UNA BATTAGLIA TRA PIOGGIA E FANGO PER GLI SFIDANTI DEL PAVE’

Giusto 100 anni fa iniziava una guerra che infestò il mondo per quattro anni, una parte di essa venne combattuta nelle Fiandre occidentali luogo dove persero la vita moltissime di persone; il tour de France ha deciso di passare di qui con la sua quinta tappa, un territorio cosparso di cimiteri e sacrari, la terra del ricordo e delle pietre. Questa frazione non ha impiegato molto per spaventare quasi  tutti i partecipanti, coloro che puntano alla vittoria finale, ma non solo, i suoi 9 tratti in pavè avrebbero fatto male, quasi tutti ci hanno fatto un cerchio sopra: chi la voleva vincere, chi lì avrebbe dovuto difendersi. Una tappa temuta quasi come la grande guerra, difficile già di per sé, ma la pioggia ha pensato bene di renderla ancora più epica, dannata, si è infiltrata tra il pavè e ha costretto gli organizzatori a toglierne due settori. Freddo, pioggia hanno accompagnato i corridori fin dalla partenza, un clima non proprio perfetto per affrontare una delle tappe più difficili, un’azione che si dimostra scellerata più che mai e non ci si impiega molto a capirlo, già le prime cadute si fanno largo. Tra i molti finiti a terra anche Chris Froome, si potrebbe dire che la sfortuna l’ha proprio designato, cade e si rialza, anche il giorno prima era successo lo stesso, cade un’altra volta, ma questa volta è diverso, si ritrova sull’asfalto bagnato, si tocca il corpo, è finita, in un attimo il tour perde uno dei suoi sicuri protagonisti. La corsa però procede, quasi non curante di ciò che è successo, impassibile pronta ad accogliere i corridori, Van Garderen e Valverde sono già attardati, per loro la rincorsa è già iniziata. Mancano 66km al traguardo, comincia il pavè, l’inferno è iniziato. Il gruppo in un attimo si sfalda, sempre più corridori rimangono indietro, davanti le squadre degli uomini di classifica lottano come dannate per tenere davanti i capitani, molti passano illesi, ma è nel settore successivo che accade il finimondo. Forse per un attimo di disattenzione, forse per qualsiasi altro motivo, Contador si ritrova non nelle prime posizioni, il gruppo è allungatissimo, perde sempre più  metri dai primi, Nibali accortosi di ciò mette davanti i suoi, per lo spagnolo quel tratto diventa un inferno. In un attimo si vede sfilar via 40”, deve rincorrere, è da solo, arrivano sempre più compagni di squadra, ma ormai è tardi, per lui una lunga rincorsa per cercare con tutte le sue forze di richiudere quel sempre più gigantesco gap.

caduta quinta tappa

I chilometri procedono, i settori di pavè non esitano a continuare, l’acqua scende addosso ai corridori, molti dei quali inevitabilmente cadono: Bak pensa bene di usare come asta la sua bicicletta e di fare una bella capriola, c’è chi si ritrova a percorrere un rondò strisciando sull’asfalto, chi cade in buche, finisce nel fango, per un miracolo c’è chi riesce a rimanere in piedi, quasi nessuno viene risparmiato. Le pietre frenano gli atleti, con tutte le loro forze, quasi a volersi vendicare del fatto che sono state risvegliate durante l’estate, il fango ricopre i corridori, i loro volti sono quasi irriconoscibili. Nessuno parla, i volti di tutti guardano avanti, verso l’orizzonte, forse sperando che quella corsa finisca il più presto possibile, non si legge solo fatica, ma un mix indescrivibile di emozioni, sono stravolti. Ancora di più ricordano dei soldati che combattono per la loro patria, con la forza e il coraggio, nemmeno l’acqua li può fermare, devono correre, difendersi, non arrendersi, aggrapparsi a quella piccola speranza di salvarsi. Gli atleti non corrono, ma pedalano, le ruote che girano a fatica combattono già loro una guerra con la terra che le frena. Davanti vanno a tutta a cusaa di Nibali che è scatenato con la sua squadra, dietro una rincorsa infinita: Talansky a bagnomaria del minuto e minuto e 30 con il suo gruppetto di circa dieci unità, più indietro sulla soglia dei due minuti il gruppone con Contador, Valverde, Van Garderen e Porte che all’improvviso si è trovato sulle spalle tutto il peso di una squadra, fanno di tutto per recuperare quel ritardo incolmabile, per loro la battaglia sembra più dura che per tutti gli altri, provano a scattare e a farsi fare strada da qualche scudiero, si vede che stringono i denti dalle facce piene si fango. In testa alla corsa in molti si studiano, vanno via gruppetti e poi vengono raggiunti, Nibali come per magia si ritrova a saper volare sul fango, a una quindicina di chilometri con due compagni di squadra si trova davanti, chi se lo aspettava? È il momento buono per andarsene, Lars Boom capisce la situazione e si accoda, il vantaggio del quartetto in un attimo  si fa consistente. Dietro possono recuperare, Cancellara con una delle sue progressioni in un attimo potrebbe trovarsi al comando, se collaborasse con Sagan tutti potrebbero lottare ancora per la vittoria. Niente, nessuno dà una mano, né lo svizzero né lo slovacco si muovono, entrambi ossessionati dalla presenza dell’altro, non si tolgono gli occhi di dosso vedendosi sfilar via una vittoria quasi sicura. Nell’ultimo settore Boom rimane solo al comando, per lui è una lunga passerella verso il traguardo, sotto lo striscione di arrivo sulla maschera di fango che ormai si porta da diverse decine di chilometri spunta il sorriso, Kangert con uno straordinario NIbali a 17”, più indietro Sagan e Cancellara. Per loro la corsa è finita, l’inferno è terminato, per gli altri invece la battaglia è nel punto cruciale. Stanno dando sfogo a tutte le energie che hanno in corpo, attaccati a quella minuscola speranza di poter rimediare pedalano a più  non posso, aiutati il più possibile dai compagni rimasti. Arrivano al traguardo, sfiniti, ora sì che arriva il momento più brutto, si fa il calcolo dei danni, Nibali guadagna 1’54” su Porte, 2’03” su Talansky, 2’09” su Valverde e Van Garderen e 2’35” su Contador.

Sempre più corridori giungono all’arrivo, stravolti, sfiniti, coperti di fango sono irriconoscibili, non hanno ambizioni di classifica, non puntavano nemmeno a vincere la tappa, alcuni sorridono, le emozioni degli altri sono quasi difficili da comprendere. Sembrano quasi soldati tornati da una battaglia che non hanno né vinto, né perso, sono stanchi, hanno combattuto a lungo, la guerra è finita, ora ne valuteranno le conseguenze. Rimarrà sicuramente questa tappa nel ricordo di tutti i corridori, dei tifosi, della maglia gialla che ha fatto spettacolo, di coloro che hanno perso terreno. Rimarrà anche a tutti coloro che hanno ammirato questo battaglia alla televisione. Non hanno combattuto con armi, ma con forza d’animo e movimento dei pedali , la battaglia non è stata solo tra gli atleti, ma soprattutto contro le pietre e il tempo atmosferico che oggi non ha fatto sconti a nessuno. Ha eliminato senza troppe difficoltà il favorito per la vittoria finale, ha cosparso il terreno di cadute, ha ferito, frenato, ha reso i suoi sfidanti felici, tristi, stravolti, non ha risparmiato nessuno. Non possiamo farci niente, è questa la dura e scellerata legge del nord.

Giorgia Monguzzi

 

 

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...