MARINAI NELLA TEMPESTA

Piove a dirotto alla quattordicesima tappa del Giro, gocce su  gocce cadono dal cielo, sempre più forte con la neanche minima idea di voler smettere. Batte la pioggia sui caschi dei corridori che si apprestano ad incominciare la loro avventura. È ormai un mare quello che collega Treviso a Valdobbiadene, 59 km secondo le carte, ma che con il passare del tempo diventa sempre più sconfinato. Chiama a gran voce gli avventurieri pronto a sfidarli. Onde sempre più alte nel mare infinito in cui si scorgono piccoli marinai che lottano tra le onde, ognuno sulla sua piccola barchetta spinta dal vento e che al posto di un motore ha dei pedali che creano un mulinello spaventoso. Remano a gran forza con la speranza di arrivare il più presto possibile al traguardo, unica loro ancora di salvezza per sopravvivere a quella tempesta senza sosta, alcuni non partono, ma tutti gli altri si gettano con coraggio, partono uno dopo l’altro a ritmo incredibile e poco per volta quel mare si delinea essere la culla di tanto coraggio. È infinita questa cronometro che si delinea essere più difficile che mai.

Emergono un poco alla volta tanti occhi fuori dalla tempesta, volti colmi di fatica, di coraggio, consapevoli che ormai la sofferenza è finita. Uomini che hanno appena sfidato il mare, stanchi, ma non piegati da esso, alcuni faticano a rimanere in piedi una volta scesi dalla biciletta, per molti è addirittura impossibile riuscire a raggiungere i bus con le loro uniche forze. I massaggiatori pronti ad attenderli li soccorrono dicendo ad ognuno di loro “bravo, sei andato alla grande”, parole che diventano come un abbraccio dopo tanta fatica. Uno dopo l’altro sguardi di marinai emersi dalla tempesta che trovano in loro quasi i propri salvatori. Lobato, non certo uno specialista in queste prove, è stremato all’arrivo, appena tagliato il traguardo non riesce più a pedalare, sfinito, con gli occhi carichi di fatica e con la consapevolezza di aver dato tutto, mio papà gli da una spinta per non perdere l’equilibrio, lo spagnolo ricambia con un “grazie” che in quel momento sembra valere molto di più di quello che appare. Rick Flens invece sorride e saluta, forse la gioia di aver finalmente finito ha la meglio sulla stanchezza, Fabio Felline sembra invece a suo agio in questa prova, passa sulla linea del traguardo ad alta velocità, il suo è un grande tempo. Sono tanti gli atleti che giungono al traguardo, finalmente per loro la navigazione è finita, c’è chi è più veloce di altri, a suo agio e più abile in queste condizioni. C’è chi non va a tutta consapevole che il giorno dopo dovrà aiutare il proprio capitano, c’è chi invece ci mette anima e corpo per essere il più veloce.

La vera battaglia però è appena iniziata, tutti i più forti sono partiti, anche la maglia rosa ,lottano li tra le onde, cercando di portare in salvo sé e la propria imbarcazione il più in fretta possibile. Porte, solitamente abile in queste situazioni sembra incapace di trovare la sua rotta, annaspa e finisce con il naufragare sulla spiaggia degli oltre 4 minuti di ritardo. Rigoberto Uran, campione colombiano in queste prove è perfetto sul suo veliero, ma è lento, troppo lento per tenere il passo degli altri. Tra i grandi nomi infatti è Contador il più veloce, a bordo del suo galeone spagnolo sembra volare tra le onde, sfidare il mare che lo circonda e subito dopo domarlo, è rapido nelle manovre tanto che va a riprendere il connazionale Landa partito 3 minuti prima di lui. L’ultimo a partire è Fabio Aru con la sua nave tinta di rosa, la più prestigiosa tra quelle presenti, non è questo il genere di battaglie che ama, combatte però senza mai mollare consapevole che ad ogni metro cede sempre più secondi al rivale spagnolo.

Piove senza sosta mentre continuano ad emergere dalla tempesta nuovi sguardi: occhi stanchi, tristi, ma anche felici soddisfatti, tutti però attaccati dalla fatica, marinai che finalmente hanno giunto tutti la loro salvezza. Tra i grandi nomi è Contador che semina tutti, a bordo del suo galeone fantasma rifila 2’47” ad Aru e a 2’31”ad Uran andando a riprendersi la tanto amata rosa. si clsassificherà terzo nella classifica di tappa, preceduto da Luis Leon sanchez e Kiriyenka. È il bielorusso il marinaio più veloce, il più abile, quello che è riuscito più di tutti a dominare la tempesta. Una tempesta che ha sfidato tutti nessuno escluso, cercando di impedire quella loro navigazione lunga 59 km.  Sembrava che non dovessero farcela, ma tutti in un modo o nell’altro sono riemersi con i loro sguardi colmi di fatica. Sguardi di uomini, di marinai che ancora una volta hanno raggiunto la loro isola.

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Giorgia Monguzzi

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