L’AVVENTURA DI TRE SOGNATORI

Ci sono sognatori che combattono per la gloria, per la vittoria, altri invece per ribellarsi, soltanto per l’effimero gusto di farlo ben consapevoli che quasi sicuramente verranno sconfitti. Nell’Ottocento li chiamavano Titani, coloro che tentavano di compiere una lotta da eroi sapendo che ne sarebbero usciti sconfitti., in questo modo, seppur meno mentale, ma più pratico combattono anche tutti coloro che tentano una sortita ben consapevoli del fallimento della loro azione. La settima tappa del tour de Suisse, di 165 km da Biel a Dudingen, è una di quelle frazioni maledette in cui sarebbe chiamato folle chiunque tentasse un attacco da lontano, ma nonostante questo dato di fatto che albeggia nelle menti di ciascun atleta sono molti gli avventurieri che tentano di andarsene. Combattono tra loro gilde composte da combattenti di schieramenti diversi e contro il gruppo che fa di tutto per non concedere a loro nemmeno un metro, finalmente riescono nella fuga 3 corridori: Michal Kwiatkowski, Silvan Dillier e Darley Impey. Tre grandi nomi, non soltanto perché tra di loro vi è anche il campione del mondo, tre passisti, tre sognatori che meditano di fare da scacco all’intero plotone. Pedalano in modo regolare andando subito d’accordo, dividendosi le fatiche come compagni di brigata; ma dietro li temono, sono troppo affamati di vittoria e non permettono di concedere a loro non più di 2’00” di vantaggio, i tre non appaiono preoccupati, parlano tra di loro, complottano, pianificano la tattica migliore. Sembra ormai segnato il loro destino ai meno 50km quando viaggiano con solo 1’20” di vantaggio: il gruppo li tratterrà li, quasi tra la vita e la morte ancora per qualche chilometro  prima di andarli a riprendere. Di solito sono tremendamente precisi i piani del plotone che ha il potere di decidere quando porre fine all’avventura di un eroe, ma talvolta qualcuno sfidandolo riesce magicamente a disordinare le sue carte facendolo piombare nel caos.

Sono 30 i chilometri che li separano dal traguardo, ma il ritardo accumulato non si è schiodato se non di qualche secondo, -20 km, -10 km il terzetto mantiene mezzo minuto su cui aggrapparsi per le ultime speranze. Dietro già da una decina di chilometri sono entrate in azione le squadre dei velocisti che sgomitano per prendere le posizioni migliori, ma nonostante ciò non riescono a recuperare. Davanti si scambiano sguardi di intesa “dai, possiamo farcela”, sembrano dirsi mentre a cambi regolari danno trenate micidiali, ma quando il numero dei chilometri mancanti viene dimezzato e il loro vantaggio non è calato se non di qualche secondo cominciano a capire che forse quella remota possibilità di raggiungere il traguardo non è poi così lontana. Sognano, così come hanno fatto per tutta la tappa, ma ancora più forte ed è questo balenarsi di pensieri che spinge loro a non mollare, chiunque altro si sarebbe rialzato e fatto prendere. È famelico però il gruppo, non è disposto a cedere il suo pasto nemmeno ai sognatori meritevoli più di lui di quel ricco compenso, non si accontenta delle briciole, ma vuole il pasto completo. Aumenta la sua velocità sotto la spinta della Katusha, mentre intravede poco alla volta il terzetto di disertori. Poco dopo essere entrati negli ultimi chilometri Dillier e Impey vengono risucchiati da quel vortice mostruoso, ma Kwiatkowski non ci sta, rilancia l’azione provando a rincorrere per l’ultima volta quel sogno. È ancora davanti sotto la fiamma rossa, ma giunto a 600 m dalla fine del suo viaggio viene anche egli catturato dalla rete del gruppo. Un attimo prima il polacco si gira mostrando quasi un sorriso, felice di aver provato a distruggere i piani del plotone, azione in parte riuscitagli dato che davanti in pochi potranno giocarsi la volata. Sembra  non interessarsi di quello che avverrà poco dopo: Kristoff vince dopo una lunga volata davanti al compagno Sagan, di quello tanto se ne occuperà già la stampa. Giungono sul traguardo i tre avventurieri di giornata, insieme come lo sono stati per tutto il corso di questa tappa, parlano, sorridono e si scambiano pacche sulle spalle, “alla prossima” sembrano dirsi. Forse di chi ha trionfato e di chi è stato sconfitto dopo tanto tempo non interesserà più nulla a nessuno, ma certamente i tre avventurieri difficilmente scorderanno quando hanno sfiorato l’impresa di sconfiggere un intero gruppo. Una sortita di un terzetto di corridori trovatisi insieme un po’ per caso con l’obbiettivo di tentare che con il trascorrere dei chilometri si è trasformato nell’avventura di tre sognatori.

Giorgia Monguzzi

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...