VINCENZO NIBALI E QUEL SUO LUNGO VIAGGIO VERSO PARIGI

Inghilterra, patria dei Tudor, dei Lancaster, della chiesa anglicana, del calcio e della regina Elisabetta, quest’anno il tour è partito proprio da lontano. Come l’anno passato la prima maglia gialla è stata assegnata dopo una volata e ancora una volta Marcel Kittel se le è aggiudicata, un finale alla massima tensione ed emozione in cui a pagarne le spese è stato Mark Cavendish costretto al ritiro a causa di una caduta da lui stesso innestata.  Poi il giorno dopo una frazione che sembrava più una Liege-Bastogne-Liege che una tappa da grande giro, un primo assaggio della forza degli uomini di classifica, ma nel tratto finale mentre tutti si fissavano l’un l’altro è successo qualcosa che nessuno si aspettava. Vincenzo Nibali, accortosi della situazione scatta, dietro di lui il vuoto cercato di colmare da inutili tentativi da parte di tutti gli altri poi la vittoria, un sogno che si avvera con la conquista della gialla scintillante. L’emozione è alle stelle, ecco un piccolo tassello per la strada verso Parigi che sicuramente è tutt’altro che facile, Vincenzo lo sa che non è uno dei più grandi favoriti; a sostenere le voci dei pronostici ci sono infatti Chris Froome il vincitore dell’anno passato e Alberto Contador. Da questi due grandi corridori ci si aspetta molto, una super sfida sulle Alpi ed i Pirenei a colpi di pedale, un duello in cui tutti gli altri dovrebbero fare solo da sfondo, ma invece questo non accadrà mai. Siamo alla quinta tappa, una delle decisive di questo tour con le pietre maledette della Roubaix e per completare il quadro dell’inferno anche sotto una forte pioggia, il britannico sfortunatissimo dopo le cadute del giorno precedente cade ancora prima che inizi la corsa vera, ormai è finita, per lui solo il ritiro. È davanti intanto che avviene il finimondo: Nibali vola sul pavè, sembra quasi non sentire il fango che produce un’incredibile forza di inerzia sotto le ruote, stacca tutti, ma proprio tutti. Davanti a lui solo Boom che si aggiudica la tappa, tutti gli altri uomini di classifica devono solo contare i danni di quanto è successo, Contador si ritrova a dover fronteggiare un ritardo ben superiore ai 2 minuti, ma il tour è appena iniziato. Già sul finale della 8° tappa, con il trionfo di Biel Kadri Contador e nibali se le danno di santa ragione staccando tutti gli altri, lo spagnolo però non riesce a recuperare più di qualche secondo .Nella frazione successiva  Nibali perderà la magli per lasciarla a gallopin nel giorno della festa nazionale francese, ma è proprio in quella giornata dopo il riposo che avverrà proprio l’impensabile. Il tempo atmosferico non uno dei migliori, sulla corsa infatti batte la pioggia e forse a causa di essa durante la discesa Alberto Contador finisce a terra. Di tempo ne perde davvero tanto, poi riparte, sembra che non si sia fatto nulla, ma quella ventina di chilometri che percorre in bicicletta sono solo una lunga sofferenza interrotta da quel doloroso addio al tour de France. La corsa non può fare altro che procedere ed è sulla salita finale che inizia lo spettacolo: Nibali scatta, va a riprendere Rodriguez rimasto solo al comando, lo stacca, per lui è solo una lunga camminata trionfale verso il traguardo per riprendersi la maglia gialla. Un indumento che da quel momento non perderà mai più, gli altri dietro non possono fare altro che cercare di rimediare i danni, mentre davanti con Vincenzo sembra essere entrati in un magico sogno, forse l’ipotesi di poter vincere la Grand Boucle non è così remota. Tappe un po’ più di pianura, per riprendere giusto un po’ di fiato, per poi di salire, arrivano le Alpi, qui si che si capirà chi davvero ha la possibilità di arrivare sul podio. Sulla salita finale è ancora una volta spettacolo, davanti rimangono solo i migliori, Nibali quando mancano 6,5km decide di sferrare un attacco e non passa molto prima che il copione dei Vosgi si ripeta: l’italiano va riprendere la testa della corsa e rimane da solo andando a trionfare sul traguardo. Dietro arrancano, si scattano l’uno contro l’altro ma non riescono ad andarlo a riprendere; loro sono troppo deboli per lui, anzi è lui che è troppo forte per loro, ormai nessuno riesce a stare a ritmo delle sue pedalate, è il più forte, in salita va in modo incredibile, sembra di essere ritornati molti anni indietro dove un italiano, anche lui venuto dal mare dominava il tour, forse questa è la volta buona. Il distacco su tutti gli altri è abissale, nelle frazioni successive Vincenzo non scatta, si limita ad osservare gli altri che si danneggiano a vicenda perdendo sempre più terreno. Passano le tappe, le brevi salite, le pianure, gli sprint e le fughe, la strada verso Parigi sembra ormai spianata, ma Nibali non mette le mani avanti, preferisce aspettare. Ci sono mille insidie che lo separano dagli Champs Elysèes, una caduta, una crisi, tutto potrebbe distruggere in pochi secondi il suo fantastico Tour. Vincenzo lo sa ed è anche un po’ superstizioso, stessa maglietta gialla tutti i giorni, durante la gara sempre nelle prime posizioni del gruppo per controllare ed evitare di finire sotto un mucchio di altri atleti, tutti parlano di lui, i tifosi francesi urlano il suo nome, ma lui non si monta la testa, è sempre lo stesso, quel campione disponibile che si concede sempre ad una foto, ad un autografo e anche a un semplice sorriso, non ci mette molto ad entrare nel cuore di tutti con la sua semplicità e gentilezza. Arrivano ben presto i Pirenei, qui Valverde e tutti gli altri hanno annunciato grandi cose, Nibali si prepara ad esserne testimone, ma non accade nulla, o perlomeno nulla di quantomeno visibile agli occhi degli spettatori, l’italiano lascia fare, ma non è certo venuto lì per osservare. Vuole porre un altro sigillo, per far vedere è forte su tutte le montagne, è imbattibile e così durante l’ultimo giorno di sofferenza lascia tutti dietro la sua ruota. Scatta prima dietro Horner e poi va a riprendere Nieve con un’azione incredibile rimanendo solo al comando, dietro come è ormai consuetudine arrancano mentre lui trionfa nel boato del pubblico. Ora il vantaggio si conta sulla scala degli oltre 7 minuti, ma Vincenzo non sente ancora di aver vinto, quella paura che qualsiasi cosa potrebbe andare male lo perseguita anche al termine della penultima tappa, una crono di 54 km che lui conclude addirittura al quarto posto. È scatenato, è il più forte, che dire è imbattibile, gli altri si devono accontentare della non misera lotta per il podio che vede premiati due francesi, nemmeno loro superstiti della furia dello squalo dello stretto. Si festeggia alla partenza della tappa, finalmente Nibali è completamente in giallo, i pantaloni dello stesso colore della maglia non li aveva messi nemmeno in occasione della vuelta e del giro, sempre superstizione immagino. Scintilla quel colore durante tutta la frazione, viene ammirato e applaudito , poi giunge al traguardo dove ancora non è consapevole di ciò che ha fatto. Ormai lo si può dire, ha vinto, si è imposto sugli altri lasciandoli indietro come un autentico padrone, non uno di quelli cattivi, ma estremamente buono e aperto con tutti. Sale sul podio, finalmente ci siamo, l’emozione si vede trasparire dai suoi occhi lucidi e dalla sua voce smorzata quando legge il discorso preparato, non capita a tutti di salire sul gradino più alto di parigi, solo i veri campioni ci riescono e il siciliano è uno di questi, 16 anni prima era toccato all’ultimo italiano Marco Pantani anche lui rimasto nel cuore di tutti. Fissa il pubblico o forse un punto indefinito  quasi impossibile da indicare per riuscire a mandare via quell’enorme emozione, la premiazione, l’inno. Si conclude così il lungo cammino di un ragazzo di Messina che aveva preso il via non da favorito ma che ha fatto vedere da subito di essere il più forte, gli altri due non c’erano ma lui li aveva battuti già prima che se ne andassero, la sua superstizione e la sua simpatia entrata nei cuori di tutti. Tutto questo è finito, o perlomeno è terminato qualcosa di piccolo per iniziare qualcosa di grande. La festa è tutta  per lui sui campi elisi, “Vincenzo hai vinto, hai vinto il tour” forse questa voce in quel momento sarà apparsa nella sua testa e lui avrà avuto solo la conferma ufficiale di aver compiuto un’impresa.

nibali 54

 

Giorgia Monguzzi

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