UNA STREGA CATTIVA, UN CAVALIERE ERRANTE ED UNA MALEDIZIONE

Era una notte di luna piena in terra d’Olanda quando venne lanciata una maledizione…

Di solito iniziano così le fiabe in cui una strega cattiva indignata per qualche torto subito lancia una maledizione contro la quale è impossibile ribellarsi. Di maledizione sempre si tratta, ma in questo caso tutto viene trasportato nel mondo reale in un pomeriggio di festa. Era una domenica di aprile del 1981 quando sull’Amstel Gold Race cadde una maledizione: senza volerlo Bernard Hinault fu l’ultimo a trionfare con la maglia iridata, per quelli dopo di lui un’impresa intentabile. Ogni anno per tutti i campioni del mondo scendeva puntualmente la maledizione, per loro impossibile ingannarla e riuscire a giungere a braccia alzate sul traguardo. C’era qualcosa che avvolgeva il mitico Cauberg che lo rendeva maledetto, tutti quei tifosi rassegnati a non vedere un’iride vittoriosa, una situazione creatasi forse perché era stato troppo sfruttato  come traguardo di campionati del mondo e cosi restio a concedersi a chiunque indossasse quella maglia. Non ci sono mezzi termini, maledetto, maledetto per tutti gli iridati, molti, troppi che avevano cercato di dominarlo, ma senza riuscirci. Nel recente passato Gilbert aveva dovuto farne i conti nel 2013 quando, dopo essersi laureato proprio lì campione del mondo, aveva pensato di fare doppietta, ma aveva dovuto piegarsi alla sortita solitaria di Roman Kreuziger che aveva anticipato tutti. Per riuscire a trionfare aveva dovuto aspettare l’anno successivo quando si era scrollato di dosso la maledizione per “rifilarla” sulle spalle di Rui Costa. Una maledizione  destinata a ripetersi ancora, anno dopo anno, anche per questa 50° edizione.

Un grande numero di favoriti per l’edizione di quest’anno dell’amstel gold race che arrivava al numero cinquanta, tra questi il primo di tutti il vincitore dell’anno scorso Philippe Gilbert seguito da Michael Matthews  e Alejandro Valverde. Tra questi nomi spuntava anche quello di Michal Kwiatkoski che si ritrovava nella posizione più scomoda di tutti, maglia iridata uguale maledizione. Quasi impossibile pensare per lui di riuscire a trionfare sul Cauberg da campione del mondo, anche se la sua squadra si era presentata come una delle più forti. Questo obbiettivo, almeno di provare a combattere sembrava già allontanarsi quando mancavano una trentina di chilometri, il polacco era infatti privo del suo scudiero, il carro armato Tony Martin che era coinvolto in un’azione di guerriglia in testa alla gara. Dopo l’azione di 6 avventurieri che aveva caratterizzato tutta la corsa, il tedesco si era ritrovato dentro ad un tentativo di attacco mosso in seguito alla sortita di Tanner e Clarke che comprendeva anche NIbali, Howes, Rosa e Caruso, questi ultimi due poi vittime di una caduta. Prima di annullare questo tentativo si era dovuto aspettare fino agli ultimi dieci chilometri dopo un intenso lavoro della bmc. Numerosi attacchi si erano alternati per cercare di sorprendere tutti i presenti, nessuno era però andato a buon fine e ci si era ritrovati tutti insieme al cospetto del terribile Cauberg.

Eccolo lì impetuoso, il terribile colle simbolo della classica olandese, pronto a risucchiare tutti i suoi sfidanti, tanti tifosi ai suoi margini che urlano all’impazzata e che dopo aver già visto il passaggio numerose volte attendono il gran finale. Tutti si scrutano, ognuno aspetta l’altro, ma quell’ “altro” nella maggior parte dei casi, per non dire tutti, è Gilbert ed è proprio per questo che quando Hermans scatta nessuno reagisce, tutti sono ancorati alla ruota dell’altro belga che poco dopo parte. Solo Matthews riesce ad agganciarsi con i denti, mentre dietro di loro si forma il vuoto. Il primo che emerge da questo baratro profondo è il portatore della maledizione Michal Kwiatkoski che con la sua iride splendente compare come un puntino sempre più grande alle spalle dei due attaccanti, lotta con tutte le sue forze contro l’inferno del Cauberg che lo vuole piegare come fa con tutti, ma lui non vuole arrendersi. Valverde, come al solito sbucato dal nulla è il primo a riportarsi sulla coppia di testa per poi da essere seguito da altri tra i quali il polacco e Gasparotto, e molti altri ancora che vanno a formare un plotone ricco di più di 20 corridori. Tanti volti, tanti atleti che si scrutano l’un l’altro cercando di capire chi è il più forte, si arriverà in volata nessuna discussione, molti pensieri balenano nella mente mentre il traguardo si fa sempre più vicino, ultimo chilometro. Gilbert ha a disposizione il compagno Van Avermaet che si posiziona davanti al gruppo, mentre gli altri favoriti sono solitari, il campione del mondo in fondo al gruppo cerca di destreggiarsi qua e la prima di soccombere sotto i colpi della maledizione. Meno 350 m, Kennaugh è il primo ad iniziare la volata, dietro di lui la coppia belga e l’australiano. Kwiatkoski è molto arretrato, chiuso da tutti gli altri non può fare altro che piegarsi al volere del destino, nemmeno quest’anno un campione del mondo primo sul traguardo, per lui è impossibile recuperare. Ma è quando tutto sembra perso che gli eroi si fanno largo e il polacco è certamente uno di questi, si alza sui pedali e tenta la sua rincorsa all’ultimo respiro. Di fianco a lui tanti avversari, ma il più temibile non si fa vedere, se ne sta nascosto pronto ad ingoiarlo tra le sue fauci. “vieni, ti aspetto” sembra dire “non potrai piegarti alla maledizione”, ma l’impavido Kwiatko non ha intenzione di arretrare. Un po’ come quei guerrieri che si affrontano nei tornei, seduti sui loro destrieri prendono la rincorsa e cercano di colpirsi a suon di lancia cercando di disarcionare il proprio avversario. Il suo non ha forma, è un qualcosa di indefinito che vagheggia nell’aria. Sta per soccombere a quella terribile maledizione, ma ha ancora qualche metro a sua disposizione, un ultimo colpo in cui riporre tutte le proprie speranze. Affianca gli altri in groppa al suo cavallo e lancia l’ultima stoccata, si gira di scatto prima di alzare le braccia al cielo del tutto incredulo di ciò che ha appena fatto. È il primo sul traguardo, tutti gli altri sono battuti, primi tra tutti Valverde e matthews, ma soprattutto il suo avversario invisibile. Impossibile, surreale, ma la maledizione come d’incanto è stata sconfitta, ora il traguardo non sarà più un tabù per i campioni del mondo.

podio amstel

Mette la testa tra le mani Kwiatkoski incredulo ed emozionato per quello che è successo, ha battuto la maledizione, questa volta l’iride e la forza d’animo sono state più forti. Non è stato un semplice duello, ma uno di quelli imprevedibili, perso, ma improvvisamente vinto, ma è così che accade per le cose più belle. Se ne è andata la strega cattiva senza nome e senza volto che lo stesso giorno di più di trent’anni prima aveva lanciato un sortilegio; sconfitta piegata dalla forza di un polacco che non ha mai voluto arrendersi. Un guerriero, il più forte del regno, uno di quelli che partono per rompere un maleficio e salvare la loro amata dopo aver affrontato mille pericoli. Un cavaliere errante proveniente dalla Polonia che al posto di un cavallo bianco aveva una bicicletta e una principessa da salvare tramutatasi in una maglia iridata.

Giorgia Monguzzi

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