BIEL KADRI, L’ULTIMO DEI 5

Pronti, via e subito la fuga che va in porto. Molto spesso succede così al tour de France con il gruppo che letteralmente si ferma per far andare via gli attaccanti di giornata, ma questa volta per l’ottava tappa è diverso. Nel finale, nell’ultima ventina di chilometri, ci sono ben tre gpm e la probabilità che gli avventurieri arrivino è molto alta così il gruppo rimane serrato. Finalmente Terpstra e Chavanel riescono a prendere il largo seguiti da Kadri, Yates e Petit, sono gli uomini giusti per tutti gli altri che rallentano, il loro vantaggio tocca l’apice dei 12 minuti. I chilometri procedono, le asprezze del finale sono sempre più vicine e così poco alla volta tutto il malloppo di minuti accumulati incomincia a calare, ma davanti continuano con cambi regolari. Ci siamo, prima salita, in testa alla corsa si studiano, è Chavanel il primo a prendere l’iniziativa e a partire all’attacco, è consapevole di essere molto inferiore a Kadri che in salita va molto meglio di lui. Nessuno  replica, solo poco più tardi viene raggiunto proprio da colui che temeva di più, dietro Yates prova a reagire. Le asprezze si fanno più intense e il francese di origini algerine aumenta il passo, uno, due, dieci e sempre più metri, l’avversario si stacca, rimane solo al comando. Inizia così per lui una scalata solitaria, il tempo non è uno dei migliori perché la pioggia quasi come per dispetto va e viene, il gruppo sta recuperando sempre di più, decide di procedere a velocità regolare. Primo gpm andato, il plotone è a oltre 4 minuti, siamo al secondo, i suoi ex compagni di fuga intanto sono quasi come naufragati, sono distanti e non riescono più a raggiungerlo. Il gruppo dei migliori va a tutta, davanti vi si è messa la saxo che ha imposto un ritmo quasi forsennato creando non pochi problemi, i più illustri tra corridori staccati sono Kwiatkoswski, Zubeldia e Fuslang, Nibali, Contador e Valverde iniziano già a studiarsi, durante la discesa ricomincia piovere. Biel Kadri è sempre al comando, da solo con passo regolare mantiene costante il suo vantaggio, dietro di lui gli altri sembrano spariti, il vuoto. Mi ricorda tanto ciò che succede nei film: si parte sempre con un gruppo di cavalieri o combattenti che si incamminano per conquistare qualcosa o sconfiggere qualcuno, durante il loro viaggio ne incontrano proprio tante di difficoltà e di nemici. Molti si fermano perché sconfitti, alcuni per permettere agli altri di proseguire mentre tengono impegnati gli avversari, alla fine ne rimane solo uno che procede da solo, solitamente il protagonista che deve affrontare la prova finale. Il francese è proprio questo personaggio che solitario procede pedalando in mezzo alla pioggia che non esita a cessare, sembra quasi buio il paesaggio che si prospetta, la sua prova finale è data dall’ultimo strappetto di 1800m che inizia con un vantaggio di 3’30”, ormai sembra fatta. Anche il gruppo inizia questa difficoltà, Roche tira dietro di sé tutti aumentando ancora una volta la velocità, Van Garderen  prova ad andare via ma non c’è nulla da fare. È proprio quando si passa sotto l’arco dell’ultimo chilometro che Contador scatta, sulla sua ruota riesce a stare solo Nibali, Valverde cede mentre Porte cerca invano di recuperare. Rimangono soli, lo spagnolo e l’italiano, i due grandi di questo tour, si scambiano occhiate senza sosta  ognuno sperando che l’altro ceda, ma nessuno dei due riesce a staccare l’altro. Si affiancano, il pistolero continua a rilanciare, ma stringendo i denti la maglia gialla sembra volergli dire “ non ti lascio mica andare” , un super duello di cui abbiamo avuto solo un piccolo assaggio. Gli occhi sono tutti puntati su di loro, Contador scattando negli ultimi 50m riesce a guadagnare 3”. Intanto però all’arrivo c’è Biel Kadri che festeggia, quasi un po’ dimenticato da tutti che erano concentrati a seguire i due grandi avversari. È da circa 2’20” che è arrivato al traguardo da solo, ha vinto. Tutti gli altri, i suoi ex 4 compagni di fuga sono stati poco per volta ripresi dal gruppo che con la sua avanzata incredibile si è abbattuto su di loro, quasi come una bestia affamata e feroce li ha raggiunti; solo il francese è riuscito a rimanere al comando, pedalando a passo regolare ha mantenuto il suo vantaggio. Quasi come il protagonista delle storie, prescelto forse dal fato per vincere questa difficile tappa, per sopravvivere alla pioggia e al plotone che in questi casi rappresenta sempre il cattivo di turno che vuole spezzare i sogni degli avventurieri di giornata; èrimasto lui, da solo contro tutti e alla fine ha raggiunto il suo obbiettivo. Ha conquistato ciò che alla partenza si era proposto di fare, ne sono partiti altri quattro con lui, solo lui ci è riuscito, è stato l’ultimo dei 5.

fuggitivi 8

 

Giorgia Monguzzi

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