JAN E DAVIDE, LA STORIA DI DUE SOGNATORI STRAORDINARI

Sono davvero dure la quarta e la quinta tappa del Giro, la prima con arrivo a La Spezia prevede un’altimetria dalle mille insidie che fa venire la nausea soltanto a guardarla, la seconda invece presenta il primo traguardo in salita dopo una scalata di 17,3 km sul monte Abetone, in entrambe si dovrà  stringere i denti. Nella prima delle due va subito via una folta fuga di circa 25 corridori che però non riescono ad accumulare un vantaggio superiore ai 6 minuti su un plotone che, povero di sempre più corridori va tutta. Sono ancora in molti davanti ai meno 15 chilometri dall’arrivo, manca ancora molto al traguardo prima del quale c’è il micidiale muro di 3 km, il gruppo è in forte rimonta. Nella quinta tappa invece, solo dopo numerosi tentativi un piccolo drappello di 5 atleti riesce a prendere il largo, subito il loro vantaggio lievita a dismisura superando abbondantemente i 10 minuti. In gruppo sono diverse le squadre che cooperano per limitare il ritardo, mancano 17,3 km, inizia l’incredibile ascesa finale, il distacco dai battistrada che poco rimarranno in quattro  e poi in tre è abbondantemente sopra i 6 minuti. È l’inizio di due storie completamente diverse, sia per la collocazione spazio-temporale che per i suoi personaggi, ma destinate ad essere legate da un incredibile filo conduttore, mancano solo 15 km al traguardo, è qui che tutto incomincia.

In quel  folto gruppo di fuggitivi diretti verso La Spezia c’è anche Davide Formolo, il più giovane tra i presenti, non dotato di tutta quell’esperienza posseduta da coloro che lo circondano, ma ricco della voglia di imparare che lo accompagna in ogni sua corsa, sono loro i suoi modelli, un giorno vorrà diventare come loro, cacciatori di tappe e vincitori. Li ammira tutti, studia le loro mosse, ma al contempo li teme, così come il gruppo che famelico come non mai non fa che avvicinarsi. Sulla salita del monte Abetone sono rimasti in tre: Chavanel l’esperto, Dillier l’attaccante e il giovane Jan Polanc, quello che tra i tre dovrebbe essere il favorito su questo terreno, ma è stanco, troppo stanco per riuscire a giungere al traguardo senza essere ripreso dal gruppo. puntano entrambi lo sguardo davanti a loro Formolo e Polanc pensando al traguardo, due corridori completamente diversi tra lo, ma accomunati dal fatto di essere entrambi nati nel 1992. Davide corre per l’americana GarminCannondale, veronese, con il volto giovane e sempre sorridente, lo chiamano “Roccia” fin da quando è bambino per la grinta e la tenacia e che gli appartengono. Un soprannome perfetto per il suo coraggio e la sua grinta, ma che si contrappone all’aspetto quasi da bambino. Jan invece milita nella Lampre Merida, corridore dal nome semplice ma dalla provenienza inusuale, viene dalla Slovenia, terra di grandi uomini, ma non certo di ciclisti. Sono giovani e coetanei i due, alla prima partecipazione al giro e con lo zaino delle vittorie tra i professionisti ancora vuoto; entrambi pensano alla strada che devono ancora percorrere sognano tanto, sognano quel traguardo che ad ogni pedalata diventa sempre più vicino, ma al contempo più difficile da raggiungere per colpa di quel plotone che si avvicina. Bisogna fare qualcosa, reagire, tentare e forse cadere, ma in ogni caso tentare di rincorrere quel loro sogno. È forse questo miscuglio poco ordinato di pensieri logoranti che muove l’animo dei due avventurieri e che li spinge a provare: Formolo scatta davanti ai suoi compagni di fuga poco prima che inizino i 3 km di muro sperando di guadagnare qualcosa, Polanc abbandona Chavanel e Dillier con la speranza di poter cullare il suo sogno fino alla fine. Entrambi evadono dal quel micro mondo per iniziare una nuova avventura irta di pericoli, nessuno li segue, forze per mancanza di forze o perché li ritengono folli.

Formolo scala senza problemi il muro di Biassa con le sue punte oltre il 15%, resite, il suo vantaggio è di poco sotto i 30”, inizia la discesa ora potrà respirare, ma dietro intanto gli uomini di classifica si muovono, riprendono i suoi immediati inseguitori e si lanciano famelici al suo inseguimento.  Rimane costante il vantaggio di Polanc  sul gruppo, mentre i suoi ex compagni cadono in un baratro senza fine, scala le pareti dell’Abetone minacciato dalla fatica, mentre alle sue spalle la situazione scoppia: Contador scatta portandosi dietro Aru, Porte e Landa che mantengono un ritmo incredibile, il loro obbiettivo è arrivare primi al traguardo. Sono soli contro tutti, Jan e Davide, armati solo dei loro  sogni, devono pedalare e basta senza mai voltarsi, devono pensare di potercela fare. Sembrano infiniti quei chilometri mancanti, quasi se si fossero trasformati in un mare sconfinato che loro devono percorrere in balia della tempeste. Sono quasi dei piccoli Ulisse, i due, che lottano tra le onde e l’ira degli dei con la speranza di raggiungere la loro Itaca, remano senza sosta, ormai privi di compagni e guidati solo dal cuore e dal coraggio, annaspano tra i flutti, rischiano di naufragare ancora una volta, ma devono resistere. Eccola là la fiamma dell’ultimo chilometro che appare come un miraggio, un faro dalla luce rossa che segna che ormai il porto è vicino. “dai che lo prendiamo, dai che ce la facciamo!” sembrano urlare i cattivi di queste due storie che si trovano ad avere a che fare con due giovani ed inesperti. Due giovani sì, ma anche sognatori, sognatori di sogni concreti che senza mai arrendersi non si fanno più riprendere. Solo soli sull’arrivo, tutti gli altri sono indietro, molto indietro, hanno vinto. Formolo ha vinto a la Spezia, tagliando il traguardo con un volto sorridente e incredulo, per realizzare solo dopo con la testa tra le mani la sua incredibile impresa. Dopo la discesa chilometri di pianura, un terreno sfavorevole per lui,  ma in cui è riuscito a non farsi riprendere, non si è mai arreso, duro come una roccia sconfiggendo anche i padroni del giro. Polanc festeggia sulla cima del monte Abetone dopo una scalata solitaria in cui ha visto il suo vantaggio precipitare minacciato da Contador e avversari, strano che uno sloveno vada in biciletta, ma invece ha battuto tutti.

Davide ha vinto sul mare, Jan sulla montagna, un posto agli antipodi dell’altro, uno nella quarta tappa e uno nella quinta, uno italiano e l’altro sloveno, non sembrerebbero aver nulla in comune queste due storie. Due racconti tessuti da un filo invisibile in cui due giovani sognatori hanno sfidato l’impossibile andando contro a quel gruppo spaventoso che voleva mettersi fra loro e il loro sogno, non potevano farcela, o così almeno tutti credevano, ma il loro coraggio è stato più forte di ogni cosa e li ha spinti a non mollare. Quelle storie incredibili che non ci si stanca mai di ascoltare, ma che si ama, si vivono e che sono talmente belle e simili che diventano solo una. La storia di due sognatori, uno forte come la roccia, l’altro tenace come un guerriero.

formolo e Polanc

Giorgia Monguzzi

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