FINO ALLA FINE

Fino alla fine si corre, fino alla fine si sogna. Fino alla fine si combatte con armi non materiali, ma racchiuse nel proprio animo, si lotta con forza e coraggio fino a consumare ogni singola energia, si soffre e si tiene duro sempre fino alla fine. Sembra essere questa una prerogativa di avventurieri e sognatori che cercano di fuggire dal gruppo rincorrendo il loro sogno, sanno che non vinceranno, impossibile resistere per tutta la tappa all’incredibile avanzata del gruppo, ma nonostante ciò tentano, combattono fino alla fine. La decima tappa del Giro è una di queste, frazione piatta con arrivo a Forlì, non ci sono dubbi: si arriverà in volata. Solo un folle potrebbe tentare la sortita in una situazione del genere, ma quando sono stati percorsi solo pochi chilometri 5 uomini iniziano la loro avventura, 5 italiani, 5 esploratori la cui impresa è destinata a fallire, ma nonostante ciò tentano la fortuna. Se ne vanno 3 veneti e due romagnoli quasi fregandosi di tutto quello che dicono statistiche e scommettitori provando a rincorrere per una volta il loro sogno. Oscar Gatto è senza dubbio il più vittorioso tra i 5, corridore da classiche con lo spunto veloce, ma con la necessità di un riscatto da questo Giro che per lui non è iniziato nel migliore dei modi. Matteo Busato è il jolly, un uomo veloce, è in forza alla Southest una valida alternativa per la squadra alla volata di Belletti . L’ultimo dei veneti è Nicola Boem, il gregario, l’uomo da fughe, quello che si mette davanti al gruppo con trenate incredibili per permettere a un proprio compagno di raggiungere la vittoria. La coppia degli emiliani è una vera coppia, due grandi amici simpatici quanto bravi e capaci di far divertire quanto emozionare. Il primo dei due è Alan Marangoni il sognatore, un ragazzo che ai sogni crede veramente, per lui ogni occasione è buona per tentare, tentare d raggiungere per primo il traguardo. L’ultimo della compagnia è Alessandro Malaguti, lo spirito libero, il ragazzo dalla fughe pazze che pedala fino a non stare più in piedi, lotta con tutte le sue forze tentando imprese impossibili, ma al contempo emozionanti e straordinarie.

5 uomini il cui destino è fin da subito segnato: fare tutta la tappa in fuga per poi essere ripresi dal gruppo, una regola tremenda che non si può trasgredire. Non decolla completamente infatti il tentativo dei 5 confinati ai piedi dei 5 minuti di vantaggio che intanto cala poco alla volta, quando mancano 50 km sono solo 3, impossibile resistere. È un gioco facile per le squadre dei velocisti che non devono fare altro che aspettare prima di lanciarsi fameliche davanti al plotone, ma qualcosa va storto: davanti ai -20 km hanno ancora 2’30”. Pare che abbia sbagliato qualcosa il gruppo che si trova costretto a correre ai ripari nella remota possibilità che la fuga non venga ripresa, ma forse, anzi ne sono certa, a questa situazione c’è ben altra spiegazione. In testa alla corsa infatti non ci sono uomini qualunque, corridori che conoscono bene il volere del gruppo, sanno che il loro destino è essere ripresi, ma anche come fare affinchè questo non accada. Si danno cambi regolari i veneti e gli emiliani, conservando le loro energie per i chilometri finali e mantenendo il vantaggio costante, pedalano ad un ritmo incedibile. Lottano, combattono, sognano di arrivare al traguardo provando per una volta a rivoluzionare l’ordine delle cose e di abbattere la regola di arrivare in volata. tutti e cinque sognano a loro modo di vincere, ma tra questi forse i due emiliani lo sognano più degli altri: Alan sogna sempre, ci mette tutto il coraggio in ogni azione che fa, per lui vincere nella sua terra sarebbe straordinario. “Mala” invece tra tutti è quello che l’arrivo lo conosce meglio, la sua casa non è tanto distante da lì, ormai sono mesi che i suoi famigliari gli ricordano che il Giro arriva proprio a Forlì, la sua città e lui certamente non può starsene a guardare mentre qualcun altro vince al posto suo. Pedala a più non posso paonazzo dalla fatica, ma con il ghigno di un lottatore, Boem fa trenate micidiali, ognuno collabora come può, ma improvvisamente Gatto si stacca, ha forato, sono rimasti in quattro e per loro è ormai impossibile farcela.

Nel gruppo è iniziata la battaglia, le squadre degli uomini veloci si scarnano pur di prendere la testa e impostare la volata nel migliore dei modi, ma questa volta è diverso, davanti a loro non c’è il nulla, ma quattro avventurieri. I chilometri diventano sempre meno sotto il ritmo delle loro pedalate, il vantaggio è sempre lì, aggrappato al minuto. “fino alla fine, non dobbiamo mollare” sembrano ripetersi, mentre con il volto irto di fatica non smettono di pedalare. Possono farcela, ce la devono fare i 4 sognatori che ai meno 2 chilometri hanno solo 50” di vantaggio. Sembra una rincorsa infinita la lor contro il destino, un viaggio che improvvisamente subisce una brusca accelerata quando Marangoni prova ad andarsene in solitaria. Tutti e tre si muovono alla sua rincorsa mentre il traguardo si materializza ai meno 500 m dopo l’ultima curva. “fino alla fine” sembra ripetersi ognuno dentro di sé ad un passo dal realizzare il proprio sogno. Sono però tremende le regole del destino che impongono che soltanto uno sia il vincitore, per gli altri solo le briciole della vittoria. Sarà Boem il primo a tagliare il traguardo, seguito da Busato, Malaguti e Marangoni. È felice Nicola dopo l’arrivo, felice per aver realizzato il suo sogno, sono invece tristi gli altri che invece non lo hanno realizzato completamente. A stento Alessandro trattiene le lacrime dopo una lunga tappa in cui ha cullato il sogno di vincere nella sua citta, è deluso Alan che ancora una volta non ce la fatta, non è di certo felice Matteo che per un soffio non ha vinto. Sulla carta, per una regola tremenda, è solo uno il vincitore, ma dimenticandosi di scartoffie e classifiche tutti e cinque hanno vinto. L’uomo da classiche, il jolly, il gregario, il sognatore e lo spirito libero, nessuno escluso. 5 avventurieri il cui destino era di non farcela, ma invece hanno stravolto l’ordine delle cose. Hanno corso, hanno lottato, hanno sofferto e hanno sognato sempre e comunque fino alla fine.

Giorgia Monguzzi

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