2014, L’ANNO DI CONTADOR, L’ANNO DI NIBALI, L’ANNO DI TUTTI…

Ciclismo, 2014, al solo accostare questi due termini ad un appassionato di ciclismo o a qualunque italiano è una la cosa che gli viene in mente: Vincenzo Nibali. Eh si, quest’anno ce lo ricorderemo per molto tempo proprio grazie a lui con il suo trionfo in terra francese che ha portato alto il ciclismo italiano e ha fatto interessare a questo sport molti di quelli che non lo consideravano nemmeno. Impossibile dimenticarsi dei suoi occhi che fissavano il cielo di Parigi mentre gli veniva consegnata la maglia gialla, l’ultima la più importante che lo avrebbe dichiarato a tutti gli effetti vincitore. E’ questa l’immagine che ci balena nella mente un po’ riassuntiva di questo 2014, 365 giorni intensi, carichi di emozioni, in cui di cose ne sono successe davvero tante e abbiamo avuto modo di sognare non solo grazie al siciliano.

La stagione si è aperta ufficialmente con la vuelta Tachira, ma solo con il tour down under è iniziato il vero ciclismo che conta. Con la corsa nell’altro emisfero abbiamo sognato con i velocisti che a spallate si contendevano il traguardo, mentre un rinato Cadel Evans si doveva arrendere in classifica generale per un solo secondo al connazionale Gerrans. Intanto in terra Argentina i grandi nomi si preparavano alla battaglia dei mesi seguenti colpiti da un caldo feroce mentre noi in Europa morivamo di freddo. È stata la prima volta di Dubai, capitale del lusso e di chi ha un bel patrimonio che per la prima volta ha ospitato un vero e proprio giro che ha visto Taylor Phinney  metà italiano e metà americano prevalere su tutti. Si è poi aperta la stagione anche nello stivale con Laigueglia salvata all’ultimo momento, costa degli etruschi e gp di Lugano in terra elvetica. Ci siamo persi nella polvere bianca, quelle delle strade bianche si intende, vedendo trionfare il giovane Kwiatkowski davanti agli occhi di Sagan, abbiamo sognato vedendo arrivare trionfale così come successo molti anni prima agli imperatori, Alejandro Valverde in occasione della Roma Maxima. Nella corsa dei due mari divisi tra Tirreno e Adriatico Alberto Contador è rinato dominando su tutti, mentre in terra francese con la Parigi Nizza era Betancur a dettare legge, il trofeo nobili e poi la milano sanremo senza neve e senza Pompeiana ,ma con la vittoria di Kristoff.

Giunse poi il tempo delle classiche, il tempo di trasferirsi al nord pronti per sfidare sé stessi, gli altri, ma soprattutto per entrare nell’inferno e nella leggenda. La storia è iniziata con il E3 Harelbeke con il trionfo un po’ amaro di Sagan mentre Cancellara aveva lottato con ogni mezzo per recuperare dopo il blocco a causa di una maxi caduta, la gent wevelgem con la vittoria di Degenkolb e i paesi baschi con il dominio di Contador,ma il meglio doveva ancora arrivare. Impossibile non emozionarsi al fiandre con il trionfo in volata del gladiatore, percorrere con lui la sua avanzata un muro dietro l’altro e poi sul pavè della roubaix accontentandosi di un terzo posto dopo che Niki Terpstra aveva sorpreso tutti. Vennero le Ardenne con la vittoria alla freccia del Brabande e all’amstel di un ritrovato gilbert, la magia di valverde sul muro di huy e la rivincita di gerrans alla legi, mentre in trentino era evans a fare da padrone e poi in Romandia la vittoria di Froome.

Fu la volta del primo dei grandi giri, quello che noi italiani amiamo di più: il giro  d’Italia. Forse perché siamo un po’ egoisti e gli vogliamo bene soltanto perché è nella nostra terra, o forse  soprattutto perchè ci fa vivere emozioni inspiegabili: il calore del popolo irlandese, la pista insaponata di bari, la caduta a montecassino, la cronometro tra le terre del vino, le vittorie di Ulissi, l’arrivo in solitaria di aru a montecampione, la tappa innevata, i trionfi della bardiani, l’inferno dello zoncolan e la magia di trieste con i tifosi colombiani venuti ad applaudire il vincitore Quintana. Giunse poi il tour de Suisse con la tripletta di Rui Costa e il Delfinato con il crollo di Froome, la supremazia di contador, ma la vittoria di Talansky, il campionato italiano con la vittoria in terra trentina di nibali per gli uomini e sotto la pioggia di varese di elena cecchini per le donne. Fu tempo di conquista italiana in Francia in occasione del tour dove insieme all’incoronazione di Nibali abbiamo sognato con tutti i suoi protagonisti: Gallopin ,Elmiger e Bauer, Majka, il grande atteso Froome ritiratosi nella quinta  tappa e alberto contador vittima di un incidente nella decima, le alpi, la tappa del pavè,i pirenei prima i approdare a parigi. intanto in terra italiana era un’olandese che faceva conquiste: Marianne Vos dettava ancora una volta legge con tutto il suo team al giro rosa. La vittoria di Majka in polonia, valverde a san sebastian e Wellens all’eneco prima che giungesse la vuelta. Sotto il calore di spagna ci fu il duello tra froome e contador, quello che ci si sarebbe aspettati in terra francese, ma fu lo spagnolo ad avere la meglio.  Fu tempo di trittico lombardo dove Vivani, Bonifazio e albasini diedero il meglio di sé in vista del mondiale. In terra spagnola dovemmo mandare giù bocconi amari per quei tanti quarti posti, non potemmo fare a meno di commuoverci per le lacrime di Pauline Ferrand Prevot tra le donne e  Michal Kwiatkowski che tra gli uomini sorprese tutti i suoi avversari. Il lombardia fu la sua prima volta in maglia iridata quando con l’emozione alle stelle e il cuore che batteva a mille rispondeva alle domande dei giornalisti e saliva sulla sua bici decorata per l’occasione. Fu quella l’ultima grande corsa della stagione, la classica delle foglie morte dove Daniel Martin ottenne la sua rivincita e tra tutti ci si diede l’appuntamento all’anno prossimo.

È stato un anno a dir poco magnifico il 2014 e a ripensarci ancora mi emoziono, non è stato più brutto di quelli precedenti e nemmeno più bello, è stato semplicemente unico. Molti associano il 2014 semplicemente a Nibali, ma io a pensare al 2014 mi vengono subito in mente tutte le corse, tutti i luoghi che abbiamo visto ed esplorato a suon di pedalate e il pubblico che ad ogni passaggio della corsa era pronto a stringere ogni atleta con il suo calore. Rivedo le facce di tutti, quegli occhi intensi che scrutavano l’infinito in cerca di concentrazione , di supporto o per cercare di rendersi conto della loro impresa. Rivedo Aru solitario a Montecampione, Martin che pedalava solitario prima del prologo del tour de Suisse, Talansky in quella sua tappa infernale, Elmiger e Bauer il cui sogno si distruggeva pochi metri prima del traguardo, Majka che senza difficoltà scattava in salita, Evans che rivestiva la rosa, Pirazzi che per la prima volta vinceva, Rogers che ritornava ragazzino, Alafaci che dava la sua ruota al suo mito, Wiggins che vinceva il mondiale a cronometro, Voigt che batteva il record dell’ora, Cheng che tirava a tutta il gruppo, Contador che piangeva per non aver potuto combattere,  D. Martin che si rendeva conto di aver sconfitto il destino. Vedo tanti occhi, volti, emozioni, ma soprattutto ricordi, tutti dei piccoli tasselli, nessuno più grande dell’altro che hanno reso questo 2014 semplicemente speciale.

fine 14

Giorgia Monguzzi

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