EMOZIONI

Lo definiscono sempre in modo strano il popolo della brianza, una cerchia ristretta della quale sembra difficile fare parte. Quelli che pranzano a mezzogiorno in punto e cenano non più tardi delle 19, quelli che quando parlano hanno un po’ di cantilena, sono permalosi e ne hanno da dire un po’ per tutti: per chi abita al sud, per chi viene da Milano, per chi vive troppo a nord, per chi non è un brianzolo. Io faccio parte non per scelta, ma di nascita di questo popolo che insieme a centomila difetti, di pregi ne ha davvero molti, uno di questi il calore e il fascino che avvolge questi luoghi e che accomuna tra di loro tutti i suoi abitanti. Succede una volta all’anno che questa cerchia ristretta si riunisca per un occasione e si apra in qualche modo ad altri, a tutto il mondo. La coppa Agostoni, una corsa ciclistica che attraversa  tutta la brianza, risveglia magicamente questi luoghi facendoli animare. È una di quelle corse di cui si parla tanto nei bar, tra i pensionati e persone di tutte le età, ci si scambia pareri seppur non capendone niente di ciclismo, si cerca di posizionare su un possibile podio gli unici ciclisti di cui si conosce il nome e nel caso questo sia uno solo lo si da per certo come vincitore. E’ come una di quelle feste del paese in cui tutti, guardando e commentando, danno in qualche modo una mano per far sì che tutto proceda bene, una di quelle competizioni in cui tutti gli abitanti vanno a curiosare, ci portano figli, parenti di tutti i gradi e molte volte è qui che nasce la passione di qualche bambino per il ciclismo. Anche io mi sono appassionata del ciclismo quando ero molto piccola, ma io, forse è un po’ strano dirlo, alla coppa Agostoni non ci ho mai messo piede, non ho mai provato a vedere la corsa dei brianzoli come me. Ancorata al mare per le ferie di agosto me la sono sempre gustata in qualche modo dalla televisione mentre mio padre mi raccontava le occasioni in cui da giovane era andato a vederla. Per tante volte ho sperato di poter un giorno esservi presente, poi quest’anno la comunicazione della novità: si correrà a settembre.

“tu da dove vieni? E tu?” sono queste le domande che un gruppo di persone che hanno già da un pezzo solcato la soglia dei 50 pone a chiunque passi, dalla parlata si sente che sono brianzoli e ad ogni risposta che ottengono rispondo con un sorriso e congratulazioni per quelli come loro e con un benvenuto e un’esaltazione della loro corsa per quelli in “trasferta”. la corsa è già partita da un pezzo, alle 11,45 quando io ero ancora a scuola a sperare di uscire il più presto possibile, il ritmo è sfrenato tanto che sul colle di Ello sono un bel pezzo avanti rispetto alla tabella oraria, sono 9 i fuggitivi che tentano la fortuna. Manca ancora tanto prima dei tre passaggi  sotto la linea del traguardo che precederanno l’arrivo, ma quel gruppo indagatore è già lì per controllare che tutto vada per il verso giusto. “colle brianza, Giovenzana e Lissolo” poco per volta le sento nominare tutte queste salite dallo speaker. Il gruppo a passa a velocita decisa alla rincorsa dei battistrada che intanto sono cambiati, le percorre tutte, una dopo l’altra. Me li immagino questi passaggi su salite che fanno parte della mia terra, ne ho sentiti tanti di racconti sia da mio padre che da altre persone. Quando ero piccola, ma ogni tanto anche adesso, mi raccontava sempre i duelli avvenuti su quelle micidiali salite, Moser e Saronni, Gimondi e Merckx, tutti i più grandi rivali della storia che si davano battaglia a colpi di pedali. Mi emoziono a sentire quelle parole e sento ancora più vicino a me il ciclismo, mi immagino cosa possa accadere, chi scatta mentre quei nomi passano uno dopo l’altro fino all’inizio della sola pianura. “passano da monticello, passano da monticello!” , mio papà lo dice con orgoglio, poco dopo fanno lo stesso coloro che prima mi avevano chiesto da dove venissi, “sono passati sono passati” sento dire, mentre già nella mia mente le immagini del  mio paese scorrono implacabili. Passano i chilometri e finalmente dopo tanta attesa ci siamo, iniziano i giri cittadini: davanti a tutti c’è un gruppo di 7 fuggitivi, tutti hanno uno sguardo concentrato, nei loro occhi si legge fatica mentre dietro nel plotone transitano acclamati tutti gli altri. “Nizzolo!! NIbali” sono questi i due nomi che vengono più urlati a gran voce.

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A ogni giro il distacco tra i battistrada e tutti gli altri si riduce sempre di più fino a che all’ultimo passaggio è minimo: da dietro si vede il plotone che occupa tutta la carreggiata, spesso l’ho paragonato ad una bestia crudele pronta ad inghiottire, ma in quel momento non penso che ci sia stato l’esempio più concreto di tutto questo. Poco dopo infatti vengono ripresi e ci si prepara all’ormai inevitabile volata. non c’è un vero e proprio treno, ma numerose squadre che una dopo l’altra tirano mentre alcuni avventurieri tentano di andare via. Si entra nell’ultimo chilometro , la neri sottoli e la cannondale risalgono il plotone, ma è quest’ultima a imporsi potentemente al comando, dietro di loro Bole con alla ruota Bonifazio. Nizzolo, il più atteso e beniamino di casa dopo essere stato a lungo davanti non c’è,  molto probabilmente a causa di crampi è costretto a dire a addio al sogno di vittoria. È un corridore della ccc polsat a dare inizio alla volata, ma da dietro Bole riesce a riprendere il  comando, alla sua ruota un timido Bonifazio che zitto zitto aspetta il momento giusto per partire. È questione di un attimo, difficile descriverlo con precisione quando il giovanissimo ligure parte andando in un secondo a saltare l’atleta della fantini. Alza le braccia al cielo e subito si vede il suo volto incredulo diviso tra la realtà e il sogno e dominato dall’emozione. “ho vinto ho vinto” penso che nella mente se lo sia ripetuto un bel po’ di volte prima di capire di avercela fatta, ha vinto battendo Bole e Ponzi. È la più importante vittoria della sua carriera. La sua fidanzata al traguardo appena lo vede lo abbraccia, piange dalla gioia, anche lei non ci crede, io penso che sia in quel momento che le emozioni più forti dell’anima facciano un agguato all’improvviso gettando la loro preda in un vortice dal quale è impossibile evadere.

“Bonifazio Bonifazio, si chiama così quello che ha vinto” incomincia a urlarlo uno dei soliti signori dell’inizio e in poco tempo la notizia si diffonde a tutti gli altri, come una catena infinita di informazione animata dalla gioia di poter pronunciare quel nuovo nome imparato, un atleta per loro nuovo che per alcuni giorni sarà sicuramente al centro delle loro discussioni. Sono anche loro in qualche modo felici, non ha vinto il loro campione, ma non importa, sui loro occhi si legge quell’emozione e quell’orgoglio di aver potuto essere presenti nella loro corsa. Sorride Niccolò sul podio e in conferenza stampa, ma è uno di quei sorrisi strani in cui la gioia la fa da padrona, sono lucidi i suoi occhi quando fissa i presenti che lo applaudono, la sua voce è quasi smorzata quando risponde alle domande. Forse non ha realizzato ancora che ha vinto, forse è troppo felice per capirlo, è ancora in quel mondo stupendo in cui non si capisce se sognare o vivere realmente. C’è una forza che anima tutto questo, alcune volte crudele nella sua bellezza;  è la stessa che spinge quegli strani uomini ad essere orgogliosi delle loro terre; attanagliava anche me quando sentivo quei nomi scorrere seguiti da immagini proiettate dalla mia testa. È magica la brianza, è magica la coppa Agostoni che unisce il suo popolo e la attraversa. È magico quel qualcosa che anima tutto ciò, difficile da descrivere, forse un mix troppo grande per poterlo fare, strano trovarsi nella disperata ricerca di una definizione perché troppo bello per farlo. Forse dopo queste infinite ricerche dovremmo chiamarle semplicemente emozioni.                                                                podio

Giorgia Monguzzi

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