LA VUELTA, IL RISCATTO DEGLI EROI, LA VITTORIA DEL CAMPIONE

Abbiamo passato un luglio intenso con la grand boucle vinta da Vincenzo Nibali, la prima vittoria italiana dopo 16 anni. In molti lo hanno definito come il tour del siciliano vinto e dominato con anche le quattro tappe, ma c’è stato qualcos’altro che ha segnato quelle tre settimane. L’italiano non partiva certo da favorito, ma continui colpi di scena hanno messo fuori gioco i due indiscussi big della vigilia: Christopher Froome e Aberto Contador. Il britannico era stato costretto ad abbandonare nella quinta tappa a causa delle cadute anche del giorno precedente, come prognosi definitiva fratture ad entrambe le mani. Allo spagnolo non era certo andata meglio: nella decima tappa a causa di un capitombolo in discesa una frattura alla tibia che, nonostante avesse provato a rimanere in gara per 18 km, lo aveva costretto a quel doloroso ritiro. Si prospettava per Alberto una stagione finita, impossibile recuperare per la vuelta, addirittura alcuni ritenevano da escludersi la sua presenza al Lombardia. Ma non è finito il resoconto delle vittime di questo tour de france, altri nomi, non ritirati e senza avere avuto qualche incidente, vanno ad affiancare i due fuoriclasse: tra questi Alejandro Valverde che aveva preso il via convinto di dare spettacolo e di avere un posto sul podio e, dopo ogni frazione di montagna trovatosi sempre più staccato dai primi posti della generale fino ad arrivare quarto. Una corsa a tappe da dimenticare anche un po’ per Joaquim Rodriguez che, dopo il ritiro al Giro, sperava di dire la sua nell’ultima settimana, ma ad esclusione di qualche fiammata, le ultime posizioni del gruppo erano la sua abituale residenza. Quasi l’impressione di trovarsi davanti a campioni che in un modo e nell’altro sembravano aver perso senza un vero motivo la dritta via, davanti a loro apertosi all’improvviso il baratro di una stagione per certi versi da buttare. Serviva un’ancora di salvezza, una sorta di Arca di Noè che li avrebbe potuti salvare, quasi impossibile trovarla, ma davanti a loro si apriva quell’enorme miraggio sempre più reale costituito dalla vuelta Espana. Una proposta che tre degli sconfitti hanno subito accettato, ma ne mancava ancora uno: Alberto era infatti impegnato a combattere contro il destino, con quella sua tibia che non gli avrebbe reso la vita facile, una corsa contro il tempo che sarebbe stata  impossibile vincere. Poi improvvisamente la notizia: “Contador parteciperà alla corsa a tappe spagnola”.

E così ci si ritrova improvvisamente davanti a una fantastica battaglia per la roja: un vasto gruppo di campioni che se le sarebbero date sicuramente di santa ragione per portare a casa la corsa a tappe spagnola, da una parte chi arrivava vincitore e speranzoso dal giro, dall’altra coloro che dopo il tour erano alla ricerca di una rivincita. Il percorso si proponeva essere una sfida dura a colpi di pedali su grandi salite. Nelle prime tappe un primo atleta ha avuto la sua rivincita: John Degenkolb che alla fine arriverà a vincere ben 4 tappe. Si inizia finalmente a salire, tutti i migliori davanti  si scambiano sguardi minacciosi, ci sono proprio tutti (ad esclusione di quintana che si ritirerà a causa di una caduta) , sembra essersi cancellato quanto successo, gli acciacchi sembrano essere finiti. All’inizio ogni frazione si dimostra essere molto più che noiosa, ma è nel finale che si alza il sipario per mostrare il vero spettacolo. Scatta Froome con Contador che non gli concede un metro vestito con la sua splendida Roja, Purito prova ad inventarsi qualcosa cercando di mettersi in mezzo. Valverde più vivo che mai tenta di sperimentare ogni tipo di scatto rischiando ancora una volta di arrancare, Fabio Aru l’onnipresente non manca mai all’appello e regala ai suoi tifosi due perle fenomenali nell’undicesima e nella diciottesima tappa. È una vera propria battaglia senza esclusione di colpi tra i vari combattenti, ma anche uno scontro con il destino che pensava di averli ingannati; un po’ quello che succede al termine di una grande disfatta dove gli sconfitti sono costretti a fari conti con enormi perdite, quasi impossibile ottenere una rivincita. Non manca però quella forza interiore che fa ricominciare, una seconda chance che ripresenta la vita, non bisogna perderla, e così si ricomincia, si ricostruisce diventando più forti di prima.

Sono tante le tappe che si alternano, quando la chiamata è rivolta agli uomini di classifica la sky prende in mano le operazioni assottigliando sempre di più il gruppo che alla fine resta composto dai soli uomini di classifica che si marcano corpo a corpo. È nelle due tappe più difficili però che solo in due si trovano al comando, contador e froome, i due prima favoriti e poi sconfitti del tour che hanno accolto la loro seconda chance. Sembrano aver rimandato in terra spagnola quel duello tanto annunciato e atteso da tutti, uno contro l’altro, fino all’ultimo sangue, per l’uno anche la rivincita del delfinato e per l’altro della grand boucle dell’anno passato. Un’accelerata, uno scatto, una trenata, nulla è mancato per un duello infinito quasi al pari a quello tra Pparta e Atene, in entrambe le occasioni è stato il pistolero a trionfare portandosi  a casa anche l’intero bottino della corsa. Dietro di loro il duello si infiammava tra valverde e rodriguez, i due delusi, quelli che più di tutti sembravano aver perso la strada, ma che in qualche modo con rincorse mozzafiato per inseguire i due fuoriclasse hanno combattuto tra di loro un bel duello. Anche loro hanno accolto questa seconda chance, lo hanno fatto pure De Marchi e Aru, ma nel loro caso per fare qualcosa di più rispetto alle cose fantastiche che avevano già fatto.

A tutti viene data in qualche modo una seconda possibilità, qualcosa per potersi rifare, per potersi riprendere da un qualsiasi tipo di sconfitta o migliorarsi ancora di più. Tutto questo possiamo trovarlo anche nei video giochi dove vi è presentato l’esempio più banale: si hanno sempre dei cuoricini indicanti le vite a disposizione, per gli appassionati dei piccoli tesoretti senza i quali l’obbiettivo di completare il gioco si distruggerebbe in un attimo. Molte delle più importanti svolte storiche si sono avute con una rivincita, la forza di non arrendersi mai animata dalla passione, nemmeno davanti a l’impossibilità di riemergere dalle ceneri di un impero. A tutti viene almeno una volta fornita, ma solo i più forti, ma soprattutto i più coraggiosi tentano la fortuna. È sera santiago de compostela quando dopo la cronometro vi è il podio per l’intera corsa a tappe dominata da Alberto Contador davanti Christopher Froome ed Alejandro Valverde. Tutti sorridono, dal primo al terzo, si stringono la mano, si abbracciano e si fanno complimenti a vicenda. Il loro volto emozionato dice tutto: questa volta sono stati a loro a vincere, sono stati davvero coraggiosi. Continuano a sorridere e fanno bene a farlo, se lo meritano proprio questo piccolo paradiso, è la loro rivincita, il riscatto degli eroi e il trionfo di un campione.

Giorgia Monguzzi

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