“EROE” PER UN GIORNO

Sono tanti i dilemmi che caratterizzano la monotona vita di uno studente fatta di compiti, studiate notturne, ripassate mattutine e ansie da verifica. Forse questo è uno di quelli più strani che invadono la mente quando si pensa di aver studiato bene: “mi faccio interrogare o no?” o il più gergale “mi offro o non mi offro?”. In un ridotto numero di casi la risposta a questa domanda esistenziale la si trova prima che cali la notte, in tutte le altre occasioni la ricerca di una ponderata decisione è ben più ardua. Può volerci tutto il tempo dedicato al sonno, la colazione trangugiata per non arrivare in ritardo e addirittura le altre ore di spiegazioni. Solitamente se nella mente naviga già questa idea lo si dice già il giorno prima, ma state attenti, se lo fate vi ritroverete nel pantano fino al collo! Se non si è ancora deciso, ben presto vi troverete costretti a prendere una decisione e, se non avete spirito avventuroso e un tantino di fermezza vi ritroverete a giungere alla peggiore delle conclusioni. La mia classe ha una capacità innata in questi riguardi, ha uno spirito di persuasione unico nel suo genere: se alla mattina si arriva con l’idea “forse mi offro” state pur certi che al termine delle lezioni vi ritroverete il libretto con un voto in più. Non so come riescano a fare ciò, ma io ho dei compagni proprio specializzati, sono in migliori in questo campo dopo i numerosi anni di pratica. Come minimo vi assilleranno con una velocità solo inferiore a quella della luce con domande circa la decisione da prendere, se vi va male,… vah è meglio non dirlo. È strano quello che succede in queste pratiche di convincimento messe in atto da certi individui: improvvisamente esce fuori da queste persone tutta la loro umanità, la speranza che morirà da un momento all’altro se non si fa qualcosa, farebbero di tutto per ottenere un responso positivo; e se il soggetto persuaso è qualcuno di molto sensibile non potrà dire di no.

Vi sono alcuni casi in cui la decisione di offrirsi viene presa a casa, non importa tanto dove o quando, ma solo il fatto che si sa già cosa si vuole fare, non lo si dice per tenere tutti sulle spine. Fa un certo effetto vedere i propri compagni che cercano con ogni loro forza a disposizione di studiare perlomeno qualcosa, oppure approfondire quanto già appreso, in ogni caso tutte azioni mosse dall’ansia e dalla paura di essere interrogati. Non si riesce ad assistere per molto tempo a questo scenario alcune volte più drammatico di quello della peste bubbonica e così si decide di fare qualcosa. Ci si mette al centro dell’aula, logicamente non in presenza dell’insegnante, e con voce potente, un po’ simile ad un capo di governo si fa il proprio annuncio. “ragazzi, io mi offro” bastano poche parole per far apparire sul volto  della maggior parte dei presenti il sorriso e il sentimento di aver ricevuto un aiuto divino ;in un attimo, senza alla fine dei conti aver fatto qualcosa, si diventa in certo senso quasi un eroe. Non un eroe di quelli che si sacrificano per la patria e periscono in battaglia, come molti potrebbero pensare, ma uno di quelli che si batte per la libertà e comunque vada avrà nel suo modo vinto. E così via ad abbracci, ringraziamenti senza sosta, chi più ne ha più ne metta, in quel momento farebbero di tutto per rendere omaggio al soggetto in questione. È nulla la scoperta dell’America al fatto appena accaduto, le fatiche di Ercole non sono paragonabili all’atto di estrema forza e coraggio compiutosi, tutto è ormai in secondo piano, pure il sempreverde superman viene scalzato dal suo ruolo di super eroe. Ma questo è nulla rispetta quello che accadrà dopo nel momento in cui l’interrogazione in effetti c’è, in quegli istanti in cui l’insegnante dice “ora interroghiamo” può passare per la mente l’idea di rinunciare e di farsi interrogare un’altra volta, ma parallelo a questo pensiero ve ne è un altro molto più grande. In questa scelta non c’è solo il nostro destino, c’è anche quello di tutti coloro che il giorno prima non hanno un aperto un libro, hanno capito meno di niente o semplicemente hanno la cosa più brutta cioè l’ansia, le loro speranze di salvezza sono in quella semplice scelta. È brutto dirlo, ma in alcuni casi c’è stato chi si è tirato indietro, la cosa più brutta all’interno di una classe, significa tradire non solo i propri amici e compagni, ma degli ideali; tutto ciò viene considerato come un ammutinamento da punire in qualsiasi modo, non si è più eroi, ma traditori che raramente verranno perdonati. La maggior parte delle persone va fino in fondo, affronta il destino e quindi l’interrogazione, se vuoi essere un eroe devi esserlo fino in fondo, può essere banale questo fatto dell’interrogazione, ma invece rispecchia quello che saremo nella vita, è un atto non solo di responsabilità, ma anche di coraggio e se mancano queste due componenti difficilmente si riuscirà a combinare qualcosa. “siamo noi i più grandi eroi” in molti lo dicono e non ci vuole nemmeno molto per esserlo, armatevi di coraggio e fate la vostra scelta, forse lo sarete solo per quel giorno, ma sentirete quell’incredibile sensazione di essere delle specie di eroi.

Giorgia Monguzzi

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