JI CHENG, IL PRIMO DEL GRUPPO

“l’Olandese deve sempre avere un capitano” è impossibile non rispettabile questa regola inviolabile che accompagna l’olandese volante, la mitica nave fantasma che solca i mari delle tenebre. Occorre che questo vascello sia necessariamente guidato da qualcuno che lo indirizzi e che si fonda con esso, nel film “Pirati dei caraibi” prende le sembianze di Davy Jones costantemente accompagnato da quella frase che si ripeta all’infinito, in miti e leggende esso ha una miriarde di nomi e di volti. Una legge che non può essere infranta, chi pugnalerà il cuore del comandante dovrà prendere il suo posto perché l’olandese non può non avere un capitano. Sembrerà alquanto strano ma provando a distaccarci dei miti e del cinema per fiondarsi nel mondo del ciclismo troveremo quella stessa regola ripetersi all’infinito.vIl gruppo necessita di un capitano, un comandante che non deve dettare legge, ma deve guidarlo fino al traguardo mettendosi in prima posizione per alzare il ritmo. Ci si accorge di ciò quando c’è una fuga in corso: davanti avventurieri bramosi di conquistare il loro tesoro tentano l’impossibile per non farsi riprendere mentre dietro il vascello fantasma deve far di tutto per raggiungerli, se ha il suo capitano ce la farà, altrimenti andrà allo sbando mancando il suo obbiettivo.

Sono tanti i volti che si alternano davanti al gruppo, impossibile tenerne il conto, ma tra questi vi è un ragazzo che ha il compito di imporsi davanti agli altri non per pochi minuti, ma per tutta la tappa e questo lo aveva fatto anche il giorno prima e lo farà anche quello dopo. Il suo nome è Ji Cheng cinese classe ‘87 e militante nella Giant , con una sola vittoria al tour of South Corea nel 2008 alle spalle e gregario di professione. È a lui che tocca il lavoro sporco all’interno di una tappa di pianura: deve mettersi davanti  e prendere tutto il vento in faccia per evitare che i fuggitivi prendano troppo il largo, fare di tutto affinchè il suo vascello riesca in un attacco a sorpresa . Nell’ultimo tour de France ce lo siamo trovati davanti parecchie volte quasi allo sfinimento, nelle tappe di montagna, di collina e di pianura entrando in azione quasi fin dal primo chilometro fino alle fasi finali. Si metteva sempre davanti con quegli occhi che scrutavano la strada ancora da percorrere e pedalava sempre portando con sé quell’inevitabile bagaglio di fatica che ad ogni chilometro diventava sempre più pesante ma alleggerito da quell’orgoglio di essere il comandante del gruppo, di avere la responsabilità di portare i capitani Kittel e Degenkolb  nella migliore posizione. Dopo tutto quel vento in faccia arrivava sempre il momento in cui doveva staccarsi lasciando il suo vascello al proprio destino, la scelta più difficile per un comandante ma lui guardava sempre avanti senza curarsi di chi ci fosse dietro perché nella maggior parte dei casi non c’era mai nessuno. Nel tour 2014 è sempre stato così, ad un certo punto si staccava dal plotone e dopo essere stato per lungo tempo al comando diventava l’ultimo della tappa, al traguardo quando la festa era già finita de un pezzo e poi l’ultimo della generale, ha sempre occupato quella posizione, ma mai ha disertato il suo ruolo Nell’ultima tappa addirittura sui campi Elisi dopo aver lavorato a lungo si è staccato ed è stato doppiato; poteva benissimo ritirarsi, poteva farlo anche in tutte le altre tappe, ma non lo ha mai fatto nemmeno in quel momento in cui il suo lavoro era finito e il suo vascello non aveva più bisogno di lui. È inusuale vedere un cinese che corre in bicicletta, lui è il primo, nella sua vita ciclistica è stato il primo di molte cose: il primo cinese alla Milano Sanremo, ad una corsa a tappe, al Giro e in quel momento al tour. L’orgoglio di essere il primo di qualche cosa penso che sia impareggiabile, ma ancora più grande è la soddisfazione di aver portato il gruppo e il suo capitano sulla carta alla vittoria. Molte volte nella Grand Boucle è stato il suo capitano Marcel Kittel ad alzare le braccia al cielo ed ogni volta si ripeteva lo stesso scenario: ringraziava tutti i suoi compagni uno dopo l’altro, Cheng sempre per ultimo perché costantemente giungeva dopo al traguardo, ma il primo tra i tanti in quanto l’arrivo in volata non era nient’altro che merito suo.

Io Ji Cheng ho avuto modo di incontrarlo alla Milano Torino 2014 classica del panorama italiano, quando mi sono avvicinante e gli ho fatto i complimenti ho visto apparire sul suo volto un sorriso immenso, come un bambino stupito dalla gioia incontenibile. Ma è stato quando gli ho chiesto una foto con lui che ha iniziato a ringraziarmi dicendo che non gli era mai capitato e a descrivermi la sua contentezza, ho visto gioia nei suoi occhi, ma soprattutto coraggio, la forza di non fermarsi davanti a nulla, la responsabilità di traghettare un gruppo perché esso come l’olandese deve avere sempre un comandante. Lo stesso sguardo intenso e sognatore me lo sono ritrovata davanti a Superga la collina mitica di Torino che per molti rappresenta un muro invalicabile, tanto più se lo si ripete due volte. In tanti non erano pervenuti, avevano disertato davanti a quella difficile prova in pochi erano giunti al traguardo, impossibile che un ultimo classificato al Tour ci riuscisse, ma tra quei pochi c’era pure lui. Tra i primi arrivati era spuntato anche il volto di Cheng che più stupito di tutti gli altri tagliava il traguardo diviso tra l’immensa gioia e l’inevitabile fatica. Non stava in piedi per la stanchezza, ma sorrideva ed era soddisfatto per quello che aveva fatto e lo ripeteva al suo massaggiatore, è stato qualcosa di magnifico quella scena che penso difficilmente scorderò. Nei suoi occhi la gioia opposta alla fatica, gli stessi occhi di quel ragazzo che per tappe intere giorno dopo giorno circa 3 mesi prima trainava il gruppo. Il comandante obbligato a rispettare quella regola infernale pena l’arenamento della nave, un compito difficile che non possono fare tutti. Spetta solo a coloro che sono dotati di spirito avventuriero, con la voglia di non arrendersi mai costretti a prendere la responsabilità di un vascello di ciclisti,con l’animo forte di Ji Cheng sulla carta l’ultimo del tour ma sulla strada sempre il primo del gruppo.

io e cheng

Giorgia Monguzzi

Annunci

2 pensieri su “JI CHENG, IL PRIMO DEL GRUPPO

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...