LA RUOTA DELLA FORTUNA

Batte un sole cocente fin dalla partenza della dodicesima tappa del tour, una frazione quasi di riposo dopo le intense giornate pirenaiche. 198,5 sono i chilometri previsti da Muret per raggiungere il traguardo di Rodez dopo un duro strappo negli ultimi 500m, si contano le ferite subite sulle prime montagne, si medicano le abrasioni delle tappe precedenti e si sfida la fortuna tentando di acchiappare finalmente la vittoria. Sono 6 sognatori i primi a tentare la difficile impresa di far girare la terribile ruota della sorte dalla loro parte; se ne vanno quando sono appena 2 i chilometri percorsi tentando di sfidare il terribile gruppo. Non vogliono però saperla coloro che dietro numerosi bramano di vincere la tappa e con i treni delle squadre impediscono al sestetto di materializzare sogni di trionfo nelle loro menti, tirano a più non posso certi di poterli raggiungere. È un ottimo calcolatore il gruppo, capace di studiare a puntino il momento in cui spezzare brutalmente le speranze dei fuggitivi, ma talvolta i suoi minuziosi calcoli diventano sbagliati e cosi a 15 km Deniez, Kelderman, Haas, De Gendt,Gautier e Perichon si ritrovano con un margine ampiamente superiore al minuto e mezzo . Non basta però questo vantaggio per riuscire a giungere solitari al traguardo e così qualcuno tenta di proseguire da solo, si spezzerà completamente a metà il plotoncino e Gautier, Kelderman e De Gendt si ritroveranno davanti solitari a contendersi la vittoria. È sempre più vicino il traguardo che sembra intagliarsi potente in mezzo all’orizzonte, sognano i tre davanti che ormai entrati nell’ultimo chilometro si fanno cullare dalla speranza della vittoria, sogna anche il gruppo che staccato di nemmeno 10 secondi corre ed ansima famelico sul loro collo, ultimi 500m inizia lo strappo. Tenta Kelderman di arrivare solitario al traguardo portandosi dietro Gautier mentre De Gendt sfinito alza bandiera bianca, poco prima che vengano inghiottiti dal gruppo dal quale il soldato Van Avermaet tenta di evadere con una sortita solitaria. Cercano tutti di reagire scattando per raggiungere la ruota di chi li procede, arrancando piegati dalle grandi asperità, staccandosi caduti vittime di un campo minato. Combattono con tutte le loro forze in quei metri che li separano dal paradiso, molti costretti a rinunciare, quasi tutti in realtà ad esclusione di due uomini.

Hanno fatto ormai il vuoto dietro di loro Van Avermaet e Sagan, il primo in testa e l’altro attaccato sulla sua ruota. Due corridori simili come caratteristiche, ma completamente diversi come storia. Peter è il cosiddetto predestinato, colui che nonostante la giovane età ha vinto tutto, colui che è capace di trionfare anche su qualsiasi terreno, anche quando è più impensabile. Greg invece è l’eterno secondo, il non vincitore, quello abituato a non trionfare, ma ad accontentarsi degli altri due gradini del podio nonostante la sua incredibile voglia di attaccare. Ora sono lì uno dietro all’altro con il sogno di precedere l’avversario sul traguardo, bramano la vittoria sia l’uno che l’altro, Sagan come non mai dopo la sfortuna dei piazzamenti che in questo tour lo sta colpendo, Van Avermaet perchè con la cattiva sorte ha sempre un conto in sospeso. Sembra sul punto di scattare lo slovacco quando mancano 200m, il belga lo guarda diviso tra il timore e a fermezza. Riprendono entrambi la sfida contro il destino, ora uno accanto all’altro sembrano voler girare la loro ruota della fortuna, è venerdì 17, sicuramente per uno dei due non porterà bene. Ripensano entrambi a ciò che hanno ormai alle loro spalle, Peter ha nostalgia dei giorni di vittoria che quest’anno poche volte lo hanno accarezzato, Greg invece ricorda quella tappa vinta alla tirreno con un finale quasi identico a quello su cui sta pedalando. Si guardano l’ultima volta prima di ricominciare a lottare l’uno contro l’altro, abbassano lo sguardo, Sagan perde qualche metro, mentre Van Avermaert continua la sua cavalcata precedendolo al traguardo, ha vinto. Urla mentre solleva le braccia al cielo felice di aver battuto ancora una volta la sfortuna, se ne va invece lo slovacco per essere stato sconfitto di nuovo. Gioia sul volto di uno, amarezza sul volto dell’altro, felicità e tristezza, vittoria e sconfitta, due facce opposte per due uomini che un attimo prima erano l’uno accanto all’altro. Diversi, ma per un momento identici tra loro, entrambi sognatori che combattevano una battaglia contro la sfortuna, per certi versi identici anche a tutti coloro che compongono il gruppo. Sguardi differenti per corridori così simili, tutti bramosi di vittoria e resi l’uno l’opposto dell’altro dalla ruota della fortuna.

greg

Giorgia Monguzzi

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