LA RIVINCITA DI UN GUERRIERO

Ci sono guerrieri che cavalcano cavalli bianchi, che combattono per fama, per sé stessi per amore, che si battono per i loro ideali senza brandire armi avvalendosi del coraggio, che lottano fino alla morte. Tutti noi siamo a nostro modo guerrieri che lottiamo senza sosta, guerrieri che corrono, che lottano con le parole, con il cuore , che vanno in bicicletta. Tra questi guerrieri c’è anche Diego Ulissi, livornese di nascita con lo spirito combattente comune solo a pochi, abile in sortite, in imboscate, in attacchi micidiali che nessuno si aspetta e che lasciano spiazzati tutti i suoi avversari. Ne ha ottenute molte di vittorie nella sua vita, ognuna raggiunta mai per caso, dopo tanto lavoro e fatica; così lo sono state anche le due vittorie al Giro 2014, una a Viggiano e l’altra a Montecopiolo dove ha bruciato i suoi avversari incapaci di controbattere. Vittorie fantastiche, spettacolari quelle di un uomo destinato a grandi imprese, ma poi improvvisamente confinato in un baratro buio. Una squalifica non-squalifica per un presunto, sospetto caso di doping. Una vicenda fin da subito non ben chiara, sospettato, ma non accusato, di aver usato una sostanza per migliorare le prestazioni che per la verità non era altro che un medicinale per alleviare la febbre che lo costrinse poi al ritiro. La non accusa, la squalifica senza una vera motivazione, il via libera per ritornare alle corse e la riconferma della squalifica, un circolo vizioso infinito ricco di perché privi di risposte. In questo tempo Diego si è trasformato in un cavaliere errante, uno di quelli che vanno alla ricerca di qualcosa dedicando tutta la loro vita, una ricerca forse finalizzata a non avere una fine ma che trova in quel viaggio tutta la sua bellezza. Un cavaliere errante a cui però viene crudelmente impedito di continuare a viaggiare alla ricerca della sua stella, rinchiuso in una prigione senza sbarre ma dalla quale non può uscire, privato di quella sua unica ragione che lo tiene in vita, lontano dalle battaglie quasi come se qualcuno volesse a tener lontano un nemico per permettere ad altri di raggiungere la vittoria.

Sono stati mesi duri per Diego Ulissi impossibilitato a fare ciò per cui vive, continuamente rimandato senza una risposta fino alla primavera di quest’anno quando finalmente è potuto ritornare alle gare. Per lui la partecipazione al giro era già una vittoria, l’importanza di esserci, far vedere che c’è intimorendo anche un po’ coloro che hanno sempre dubitato di lui. Si è presentato carico di emozione a Sanremo, pronto per ricominciare la sua avida ricerca, ma con l’esigenza di trovare la forma e forse con la consapevolezza di essere un gradino inferiore agli altri che a differenza sua avevano già nelle gambe molte gare. “la prima settimana è da escludersi che io tenti qualcosa, vedremo” diceva in terra ligure, mentre qualcuno già si aspettava di vederlo tra i migliori. Se fosse stato nella condizione dell’anno passato il suo nome sarebbe di certo comparso tra i favoriti della settima tappa, la più lunga, con arrivo leggermente in pendenza a Fiuggi, ma costretto ad essere surclassato dai vari Matthews, Gilbert, Felline e Modolo. “troppo presto per Ulissi per provare a fare qualcosa” qualcuno pensava, ma invece il guerriero toscano era di ben altra opinione. Eccolo lì nell’ultimo chilometro subito dietro a coloro che si contendono la corsa, pronto ad essere spettatore di una vittoria forse di qualche suo compagno di squadra, ma è impossibile per un guerriero errante stare a guardare qualcun altro raggiungere ciò per cui lui ha tanto lottato. Decide di buttarsi, contro tutto e tutti, non di certo con le corazze e le lance che hanno tutti gli altri, forse non con la loro forza, ma con un’arma che solo pochi possiedono: il coraggio. Si lancia nella mischia quando mancano circa 300m dando il tutto per tutto e vedendosi al suo fianco avversari che rimangono sempre più indietro. Il traguardo è davanti a lui, con i suoi occhi vede un’alba, l’alba della sua rinascita offuscata dalla minaccia di chi cerca di saltare sulla sua ruota. Nessuno riesce però in questo intento, pedala mentre tutti gli altri cadono uno ad uno, anche Lobato è costretto ad arrendersi, Diego Ulissi è il primo al traguardo.

Alza le braccia al cielo, urla, sembra incredulo, scatena tutta la sua gioia, ma anche la sua rabbia. Quel traguardo non soltanto è una vittoria di tappa, ma la ripresa del suo titolo di guerriero che in molti avevano cercato di portargli via, la rivincita contro coloro che più volte avevano dubitato di lui. Un’alba per l’inizio delle sue nuove imprese, una rinascita dopo quel periodo buio in cui era stato costretto a peregrinare a lungo senza una meta. Dopo il traguardo diego si butta a terra facendo fatica a trattenere le lacrime, grato per quello che è successo ancora più bello perché inaspettato. Urla al cielo e a tutti e lo stesso fa insieme ai suoi compagni che abbraccia senza sosta. È felice perché ha ottenuto la sua rivincita contro chi aveva cercato allontanarlo dai campi di battaglia dubitando della sua onestà. Ora ha ripreso il suo titolo, è di nuovo un guerriero, una caratteristica che non si perde ma che lui però per lungo tempo non aveva potuto sprigionare.

Ci sono guerrieri che cavalcano cavalli bianchi, che combattono per fama, per sé stessi, per amore, ci sono guerrieri che combattono in bicicletta che ottengono le loro vittorie su campi di battaglia fatti di asfalto e polvere. Diego Ulissi è il guerriero, quello che ha combattuto nelle tenebre contro tutto e tutti e tutto, quello nel quale in molti non credevano più ma che un giorno di maggio ha ottenuto la sua rivincita.

ulissi  7 tappa b

Giorgia Monguzzi

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