di mantenere la concentrazione, mancano 2km. Peter quasi fa fatica a notare che degli spettatori che lo stanno incitando, troppo impegnato nella rincorsa, vede materializzarsi il traguardo, un lungo rettilineo. Vede il primo della corsa che passa sotto l’arco dell’ultimo chilometro per lui ancora lontano, continua a pedalare anche se in lui si sta facendo largo un sentimento di amarezza rincorrendo quella vittoria. Poco dopo alza lo sguardo e osserva Plaza Molina tagliare il traguardo per primo, portandogli via quel trionfo che lo fa arrivare ancora una volta secondo. Taglia il traguardo quasi sconsolato Peter Sagan mentre si batte un pugno sul petto quasi facendo “mea culpa” per aver sottovalutato l’avversario, ma anche liberando tutta quella forza che quella magica maglia verde gli ha dato, l’unica consolazione dopo tanta sfortuna. Il suo volto quasi sembra piegarsi al pianto e alla rabbia quando il suo massaggiatore lo assiste, forse per dirgli quel “bravo” che forse per lui vale sempre di più. Sorride invece sul podio mentre indossa il simbolo del primato per la classifica a punti e pare ancora più felice quando viene premiato con il numero rosso, il secondo per lui in due giorni. Peter lo osserva ancora più intensamente e gli concede un sorriso quasi volendolo sfidare, con la stessa grinta e forza di sempre pronto a rincorrere ancora una volta la vittoria.

sagan 2

Giorgia Monguzzi

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