INSOLITA PERFEZIONE

Sembrava un’azione scellerata, priva di fondamento e di utilità la prima grande azione del mondiale 2014 a Ponferrada, articolato su un circuito di 18,2 km da ripetersi 14volte . Siamo solamente al quarto giro, ma la Polonia in massa si pone potentemente davanti al gruppo che nutre un ritardo di circa 15 minuti dai quattro fuggitivi di giornata. Una fila indiana di 8 corridori (sono 9 nove quelli in gara per la Polonia) che si mette alla guida del plotone che fino a quel momento aveva mantenuto un’ andatura blanda e che si ritrova ad accelerare. Uno dietro l’altro ogni polacco svolge il suo lavoro concentrato, mentre dietro Michal Kwiatkoski, il capitano della squadra, coordina tutta l’operazione. Il ritardo cala con una velocità ridotta, ma uno dopo l’altro i gregari si staccano esausti per l’enorme lavoro, ma tra i migliori nessuno esita a perdere le ruote di tutti gli altri. Strana come decisione quella di fare lavorare la squadra quando la corsa non è praticamente ancora iniziata, un’idea folle, priva di un reale fondamento. Impossibile che capitan “kwiatko” voglia in questo modo cercare di fare fuori i suoi più diretti avversari, c’è chi ipotizza un lavoro per un’altra squadra, chi semplicemente una mala gestione delle forze umane e se pensiamo che Golas, corridore anche lui polacco, aveva tentato di evadere dal gruppo per poi essere chiuso dalla sua stessa squadra le cose si complicano ulteriormente. Chilometro dopo chilometro, lavoro dopo lavoro, l’azione della Polonia va sempre di più ad assumere un significato suicida: quasi come mercenari pagati profumatamente per perire in battaglia senza un vero scopo, così sembrano i vari atleti che, alla fine dei conti dopo tanta fatica e senza aver combinato un granchè , si ritrovano uno dopo l’altro a staccarsi dal gruppo. Raggiungono “feriti” il box allestito dalla squadra subito dopo il traguardo andando in contro all’inevitabile ritiro, molti periranno in questo modo e quando mancano ancora cinque giri saranno solo due i corridori polacchi rimasti in gara.

È proprio quando la Polonia, stremata, si dissolve davanti al plotone che arriva l’italia con Bennati, Aru, Visconti, De Marchi e Caruso, mentre Nibali caduto all’inizio del quinto giro si mantiene nella pancia. Una brusca accelerata viene data all’impreparata compagnia pronta da un momento all’altro a sgretolarsi. Avviene nell’imminente salita l’azione decisiva del gruppo italiano che con uno scatto di Aru frammenta il gruppo in vari tronconi che poco per volta si ricompongono e si scompongono. Ad un ritmo impressionante si alternano senza sosta continui scatti che formano gruppetti e grupponi in testa alla corsa; nessun vero uomo di punta si muove ma in ogni tentativo è sempre presente un atleta italiano pronto a sfruttare ogni occasione possibile. Tra i più attivi della cerchia c’è il campione inglese Kennaugh per cui ogni occasione è buona per rimanere al comando, mentre l’onnipresente Albasini, al servizio insieme a Wyss del capitano Cancellara, mette a segno un numero così elevato di scatti e di presenze nei tentativi di fuga che è impossibile tenerne il conto. All’inizio del terzultimo giro è Tony Martin, memore della tappa al tour vinta nel medesimo modo, tenta una lunga azione solitaria per poi essere ripreso ad una quarantina di chilometri, è la volta dell’azione di Giavanni Visconti che prova a portare via un drappello la cui fine è ancora una volta segnata. I chilometri procedono e questo continuo alternarsi di scatti e riprese non fa altro che favorire tutti coloro che hanno nella volata il loro punto di forza, bisogna fare assolutamente qualcosa per cambiare le carte in tavola. Ci pensa bene il nostro de marchi che porta vi con se Andersen e Gautier, sui quali si riporterà anche Kirienka. È questo quartetto ad iniziare solitario l’ultimo giro, ci sono ancora 18,2km prima di conoscere il nome del nuovo campione del mondo.

Finalmente la Spagna, accortasi che il suo capitano Valverde non sta correndo da solo, si impone davanti al gruppo aiutata da un fantastico Abasini, per aumentare la velocità e ridurre il piccolo ritardo nei confronti dei fuggitivi, anche Germania e Belgio cercano di aumentare l’andatura finendo solo con l’ottenere l’effetto opposto. Vi è un primo scoppio della corsa su una delle due salite dove con qualche scatto qua e la si cerca di testare la gamba, sembra calma piatta, ormai vuole muoversi dovrà farlo sull’ultima salita. Una calma eccessiva, esagerata alternata dagli sguardi di “coloro che aspettiamo che facciano qualcosa” che si scrutano l’un l’altro, ma nessuno sembra tener conto dello scatto ai meno 7,7 km di Michal Kwiatkoski. Il polacco esce dal gruppo con una forza incredibile andando a riprendere e a staccare la testa della corsa, dietro nessuno sembra reagire, inizia la salita. È forse a questo punto che la Spagna e tutti gli altri si rendono realmente conto di cosa stia succedendo, scatti su scatti disintegrano letteralmente il gruppo creando un caos incredibile per cercare di rimediare i danni che allo scollinamento si avvicinano ai 10”. Durante la discesa è un piccolo gruppo in cui sono presenti da Van Avermaet, Gilbert, valverde e Gerrans che cerca di lanciarsi al folle inseguimento di Kwiatkoski cheh a letteralmente spiccato il volo. Il polacco non si gira, pedala con lo sguardo fisso verso la strada cercando di cullare quel sogno impossibile dai colori iridati che ad ogni metro si fa sempre più vicino. Dietro nessuno collabora, Gilbert con tutta la sua forza fa di tutto per poter aiutare il suo compagno, cerca di imprimere la più alta velocità a lui possibile sperando di poter far assaporare a Van Avermaet  quella sensazione provata di vincere un mondiale da lui già provata. Quasi una rincorsa tra gatto e topo, tra un prigioniero pieno di sogni evaso dalla sua prigione con alle calcagne i suoi aguzzini che sono sempre  più lontani.

kwiatkp

Ci siamo, ultimo chilometro, ora il giovane sognatore non deve smettere di pedalare, rettilineo finale, non sente più il fiato degli altri sul collo, si gira e vede i suoi inseguitori lontani, ormai è fatta. Dietro, Gerrans e Valverde decidono di non vincere il mondiale, scelgono di rimanere a ruota, come due semplici vagoncini a cui sono sufficienti la medaglia d’argento e l’’ennesima di bronzo. Kwiatkoski è sul traguardo, scuote la testa ,ancora non ci crede, è lui il nuovo campione del mondo. È ancora incredulo sul podio quando Brian Cookson gli consegna la maglia iridata, la sua maglia iridata, quella che per un anno intero lo accompagnerà durante le sue avventure e lo distinguerà dagli altri ,lo farà risplendere. Nessuno si sarebbe mai immaginato che sarebbe andata così: la Polonia che prima compie un’azione suicida e poi va a vincere il mondiale. Avevano fiducia in lui i suoi compagni quando ad inizio gara si sono messi davanti al gruppo cercando di tirare per dare al vento e loro forze, credevano nel loro capitano, nella sua abilità di scegliere il momento corretto. Sapevano che sarebbe stata un’azione suicida, molte vittime ed un vincitore, strana la tattica ideata, per niente usuale, ma al contempo perfetta. Fantastico lo scatto di Kwiatoski, emozionante la sua vittoria, un’insolita perfezione con il quale è riuscito a vincere un mondiale.

Giorgia Monguzzi

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