CONTRIBUTO (IN)VOLONTARIO

Ogni anno puntuale come un orologio svizzero nella vita scolastica di uno studente di scuola superiore arriva sempre un particolare giorno che insieme a quello delle pagelle costituisce, con potenza emotiva relativamente minore, uno dei momenti più difficili dell’anno. Trascurato da tutti coloro che non hanno almeno un piede ancora nella scuola, il momento dell’iscrizione arriva irrimediabilmente all’inizio di febbraio, assassino come non mai perché costringe lo studente a proiettarsi già all’anno successivo quando invece ha appena iniziato a lottare per non essere bocciato. Viene così dato il via al consumo di penne causato da firme senza sosta e compilazioni di dati anagrafici che da un anno all’altro possono essere cambiati, ma la parte fondamentale di questa  iscrizione non è tanto l’insieme di fogli da compilare, ma piuttosto uno  dei suoi piccoli componenti che fa sempre dannare tutti: il bollettino con il versamento allo stato. Io lo definisco proprio come un rompicapo, una cosa incomprensibile, tanto che per capire a chi intestarlo servono i più grandi ingegneri del mondo. Per farvi capire la sua complessità basta che vi dica che dall’anno scorso (questa tassa si paga solo in quarta ed in quinta) mi ritrovo con il riportare il tutto rigorosamente oltre la scadenza perché né io, né mio papà, né tantomeno la tizia della posta che dovrebbe quantomeno saperlo, abbiamo ancora capito cosa dobbiamo scriverci sopra.

Detta così fare un’iscrizione, a parte il piccolo dilemma del bollettino che può provocare al massimo ritardi di qualche giorno, sembrerebbe semplice, ma come si sa noi italiani non siamo famosi per la nostra semplicità. Il vero dilemma all’interno di un’iscrizione è la leggendaria e temuta tassa di iscrizione, definita temuta non perché vi saltino fuori mostri strampalati o perché per coprirla bisogna ipotecare la casa, ma semplicemente perché non si è ancora capito se pagarla o no. Per risolvere questo grande dubbio c’è un apposito foglio all’interno, ma anche consultandolo non si capisce un gran che. Una volta c’era scritto obbligatorio e così noi da bravi studenti abbiamo commissionato a padri e madri il versamento, ma un giorno, dopo che questi esausti genitori avevano speso parte della loro vita per fare la coda allo sportello per pagare un qualcosa obbligatorio, è arrivato ad ognuno di noi la comunicazione che potevamo anche pagare, ma non era essenziale. Indescrivibile l’ondata di protesta scatenatasi all’interno della nostra classe che come sempre ha finito con il fermarsi lì, ma ora per evitare queste possibilità di subbugli quel foglio accompagnante il bollettino arreca puntualmente “contributo volontario”. Proprio così, volontario, dovrebbe significare che si può pagare oppure no, ma per la mia classe ha assunto ormai il significato di “contributo obbligatorio”, guai a chi non lo paga. Mi ricordo che qualche anno fa una mia compagna era stata l’unica ad aver “osato” non pagare, non vi immaginate nemmeno la rivolta della classe, basti pensare che in molti non le hanno parlato fino alla fine dell’anno. Ormai quindi non ci dovrebbero essere più dubbi: 140€ da pagare che lo vogliate o no, d’altronde la scuola italiana è in crisi e se non paghiamo noi rischiamo di finire all’ospedale a causa di caduta di calcinacci sulla testa. Ci sono però degli avventurieri che si lanciano in un’impresa e pensano bene di non pagare non dicendo nulla a nessuno, ma semplicemente consegnando all’addetto al ritiro l’iscrizione dicendo di non aprirla. Io che sono rappresentante di classe di queste cose non posso che accorgermi, d’altronde ho il compito di controllare se hanno compilato tutto  e quando noto la presenza di un solo bollettino (solo quello dei 15 euro per lo stato e non quello dei 140) non posso  nascondere che l’indignazione mi salga e anche parecchio. Soprattutto perché questo rifiuto di pagare, senza farlo sapere agli altri, arriva proprio da coloro che si prodigano difensori della scuola; “bisogna sostenere la scuola perché ci prepara al nostro futuro” sono soliti dire con l’aggiunta di altri paroloni, ma alla fine dei conti sono i loro i primi a tradirsi. La cosa però che mi fa più ribrezzo di queste persone è che loro non pagano, ma invece lo fanno coloro che fanno fatica ad arrivare a fine mese. È inutile negarlo, nella mia scuola ce ne sono tanti, quei soldi risparmiati farebbero loro davvero comodo, ma nonostante ciò come tutti gli altri si recano puntualmente in posta per il versamento e sono anche i primi a farlo perché lo ritengono una cosa importante per la scuola dei loro figli, una cosa soprattutto  corretta, mentre invece c’è gente senza scrupoli con forse tre mercedes in garages e una bella casa spaziosa che preferisce impiegare quei 140 € per qualcosa di più interessante.

tassa

È strano come a causa di una semplice iscrizione sorgano così tanti problemi, ma come emerga anche la vera parte di una persona. Non me la sento di giudicare fino in fondo chi paga o non paga, perché  molti che decidono di non farlo in quanto fanno realmente fatica a vivere hanno tutto il mio appoggio; io penso però a tutti gli altri, e ve lo garantisco quegli altri sono davvero in tanti, come facciano ad essere così privi di scrupoli. Forse quel maledetto rompicapo di bollettino serve a qualcosa: capire realmente come è una persona davanti a una scelta di pagare o meno un contributo per il bene comune, ma soprattutto (in)volontario.

Giorgia Monguzzi

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