NON OCCORRE ESSERE DEI VINCENTI

La fortuna è una cattiva avversaria per gli uomini, ma soprattutto per chi di professione fa il ciclista, causa di essa una caduta, un imprevisto può essere dietro l’angolo e compromettere un’intera competizione, ma la più brutta cosa che la sfortuna può fare è illudere. Far cullare ad un’atleta la speranza della vittoria, essere sul punto di afferrarla, ma proprio quando si sta per fare ciò vedersela portare via. Sono parecchi i corridori sfortunati in gruppo che spesso sono vittime di capitomboli e quant’altro, ma senza dubbio il più sfortunato di tutti è Greg Van Avermaet. Belga di razza, cresciuto sui muri delle fiandre cullando il sogno di poterla vincere quella corsa, grande corridore in forza alla bmc, completo, uomo da classiche e con lo spunto veloce, potremmo stare qui ore ad elencarne le caratteristiche, ma tra questi aggettivi mancherebbe senza ombra di dubbio quello di vincente. Greg infatti più volte nelle classicissime e nei grandi giri ha fatto sognare con i suoi tentativi scapestrati e micidiali, ha tenuto tutti con il fiato sospeso quando in solitaria lottava contro un gruppo intero che cercava di riprenderlo, più volte è arrivato sul punto di vincere, ma pochissime ci è riuscito. Con azioni perfette, scatti  e volate ha cullato più volte il sogno di una grande vittoria ma nella maggior parte dei casi la sfortuna proprio sul più bello lo ha sempre colpito facendolo arrivare irrimediabilmente secondo. Una sfortuna tremenda, assassina che un giorno prima o poi avrebbe dovuto abbandonarlo.

Erano 203 i chilometri previsti per la terza tappa della 50° edizione della tirreno Adriatico, una delle più lunghe tra quelle in programma che prevedeva un arrivo ad Arezzo al termine di un muro incredibile. Era lunga la lista dei favoriti per la vittoria, al primo posto recava  Peter Sagan seguito da Fabian Cancellara, ma in questo elenco di nomi spuntava anche quello di Greg Van Avermaet che progettava grandi imprese ma ancora una volta era destinato a soccombere davanti alla sfortuna. La squadra dello slovacco aveva iniziato a controllare la corsa fin dalle battute iniziali quando un gruppo di 5 fuggitivi era andato in avanscoperta con poche possibilità di giungere al traguardo. Negli ultimi 20 km quando l’azione dei 5 era stata annullata del tutto la tinkoff si era imposta potentemente davanti al gruppo non lasciando spazio per nessun tentativo, molte squadre avevano tentato di organizzarsi compresa la bmc del belga ma non ci erano riusciti. Tre, due, ultimo chilometro, il momento della verità stava per arrivare, Sagan era rimasto solitario,  ma tanti erano i pretendenti alla vittoria, c’erano il gladiatore Cancellara, Pozzato, Stybar e Geschke, ma tra questi volti pronti a contendersi la vittoria c’era anche quello di Van Avermaet che provava ad organizzarsi con l’aiuto di Caruso. Era il momento di tentare, di sopraffare tutti, perfino quella dannata sfortuna ed è proprio questo che ha spinto il belga a tentare. Tutti aspettavano il momento buono, dopo la curva per entrare nel rettilineo finale, studiavano i movimenti di Sagan che sembrava attardato, ma non i suoi. Ed è così che trovandosi davanti il belga è partito, forse per una volta non curandosi del fatto di essere un perdente, ma solo pensando che lui poteva farcela. In un attimo gli sguardi si sono rivolti verso di lui: Stybar si è lanciato sulla sua ruota, Pozzato su quella di Stybar, Cancellara su quella di Pozzato, fomrando un trenino guidato da Van Avermaet . Mancava poco, ultimi metri, forse per una volta nella vita Greg poteva avercela fatta, ma dietro ecco spuntare  Sagan che con un’incredibile recupero era pronto a soffiargli la vittoria. Ormai è finita, nulla da fare, bisogna accontentarsi del secondo posto, ma questo non è quello che pensa il belga, lui non è abituato a vincere e ad accontentarsi per una volta del secondo posto, lui invece è abituato a tutto il contrario. È abituato a cullare un sogno prima che la sfortuna nel momento più bello glielo infranga, ma quando sogna quel traguardo anche se non lo raggiungerà per primo lo sogna fino in fondo con la speranza di potercela fare. E così quella perseveranza destinata a soccombere brutalmente trova sul muro di Arezzo il suo terreno e lo porta a crederci fino in fondo. Greg ha vinto, Sagan è dietro. Sembra incredibile ma è proprio così: il vincente battuto dal perdente, quasi come una barzelletta, ma è invece la realtà. Van Avermaet finalmente ce l’ha fatta, ha vinto proprio nel momento  in cui sembrava non aver vinto, tante volte la sfortuna è proprio strana. Lui è abituato ad arrivare  secondo, ad essere lo sconfitto, a trovarsi dopo l’arrivo a  chiedersi continuamente dove ha sbagliato, ma forse tutte quei pensieri di delusione hanno finalmente trovato il loro sbocco. Quando si è troppo convinti di aver vinto raramente ci riesce, ma è quando si è sicuri di non farcela che si  tenta il tutto per tutto, è lì che si giunge alla vittoria. Van Avermaet poche volte ci è riuscito, la sfortuna spesso ha puntato verso di lui, ma finalmente  in quel giorno tanto annunciato  è stata la sua compagna. Tutti quei secondi posti, le delusioni, i sogni mancati, tutto gli è balzato alla mente in quei pochi metri che lo separavano dal traguardo e lo hanno spinto a credere in fondo. La gente, il pubblico, tende ad evitare i perdenti, gli sfortunati, “è inutile tifare per loro se tanto non vincono” molti la pensano così, ma si sbagliano. I perdenti sono i più forti quelli più dotati di coraggio. Un po’ come Greg che da perdente come era ha raggiunto il suo traguardo senza aver vinto come altri un centinaio di corse prima, ma solamente credendoci fino in fondo, perché alla fine dei conti per vincere una corsa non occorre sempre essere dei vincenti.

terza tappa tirreno 2015 b

Giorgia Monguzzi

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