ANDREW TALANSKY E QUELLA SUA TERRIBILE FUGA DA UN’ISOLA INFINITA

Sembra un tour maledetto quello di quest’anno con l’uscita improvvisa dalle scene di Chris Froome nella quinta tappa e di Alberto Contador nella decima, in entrambe le situazioni a causa di una caduta che ha obbligato i due grandi favoriti ad arrendersi. La mala sorte di questa Grand Boucle ha perseguitato anche Andrew Talansky che dopo la splendida vittoria della generale del Giro del Delfinato era giunto con buone ambizioni di classifica, diverse cadute hanno caratterizzato la sua prima settimana al tour di cui la più grande e non per niente da sottovalutare quella sul finale della settima tappa vinta da Matteo Trentin. Le cadute si fanno sentire, fanno male e ogni volta che la strada inizia a salire l’americano si stacca e i sui compagni cercano con tutta la loro forza di farlo rientrare. Nell’undicesima tappa quella da Besanҫon a Oyonnax succede lo stesso, Andrew è in fondo al gruppo, poco alla volta si stacca, perde terreno, viene superato da tutti coloro che avevano perso le ruote del plotone, la sua pedalata è affaticata. A lui si affianca la macchina  della sua squadra, “basta,  non ce la faccio più, mi fermo” sembra voler dire, ma dal finestrino cercano  di convincerlo a proseguire. Fa gesti con la mano  facendo intendere quanto abbia dolore, poi mentre lui continua a pedalare gli parlano, lo spronano, il tour è una corsa importante. Intanto il suo distacco dal gruppo è sempre più grande, ormai è finita, manca solo il ritiro, ma finalmente dopo tante parole lo convincono,  prosegue la sua corsa. I dolori alla schiena si fanno sentire e pedalare in quelle condizioni non è il massimo della vita. Quando si ha dolore alla schiena parte tutto da un punto piccolissimo per il quale ognuno potrebbe dire “ vabbè non ci faccio caso” , ma invece più ognuno  cerca di ignorarlo esso si diffonde. Invade come un demone assetato di dolore, si contrae tutta la parte dietro del corpo, poi arriva alle spalle e alle braccia fino a che è davvero un’impresa muoverle, le gambe diventano macigni, più si cerca di muoversi si viene immobilizzati. Si vede quanto Talansky stia soffrendo, fa fatica a stare in bici, vorrebbe scendere da un momento all’altro, ma invece continua pedalare, senza mai smettere, ormai il suo ritardo dal gruppo è incolmabile. È ultimo, ormai nessuno è più indietro di lui, tutti sono più avanti, lì con lui ci sono solo la sua ammiraglia che continua ad incitarlo, quella fastidiosa moto di ripresa della televisione e l’auto del fine corsa. È questa forse la cosa più terribile di tutte, quella vettura che gli soffia sul collo, pronta al suo ritiro per sfrecciare a tutta e recuperare sul resto della carovana, non gli concede un attimo di respiro, ma Andrew non vuole dargliela vinta. Prosegue nel suo ormai viaggio solitario, ormai non è più in competizione con nessuno, ha perso, ma per la verità la sua battaglia è appena iniziata. Mi ricorda tanto Robinson Crusoe, il famoso naufrago di Daniel Defoe, era su un’isola deserta sbarcato lì non per sua scelta ma per un atroce destino. Non aveva nessuno con cui competere, solo sé stesso, ogni giorno partiva in esplorazione alla ricerca di qualcosa per testarsi, per trovare nuovi modi per poter vivere, non c’erano animali feroci, solo lui, combatteva con la sua forza di volontà, la sua sopravvivenza che ogni giorno era appesa ad un filo.  Come il naufrago possiamo dire che Talansky è finito un po’ per caso su un’isola disabitata, il suo compito è cercare di scappare da essa. Ogni pedalata è un passo verso la salvezza, verso il traguardo di Oyonnax che è ancora lontano, si immagina già la città, non penso che nella sua vita abbia mai desiderato così tanto come ora di andarci. Passano  i chilometri, il suo ritardo cresce come piombato in un baratro senza fine, il paesaggio intorno a lui cambia, in quel punto gli altri sono già passati da un pezzo, ad ogni salita è una sofferenza, la gente non c’è più, poi ad ogni gpm un piccolo assaggio di paradiso. Il pubblico è rimasto, non se ne è andato e quando lui vi transita tutti gli battono le mani, lo caricano cercando di alleviare, anche se di poco, quella sofferenza che ormai lo dilania più che mai.

 Il traguardo è sempre più vicino, ormai la lotta è diventata anche contro il tempo, quel maledetto tempo massimo che deve cercare di non superare. Davanti vanno a tutta, quasi a farlo apposta, Gallopin dopo numerosi tentativi riesce a prendere il largo quando mancano 2,5 km e a vincere in modo spettacolare resistendo alla rimonta del gruppo. Premiazione del vincitore, delle maglie fino a che finisce la cerimonia protocollare finisce; solitamente quando termina tutto questo il pubblico presente prende e se ne va, ma questa volta è diverso. Gli occhi di tutti sono puntati sul traguardo, fotografi, giornalisti e addetti ai lavori sono tutti lì, aspettano lui, Andrew Talansky. Sono già passati 25 minuti, cresce l’attesa, per l’americano invece continua l’inferno, ormai i chilometri si susseguino senza che lui se ne renda conto, il suo pensiero è concentrato a pedalare, tutto per tentare di non pensare al dolore. Ci siamo, è vicino, pochi chilometri e quel calvario è finito, fiamma rossa, ultimi 1000m, è una lotta contro il tempo, giunge al traguardo, ce l’ha fatta. Quando Robinson era naufragato molti pensavano che fosse morto, lui invece credeva che morire su quell’isola sarebbe stato il suo destino, poi un giorno l’arrivo di una nave, la sua salvezza , ma non sarebbe stato semplice ottenerla. Un’ ultima battaglia lo aspettava per ottenere un passaggio su quel mezzo di trasporto, poi il ritorno in patria davanti allo stupore di molti, il ritorno alla società, la salvezza. Molti credevano che Andrew non ce l’avrebbe fatta e che avrebbe dovuto perire sotto l’orribile scure del tempo massimo, poi il miracolo, o semplicemente quella sua incredibile forza di volontà che lo ha spinto a non mollare. Giunge sotto lo striscione d’arrivo accolto dall’applauso di tutti, è stravolto ma non sconfitto dal dolore e dalla stanchezza. È lui l’eroe di giornata, non ha mollato, ha sfidato il tempo e sé stesso ed alla fine ha vinto. Dopo una tappa per metà solitaria ha posto fine al suo terribile viaggio in fuga da un’isola infinita su cui era sbarcato a causa di un naufragio inaspettato, nessuno pensava che la facesse ma come il famoso Robinson ha trovato la sua nave colma di tenacia e di coraggio che lo ha portato alla salvezza.

                                talansky arrivo.jpg 2                                                                                                                                                      Giorgia Monguzzi

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