NON SEMPRE I “CATTIVI” VENGONO SCONFITTI!

NON SEMPRE I “CATTIVI” VENGONO SCONFITTI!

In tutte le storie c’è sempre un cattivo, in quelle belle, in quelle brutte, in quelle lunghe e in quelle brevi. In storie di eroi di principi e principesse, di creature fantastiche e di  validi guerrieri, state pur certi che in qualche modo l’autore trova sempre una strategia per inserirvi un cattivo. Un personaggio che alla fine dei conti proprio cattivo non è, ma che solitamente è il più forte, quello da sconfiggere e contro cui si alleano tutti gli altri per combatterlo. Una peculiarità ormai propria di tutti i racconti che porta con sé la terribile regola per la quale questo cattivo debba per forza essere sconfitto, una situazione che spesso ritroviamo nella vita reale ben distante da dame e castelli. Una regola che spesso viene applicata anche nel mondo del ciclismo dove tutte le squadre avversarie si alleano per contrastare la fora del campione, situazione più volte sperimentata a Giri e Tour, ma troppe poche volte sulle cote della Liege-Bastogne-Liege.

Non c’è mai un vero favorito alla partenza della Liegi, ma solitamente un gruppo di corridori che si tengono d’occhio a vicenda e ai quali sono in mano le redini della corsa, quest’anno c’era però un nome che prevaleva su tutti, quello di Alejandro Valverde. Il mursiano forte del successo alla freccia vallone era fra tutti l’indiscusso favorito, quello da controllare, da temere di più e sicuramente l’uomo da non portarsi a traguardo, doveva essere marcato a uomo da qualunque squadra che avrebbe dovuto imporsi sulla sua incredibile corazzata. Non ha lavorato la sua Movistar nelle prime fase di gara perché ha ceduto l’onere di riportarsi sugli 8 fuggitivi di giornata ad altre squadre, prima fra tutte l’europcar e ad altre formazioni che hanno controllato il tentativo del terzetto composto da Chaves, Scarponi e Kangert. Poche volte la squadra dello spagnolo si è messa al comando mentre lui, accerchiato da tutti gli altri era costantemente marchiato a vista, ci si aspettava che qualcuno tentasse una sortita sulla Roche aux Faucons posta a circa 25km dal traguardo, ma nel gruppo regnava la calma. Tutti aspettavano lui, il cattivo di turno, il più temuto che di risposta scambiava occhiate micidiali e  non intendeva scattare. Finalmente nella penultima cote di giornata la situazione è esplosa: Kreuziger è scattato attirandosi sulla ruota uno stratosferico Giampaolo Caruso, mentre alle loro spalle piccoli gruppi di corridori lanciati al loro inseguimento cercavano di uscire dal gruppo che poco alla volta li fagocitava al suo interno, solo Fuglsang riuscirà a raggiungere la testa della corsa .

Eccolo lì tutto il gruppo con un ritardo di solo 20” dai tre fuggitivi a 7 chilometri dal traguardo ai piedi del Saint Nicolas, spoglio di tanti combattenti costretti ad abbandonare a causa di molte cadute, non ci sono più Roche, Martin, Schleck e neppure Gerrans, tutti periti in un modo o nell’altro sotto i colpi della sfortuna. Valverde invece è  ancora lì, senza compagni di squadra, ma sano come un pesce, irto e attento ad ogni possibile attacco. “bisogna farlo fuori” in molti sembrano ripetersi questo prima di dare il via agli scatti, non importa di che squadra siano, bisogna scattare, bisogna metterlo in difficoltà ed è così che uno dietro l’altro soldati di bandiere diverse tentano sortite. Uno dopo l’altro cercano di andarsene Stybar, Henao, Nibali, Alaphilippe e Rodriguez, creano il vuoto, ma Valverde ricompare sempre; vengono così raggiunti i tre fuggitivi prima di scollinare e di frantumare ancora una volta il gruppo. Rimangono circa una decina davanti, uno contro l’altro, ma uniti contro quel “lui” sempre più spaventoso. Sono pochi gli eroi rimasti per contendersi la vittoria, combattono con tutte le loro forze, ma sanno che per avere almeno una speranza di farcela si devono alleare con qualcuno. Sembra uno di quegli scontri epici in cui i buoni, sempre in maggioranza fanno di tutto per sconfiggere il cattivo, il più temuto, quello che in teoria dovrebbe far vedere i “sorci verdi” a tutti, ma che alla fine a causa delle alleanze degli altri finisce sempre con il perire. Forse è anche questo il destino di Valverde che assume qui le sembianze di cattivo solo in fatto di nome e non per nessun altro parametro, che si ritrova da solo a rispondere agli attacchi di tutti gli altri il cui pensiero comune è farlo fuori. Lo spagnolo sembra ormai destinato a affiancare il posto Joker, Loki, Goblin, Sauron,Voldemort  e  tutti gli altri cattivi quando, giunti ormai all’ultimo chilometri con l’incredibile strappo finale, Moreno scatta creando dietro di sé il vuoto. Impossibile per “Don Alejandro” recuperare, ormai si deve arrendere, è stato sconfitto, ma la parola normalità, ma soprattutto resa non è mai stata compagna di Valverde. Il mursiano scatta di nuovo , quasi tirando fuori dalla manica un trucco infernale che aveva tenuto in serbo per tutti gli altri e in un attimo si riporta sul connazionale seguito dagli avversari. Nessuno voleva che si arrivasse così, giocarsi la grande decana in volata con colui che su quel terreno è il più pericoloso, ma come in tutte le storie che si rispettano il cattivo non trionfa mai ed è forse che cullati questa speranza i buoni danno tutto ciò che a loro è rimasto. 250 m, ultima curva , inizia la volata: Valverde si mette in testa come del resto ha fatto per tutta la corsa nel tentativo di non farsi scappare nessuno, sulla sua ruota un incredibile Alaphilippe che però non riesce a rimontare. È fatta .Lo spagnolo ha vinto.

È successo ciò che ci si aspettava, stranamente alla Liegi è stato rispettato un pronostico: ha vinto il più temuto, colui che doveva essere sconfitto. Strano per una corsa del genere, inusuale per il sistema di storie che si reggono in piedi con la vittoria dei buoni e la sconfitta dei cattivi. Hanno provato a mettergli i bastoni tra le ruote, tutti, nessuno escluso, ma non ce l’hanno fatta o semplicemente è stato troppo forte lui, attento ad ogni metro e pronto a saltare su chiunque cercasse di mettere la ruota davanti alla sua. Valverde ha vinto, lo ha fatto per la terza volta mettendosi dietro Alaphilippe e Rodriguez che sul podio non riescono a nascondere la delusione. Sul suo volto invece, la gioia, lo stupore, ma soprattutto l’emozione che dopo anni di vittorie non lo ha mai abbandonato. Ha vinto il più forte, il più temuto che ha reso inusuale la prerogativa della Liege-Bastogne-Liege di non avere solo un campione da combattere e ha abbattuto i confini di secoli di racconti in cui coloro che mettono paura devono essere sconfitti. Ha vinto punto, lo ha fatto nel miglior modo possibile e forse è anche strano stupirsi di tutto ciò perché alla fine dei conti come mi sono sempre chiesta fin da bambina chi ha mai detto che i “cattivi” debbano sempre essere sconfitti?

podio liege 2015

Giorgia Monguzzi

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