RINCORRENDO UN SOGNO NELL’INFERNO

Non dorme più il pavè dopo il suo lungo riposo durato più di un anno, è pronto ad accogliere gli avventurieri che ha richiamato giunti per sfidarlo. Non sono più posti solitari quelli del nord-est della  Francia, nessuna spianata priva di esseri umani, ma folle giunte al cospetto dell’inferno, la Parigi-Roubaix è iniziata. Si sente l’eco in lontananza della foresta di Arenberg che chiama a gran voce uomini in bicicletta i cui volti si scorgono tra quelli di tanti, è sempre più vicino. Non ci sono più quei lunghi silenzi privi di pause, sono solo brevi e concisi perché bruscamente interrotti da quell’assordante rumore di folla e di biciclette che si avvicinano. La foresta accoglie per primi 9 avventurieri ,evasi dal gruppo con la futile speranza di farcela, poi scatena la sua ferocia sul plotone bramando di mietere le prime vittime che però non si fanno sorprendere. Tutti vi passano, dal primo all’ultimo, con i volti già irti di fatica e i denti digrignati, ma l’inferno è appena iniziato. Tutti i migliori si guardano, in cerca del dux da seguire, ma quest’anno non c’è nessun faro, non ci sono nè Boonen nè Cancellara, nessuno da temere da studiare, da imitarne i movimenti. Ci sono solo sguardi che rimbalzano da una parte all’altra alla ricerca di qualcuno, si potrebbe marcare il fresco vincitore del fiandre Kristoff ma lui si rivela essere una mina vagante che esce ed entra dal gruppo in continuazione, ed è cosi che Niki Terpstra, il vincitore dell’anno passato, diventa l’unico capro espiatorio di quella spedizione infernale.

Tra questi sguardi alla ricerca di qualcosa per cui bramare, solo uno è fisso, punta avanti. John Degenkolb è infatti uno dei pochi, per non dire l’unico, che non ruota la testa a destra e sinistra per fare la conta dei presenti, si mantiene invece costantemente nelle prime cinque posizioni e fissa chiunque lo preceda. Teoricamente non è considerato uno dei favoriti, “la corsa è troppo dura per lui” qualcuno dice, ma l’anno scorso ha sorpreso tutti arrivando in seconda posizione. Solo Tersptra lo ha preceduto ed è proprio pensando a quanto successo 12 mesi prima che si getta in continuazione su chiunque cerchi di evadere e di portare troppo avanti la sua ruota. L’anno passato non era stato abbastanza attento, pensava troppo a Cancellara e a Sagan che si scambiavano occhiate di sfida senza accorgersi che l’olandese prendeva il largo senza che nessuno tentasse di fermarlo. Un errore imperdonabile che non  può più permettersi, non può farlo ed è cosi che si mette alla ruota di ogni Caronte che pretende di mettersi al comando di quella traghettata infernale. Mentre nella sua mente affluiscono come flutti del fiume Stige questi pensieri e ricordi i settori si susseguono e anche il carrefour de l’arbre se na va lontano portando via con sé le speranze di Roelands che aveva tentato un’azione solitaria. Ma quando mancano 12 km Lampaerd e Van Avermaet rimangono soli al comando, John non può aspettare, non può sbagliare di nuovo ed è così che affrontando l’ignoto si lancia al loro in seguimento prima supportato da un suo compagno di squadra e poi in solitaria raggiungendoli dopo una rincorsa micidiale. In testa alla corsa si forma così un terzetto al quale si aggiungeranno Stybar dopo un superbo lavoro dell’Etixx, Elmiger, Boom e Keukeleire. Il gruppo è lontano, impossibile per loro ritornare nella battaglia con la speranza della vittoria, quest’ultima bramata da molti rimane nelle mani di 7 sopravvissuti.

Ormai ci siamo, il velodromo è vicino, l’inferno del pavè sembra ormai essere lontano, il fragore delle grida del pubblico si fa sempre più forte fino ad esplodere con l’entrata dei sette nell’anello di cemento. Esattamente un anno fa John era lì, con un drappello  di atleti  il cui cuore era carico di speranza e le gambe dilaniate dai chilometri percorsi, con gli occhi che fissavano quel traguardo che si avvicinava e i volti irriconoscibili a causa del fango e della fatica. Una volata in cui riporre i propri sogni e nella quale l’obbiettivo era battere il gladiatore Cancellara e arrivare per primi, un impresa non facile, ma John trasportato dal suo sogno ci era riuscito. Il primo tra quelli, ma non sul traguardo, molto prima di lui infatti era arrivato l’olandese Terpstra dopo una sortita solitaria. Un braccio alzato per il tedesco ben consapevole che era arrivato secondo ma con la gioia di essere arrivato primo. Sul podio della Roubaix, un sogno che cullava fin da bambino e come per magia aveva realizzato. Ed ecco riaffiorare quell’affascinante sogno un anno dopo che gli dà la forza di credere fino in fondo, gli dà energia nelle gambe che hanno affrontato l’inferno. Solo Stybar è rimasto davanti a lui, ma sul suo collo ci sono tutti gli altri, – 200m, inizia la volata. Degenkolb si alza sui pedali e parte trascinato dalle emozioni che per un momento prova ad accatastare per rincorrere quel sogno appeso sul traguardo. Non c’è nessuno davanti a lui, questa volta ha vinto, per davvero, ce l’ha fatta , alza le braccia incredulo prima di scendere dalla bicicletta e buttarsi sul manto erboso. Fissa il cielo forse pensando all’impresa appena compiuta, questa volta non ha sbagliato nulla, non è incappato nell’errore di 12 mesi prima, da quella Roubaix ha imparato, e anche molto. Perché d’altronde questa corsa oltre che un inferno è una scuola in cui si impara sempre di più, dove si piange per aver perso un sogno ma si trova la forza per tentare di nuovo. È diviso tra il sorriso di gioia e il pianto per l’incredulità il volto di John che fissa il cielo credendo ancora di sognare nel momento della premiazione. Alla sua destra e alla sua sinistra ci sono Van Avermaet e Stybar , rispettivamente terzo e secondo classificato, che a differenza sua non sono riusciti a riveder le stelle ma sono stati inghiottiti nuovamente dall’inferno prima di averlo domato. Poi giungono i suoi compagni che lo abbracciano mentre lui tenta di sollevare quel pesante trofeo a forma di sasso, sono emozionati, loro non hanno vinto, ma sanno che in quel sogno realizzato c’è anche il loro zampino. Negli occhi di John che fissano il cielo ci sono anche i loro, quelli di tutti gli altri che in qualche modo hanno visto quell’impresa perché quando si vede qualcuno realizzare un sogno dopo averlo rincorso tanto non si può nascondere di essere anche un pizzico felici.

roubaix 2015

Giorgia Monguzzi

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