L’UOMO DEL FANGO, L’UOMO DEI MURI E L’UOMO DEL SOLE

È tempo della polvere, delle lacrime dei dolori, ma anche delle soddisfazioni, delle vittorie. Il momento delle strade bianche giunge sempre un po’ impetuoso all’inizio di marzo con il suo superbo fascino e unicità. La prima delle corse del nord, ma talmente strana da ritrovarsi lontana, quasi esiliata, dalle sue sorelle, anch’essa leggendaria ma non con tutta la lunga storia che hanno le altre in quanto è giunta solo alla nona edizione. Affascina tutti questa misteriosa corsa tra le colline di toscana che richiama atleti, uomini, guerrieri che  incrociano le loro sorti per confrontarsi tra di loro, per scoprire chi è il vero dominatore. Bisogna armarsi di coraggio per prendere il via alla competizione perché non solo si combatterà contro gli uomini, ma contro il vento, l’infernale sali e scendi, ma soprattutto con la polvere. La polvere bianca da cui proprio questa corsa prende il nome è l’elemento che la adorna di un’eleganza unica e di mistero, la compagna per i nostri guerrieri, ma anche l’avversario da combattere. Un vortice di emozioni racchiude la polvere delle strade bianche, di fatica, di gioie e di dolori, ma soprattutto di storie, storie di uomini provenienti da posti diversi che si incontrano perché combattono per la stessa cosa. Nel vortice i loro destini si incrociano, si perdono per poi ritrovarsi, tessono storie, provocano emozioni, uomini differenti che non possono fare a meno  che diventare parte di un’unica impresa.

Anche quest’anno i destini di alcuni uomini si sono incrociati, tre per la precisione che a circa 12 km dal traguardo si ritrovano da soli a lottare per la vittoria. La corsa si era aperta con una fuga di 9 poco alla volta decimata prima di entrare nei duri tratti di sterrato ed è qui che uno alla volta sempre più combattenti hanno dovuto dire addio alle speranze di conquista. Primo fra tutti Boom, poi Nibali e molti altri per giungere all’inaspettato crollo totale di Sagan che fino a quel momento aveva fatto scatti all’impazzata seguito molti chilometri dopo da quello parziale del gladiatore Cancellara. E insieme a loro molti altri che per un motivo o un altro si sono staccati, tutti ma proprio tutti tranne tre, tre come il numero perfetto, tre come i sopravvissuti che hanno visto intrecciarsi i loro destini. Tre uomini diversi, ma in quel momento così uguali, capaci di cooperare per un unico obbiettivo. Il primo tra i tre è Alejandro Valverde, lo spagnolo, l’uomo del sole, del caldo perché lui è un amante delle alte temperature, imprevedibile, capace di qualsiasi cosa. In grado di vincere su qualsiasi terreno, in montagna, in pianura, a cronometro, in volata, in un gruppo ristretto e perfino in solitaria, l’importante è cogliere tutti alla sprovvista. Di corse nella sua vita ne ha vinte davvero tante, molto probabilmente ne ha perso pure il conto e quando c’è lui non si può non metterlo tra i favoriti. Anche quel giorno era stato indicato tra i possibili papabili e infatti già dai primi chilometri aveva messo la sua squadra davanti al gruppo. Insieme ad Alejandro c’è Greg Van Avermaet, il belga, l’uomo dei muri perché praticamente il percorso delle fiandre gli passa quasi dentro la casa, amante delle corse del nord, delle avventure e dei tentativi impossibili. Protagonista di corse emozionanti interrotte bruscamente dal resto del gruppo che puntualmente infrange i suoi sogni. Forte, coraggioso, tenace, ma sicuramente non un vincente anche se di corse nella sua carriera un po’ ne ha vinte, uno favoriti quando si parla di corse del nord dove, se non con una vittoria, segnerà l’edizione con uno dei suoi attacchi emozionanti. Il terzo dei tre è un ceco, Zdenek Stybar, dal nome impronunciabile e non molto conosciuto dal pubblico perché abituato a combattere su altri terreni. Lui è l’uomo del fango, il campione del mondo di ciclocross nel 2010, 2011 e 2014 senza contare quelli nelle categorie minori ,abituato a convivere con la fatica, amante dei terreni dissestati ,del pavè e non certo della semplice strada. Un vero e proprio talento che di vittorie ne ha già fatte molte, ma più volte costretto al ruolo di gregario poiché incluso in una squadra di gente forte come lui, troppo  forte. Spuntava anche il suo nome tra la stretta cerchia dei favoriti alla partenza delle strade bianche, compariva il nome di tutti e tre ma senza dubbio a una certa distanza da Cancellara e Sagan, ma in quel momento lo svizzero e lo slovacco non c’erano, troppo lontani per incrociare il loro destino, tra di loro  era ancorato StepVanmarcke che lottava con tutte le forze per “riagguantarli”, ma senza riuscirci.

12 chilometri da percorrere, ma solo loro tre davanti, obbligati a cooperare per evitare che qualche intruso sopraggiungesse nel loro idillico piano. Valverde, Van Avermaet, Stybar, si alternano l’un l’altro con cambi regolari fino a quando sulle loro teste  compare la fiamma rossa dell’ultimo chilometro. È in quel momento che nuovamente le loro strade si dividono, ognuno deve pensare a sé stesso, il vincitore è solo uno: l’uomo del sole è il più forte tra i tre, quello dei muri deve lottare contro la sfortuna, quello del fango contro gli altri due. Valverde è consapevole della sua superiorità ed è lui a prendere in mano la situazione, ma quando mancano 700m VanAvermaet decide di tentare la sorte, scatta con la speranza di arrivare in solitaria. Solo Stybar abituato ai cambi di ritmo improvvisi riesce a seguirlo, Valverde naufraga senza sosta. La salita di via S.Caterina è micidiale, non lascia respiro, non lo lascia di certo  al belga e al ceco, ora sono in due.  La sfortuna contro la strada, ma ancora una volta è la prima delle due avversarie ad avere la meglio, quando mancano poche centinaia di metri Stybar scatta, guadagna metri fino a giungere in solitaria il traguardo e in un attimo quel filo invisibile che lo aveva tenuto unito a Van Avermaet si rompe, la storia fino a quel momento appartenente ad entrambi diventa solo sua, ha vinto. Gli altri arrivano dopo, staccati di pochi secondi e con un ritardo leggermente più considerevole, il belga e lo spagnolo. I due compagni di viaggio del vincitore che hanno condiviso parte del loro destino per poi dividersi a causa delle sue regole ferree. Un solo vincitore, questo impongono le strade bianche che con la loro polvere bianca tessono emozioni, creano storie di uomini, di guerrieri, come quella dell’uomo del fango, dell’uomo dei muri e dell’uomo del sole.

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Giorgia Monguzzi

 

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