ONORE FINO ALL’ULTIMA PEDALATA

Aspetta e osserva da lontano il muro di Huy  che è pronto ad attendere i corridori nella terza del tour de France. È già ricolmo di gente fin dalle prime ore della mattina, tifosi giunti per accaparrarsi il posto migliore, contano le ore che mancano all’arrivo dei loro eroi. Sono lontani gli atleti separati dal muro da qualche cote e da circa 160 km  tutti allineati dietro la macchina del direttore di corsa si apprestano ad iniziare la gara. Si guardano tra di loro, sorridono e parlano, si scambiano pareri i diretti avversari e si danno appuntamento per la prossima sfida. In prima fila, ben visibile tra i tanti c’è Fabian Cancellara, tra tutti il più sorridente, guarda continuamente la maglia gialla in suo possesso e tra un complimento a l’altro mostra uno sguardo di orgoglio. Guarda verso il cielo, quasi ancora non creda di stare indossando quel trofeo conquistato dopo una tappa di ventagli e sconfitti terminata in volata che lo ha visto classificarsi in terza posizione. Ripensa a tutta la sua stagione iniziata nel migliore dei modi con tante vittorie, arrestatasi poi  di colpo ad Harelbeke con quella tremenda caduta che lo ha costretto a dire addio ai suoi amati muri e al suo adorato pavè. Il ritorno alle corse spinto da quella speranza di poter conquistare la prima gialla del tour sfumata per 5 secondi, poi la sorpresa, la maiilot jaune che lo rincorre in una tappa in cui nessuno se lo aspettava e sceglie lui come proprietario. Sembra ormai lontano il periodo di tante sofferenze, ora è il primo nella generale, un primato che non farà fatica a mantenere almeno per due giorni: dovrà arrivare con i migliori sul muro di Huy e poi dare il meglio di sé nella tappa del pavè.

Appena Prudhomme sventola la bandierina quattro corridori partono all’attacco, la situazione perfetta per poi giocarsi tutto sul traguardo, si procede regolari, lontani dalle fratture dei giorno prima, lasciti in pace dalla sfortuna che colpisce la prima settimana del tour. È tremenda però la sfortuna che gode ad azzannare le sue prede quando meno se lo aspettano, in una giornata tranquilla, nascondendosi da occhi indiscreti, accompagna i suoi bersagli come una nuvola, si avvicina sempre di più prima di colpire. Pedala in mezzo al gruppo Fabian Cancellara, che procede ad alta velocità, all’improvviso alcune posizioni davanti a lui un corridore tocca un altro, è come un domini, poco alla volta vanno giù sempre più atleti, cerca di schivarli,poi il  buio. Si ritrova catapultato come da un onda sulla terra, mentre la sua bici vola molto più avanti, quando riapre gli occhi sembra circondato da un campo da battaglia in cui i superstiti ad un attacco Kamikaze cercano di rialzarsi e ripartire, alcuni non si muovono, colpiti troppo duramente annunciano il ritiro. Viene aiutato ad alzarsi il gladiatore, “mi gira la testa, non vedo bene” sembra dire mentre il medico di gara accorre in suo aiuto, lo sorregge l’angelo custode Guercilena mentre gli chiede che cosa gli faccia male. “mi ritiro” parrebbe dire, ma poi guarda in basso e nota la sua maglia gialla e si ricorda del suo onore, della fatica che ha fatto per guadagnarsela e riparte. Intanto davanti hanno dato il fermo alla corsa, Cancellara rientra e cerca un attimo di respiro; è pallido in volto, e si tocca la schiena, lì dove alcuni mesi prima aveva fratturato due vertebre, spera che non sia nulla di grave. È circondato da feriti che gli chiedono come sta, apparentemente più malconci di lui che cercano i massaggiatori per medicare le ferite. Gli domandano più volte, l’organizzazione e suoi avversari se voglia continuare, ma lui non fa che rispondere in modo affermativo. Riparte la corsa, anche per il gladiatore che con il procedere dei chilometri perde sempre più terreno, finisce nel gruppetto dei velocisti mentre davanti a lui vede allontanarsi la speranza di difendere la gialla, ancora non la vuole salutare destinato a portarla fino al traguardo. Lo guardano gli uomini dalle ruote veloci e lo incoraggiano, mentre dall’ammiraglia non arrivano che segni preoccupanti. È a 50 chilometri il traguardo che lo attende a braccia aperte, un miraggio che poco alla volta, seppur distante sembra materializzarsi, pare veramente un combattente, il gladiatore, che non è destinato a mollare, quasi come un templare avente la missione di portare con sé il pesante fardello del Graal.

Davanti si lotta per la vittoria finale che poi se l’aggiudicherà Joaquin Rodriguez, ma pare non importare al gladiatore e tutti gli altri feriti che lo circondano e che stringono i denti. Eccola là linea d’arrivo al culmine del tremendo muro, che accoglie con un abbraccio i più malconci dei partecipanti giunti ad oltre 6 minuti. Fabian fissa l’ultima volta la maglia gialla, forse l’ultima della sua vita a quanto a dichiarato, sembra affidarla simbolicamente a Chris Froome. Guarda davanti a sé e vede il pavè del giorno successivo che lo aspetta a braccia aperte, pronto per lanciare la sfida al suo dominatore. Ancora però una volta dovrà aspettare, rimarrà privo del suo padrone che quel giorno non ci sarà, piegato dalla frattura di due vertebre, lo stesso incidente che lo aveva allontanato dalla campagna del nord. È lontana la sfortuna si credeva, ma mai troppo lontana per non ritornare e colpire le sue vittime preferite. Si guarda l’ultima volta la maglia Fabian Cancellara mentre un compagno di squadra gli dà una pacca sulla spalla per consolarlo, la fissa forse ancora più intensamente prima di salutarla, orgoglioso di averle dato onore fino all’ultima pedalata.

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Giorgia Monguzzi

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