VENTO DAL NORD

C’è silenzio nella foresta di Arenberg, nord est della Francia, con i suoi fitti alberi pare addormentata, tutto tace, si sente qua e là uno struscio di foglie causato da volatili di varie dimensioni. Un tempo vi passavano i minatori che si recavano nelle miniere vicine, partivano all’alba per tornare a giorno terminato con le facce sporche di polvere scura. Tutto dorme, pure la sua fila di mattonelle di pavè pare tacere, se ne stanno lì come al solito mattonella dopo mattonella con la loro forma irregolare e aspettano, aspettano che tutto intorno si risvegli. Succede tutto all’improvviso, una volta all’anno all’inizio di aprile, tutto magicamente prende vita, la foresta si popola di gente da tutto il mondo, mostra a tutti il suo splendore che ha conservato in tutti gli altri mesi, è giunto il momento della Parigi-Roubaix! Giungono nel nord-est della Francia persone da tutto il globo, atleti che vogliono tentare l’impresa. C’è come un vento improvviso, impercepibile che fuoriesce da questi luoghi misteriosi e si diffonde, “vieni a sfidarmi” sembra voler dire per lanciare la sfida a tutti i combattenti delle due ruote. Li corteggia, li affascina, li convince a partire verso l’inferno, una corsa infernale di fango e fatica. Possono immaginare cosa li aspetta, ma qualsiasi cosa può succedere, partono in un modo e giungono a Roubaix completamente diversi.

Quest’anno la Parigi-Roubaix sarà un po’ diversa, forse perché i chilometri saranno solo 253 a causa della rimozione di un settore di pavè che risulteranno così soltanto 27 o forse perché si ritroverà per la prima volta orfana di Fabian Cancellara e Tom Boonen, due dei suoi più grandi dominatori messi fuori gioco da degli incidenti. Forse sarà diversa semplicemente perché sarà più aperta che mai, con pretendenti di ogni nazione, primo fra tutti il campione uscente Niki Terpstra che avrà a sua disposizione un super squadrone con il prezioso appoggio dell’uomo del fango Stybar. Saranno molti quelli che proveranno a sottrargli lo scettro di vincitore, tra questi Alexander Kristoff che cercherà di entrare nella storia dopo aver vinto il giro delle Fiandre nel giorno di Pasqua e Peter Sagan che quest’anno ha ottenuto una sola vittoria.Sono tanti i nomi che si susseguono come trionfatori sul traguardo di Roubaix ma tra questi ce ne sono due che spiccano in un modo impetuoso, forse per la loro storia, o semplicemente per la loro voglia di vincere. Il primo è Bradley Wiggins che spera di poter scrivere l’ultimo atto delle sue imprese nella classica delle pietre prima di ritirarsi completamente dalla strada per prepararsi alle olimpiadi, l’inglese più volte aveva espresso questo suo desiderio di vittoria, l’anno passato ce l’aveva messa tutta senza riuscirci, ma questa volta è tornato per andare fino in fondo. Il secondo è John Degenkolb, quest’anno già vincitore della Milano-Sanremo, ma con il sogno di riuscire a dominare la classica delle pietre, un sogno che nutre dentro di sé fin da bambino, impossibile non ricordare l’anno passato quel suo arrivo con il braccio alzato nel velodromo di Roubaix, secondo classificato con la gioia di essere in qualche modo un vincitore. Saranno tanti i combattenti al via, uno più forte dell’altro, ma come sempre è difficile dire chi vincerà, è questa la peculiarità dell’inferno del nord: si può partire come più forti e in un attimo perire sotto i colpi delle pietre.

La foresta di Arenberg richiama tutti con quei suoi silenzi inquietanti che presto si riempiono di suoni di ruote che lottano con le pietre e sospiri di fatica. Si combatte con tutte le proprie forze per quei 2400 m di pura follia, si lotta contro le pietre che implacabili si propongono sotto ogni bicicletta, si stringe i denti e si soffre cercando di farlo in silenzio per non rompere quell’incantesimo che li circondano, si è stanchi ma mancano ancora più di 90 km. Sembra tanto, si può recuperare, ma chi viene inghiottito nella foresta di Arenberg rimane indietro per sempre. Chiama a gran voce il Cerrefour de l’arbre con il suo tracciato dissestato ed assassino pronto a rallentare chiunque lo voglia sfidare, pietre tremende una accanto all’altra ma separate da spazi capaci di inghiottire chiunque vi passi. Non bisogna tentennare, si deve dare tutto perché è l’ultima occasione per lasciarsi tutti dietro le spalle e arrivare in solitaria al velodromo di Roubaix. È davvero un inferno questa competizione capace di dilaniare gli animi dei suoi sfidanti, ma al contempo affascinante sia per chi vi partecipa che per chi la guarda dall’esterno. Affascina con il suo mistero, con le sue pietre, con i suoi silenzi, ma soprattutto con quella sua capacità di risvegliarsi come per magia e riprendere vita. E’ l’inferno del nord, tutti coloro che vi prendono parte sanno che dovranno soffrire, dare tutto in quei chilometri interminabili. Partiranno da semplici uomini e torneranno come eroi, combatteranno con tutte le forze ben consapevoli che molti periranno e solo uno potrà trionfare. Sono dei temerari  questi avventurieri che partono sapendo l’inferno che li attende, pazzi qualcuno potrebbe dire, ma d’altra parte affascinati e risucchiati da quel vento di sfida che viene da nord.

Giorgia Monguzzi

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