THE JUDGE, L’INQUIETANTE E MERAVIGLIOSO LEGAME TRA UN PADRE ED UN FIGLIO

Prendiamo Robert Downey Jr. attore più potente di Hollywood, togliamolo dalle vesti di Tony Stark e Sherlock Holmes e aggiungiamoci Robert Duvall, premio oscar per “il silenzio degli innocenti”, con la sua incomparabile esperienza e mescoliamo bene il tutto. È questa la preziosa ricetta utilizzata dal regista David Dobkin per sfornare “the judge”, una pellicola drammatica e primo gioiello targato  “Downey team”. La storia è abbastanza semplice:  Hank Palmer (Downey), affermato avvocato, torna nel suo paese d’origine dopo molto tempo in occasione della morte della madre, per poi ritrovarsi a difendere il padre (Duvall) ,con il quale non nutre un rapporto molto roseo, dall’accusa di omicidio. L’inizio del film appare abbastanza monotono con scene fin troppo sbrigative che conducono presto al fulcro della storia; vengono presentate azioni e fatti in un modo poco dettagliato che inducono nello spettatore un continuo proliferarsi di richieste esplicative. “adesso esco e me ne vado” verrebbe da dire, ma la pazienza è la virtù dei forti e tutto ciò non tarda ad essere ripagato.

Nel  momento in cui avviene l’incontro tanto atteso tra i due protagonisti, come per magia la narrazione si anima e prende continue biforcazioni che creano un equilibrio perfetto all’interno del film. Al centro c’è lo scontro tra padre e figlio che inizialmente fanno di tutto tranne che sopportarsi, mentre intorno a loro si sviluppa un incessante concatenarsi di eventi e di colpi di scena tenuti insiemi dalle magistrali interpretazioni di Vincent d’Onofrio (fratello di Hank), Vera Famiga (ex fidanzata di Hank)e il cattivo di turno Billy Bob Thornton (avvocato della parte avversaria). I personaggi secondari non si limitano così soltanto a fare da sfondo alla storia principale, ma diventano del tutto partecipi risultando una parte integrante ed indispensabile ed avviene quindi che anche l’inizialmente insensato personaggio del fratello “non normale” racchiuda anch’esso il fulcro del film. E così il semplice scontro tra i due protagonisti che lo spettatore si aspetta di vedere non è nient’altro che il punto di partenza di un racconto meraviglioso.

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Un impressionante feeling tra i due attori protagonisti che perfettamente calati nella parte non fanno altro che scontrarsi in un modo incredibile. Da una parte Duvall nei panni di Joseph Palmer è il classico “vecchio scontroso” giudice legato alla giustizia e difensore della verità  e con la sua interpretazione legata all’ormai longeva esperienza esprime ogni tipo di stato d’animo.  Dall’altra Downey che con il suo Hank Palmer  è agli antipodi dell’altro Robert, per nulla difensore della legge, opportunista, antipatico e chi più ne ha più ne metta, un impatto pazzesco quello che crea con il suo personaggio che nel corso del film non fa altro che crescere. Un’interpretazione magistrale la sua, grazie alla quale è in corsa per l’oscar, che  trascina di forza lo spettatore  accanto alle sue vicende personali che vanno al di là della semplice lotta con il padre. Incredibile il mix che viene fuori dall’unione di questi due attori che nel film mettono in evidenza tutto ciò che hanno imparato nella vita reale, scelte, sbagli, importanti decisioni che costituiscono un enorme bagaglio di esperienza che si riflette nella pellicola creando qualcosa di a dir poco fenomenale. Si intraprende così al loro fianco un lungo cammino partendo da incomprensione e chiusura, lungo il quale l’umanità di ogni individuo mette da parte almeno per una volta la discordia, un continuo divincolarsi di colpi di scena che poco alla volta chiariscono, forse nel modo più naturale possibile, tutti i dubbi che lo spettatore si era posto e si scoprirà così quale è il vero motivo dell’odio tra i due Palmer. Quasi indescrivibile il modo in cui i due attori riescano a trasmettere in ogni momento l’enorme  drammaticità e naturalezza dell’azione che nonostante tutto viene con incredibili momenti di intesa tra i due protagonisti arricchita con un po’ di comicità tipica soprattutto di Downey che in alcuni casi fa letteralmente buttare a terra dalle risate.

Un film lungo, intenso, ma mai banale in cui la famiglia, inizialmente vista come la prigione da cui evadere ad ogni costo, diventa una risorsa di cui è impossibile fare a meno dove il conforto di un fratello, un figlio o un padre è un arma d’attacco verso ogni tipo di problema. E così poco alla volta si viene inghiottiti da questo turbinio di eventi prima confusi che diventano  poco alla volta chiari e comprensibili in cui ogni particolare apparentemente banale come una caramella non è altro che un piccolo ingranaggio senza il quale la pellicola non sarebbe così perfetta. Un film da vedere accanto ad un famigliare o un amico per intraprendere insieme questo  cammino presi per mano dai due Robert, con i quali scoprire anche la bellezza della vita divisi tra il pianto, il riso, la crescita, ma soprattutto la naturale umanità. Un lungo viaggio che si avvierà verso la fine con un incredibile colpo di scena e si concluderà avvolto nel calore di una famiglia con forse il più perfetto finale che si potesse trovare.

Giorgia Monguzzi

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