LA DANZA INFERNALE DI UN “SOLDATO” ED UNA “BALLERINA”

Populares ed optimates, cristiani e musulmani, Niki Lauda e James Hunt, milan e inter, Coppi e Bartali. Nel corso della storia sono state molte le rivalità che si sono succedute, dallo sport alla politica, dalla religione alla vita quotidiana, nessun campo è rimasto escluso. Alcune durate poco, altre un’eternità, emozionanti e coinvolgenti, sono state così gran parte di esse che sono riuscite completamente a dividere in due la popolazione sostenente le due fazioni avverse, mai scontate, quasi sempre alla pari, quando ne finiva una, un’altra altrettanto bella era pronta ad incominciare. Una di queste, non tanto di lunga data come molte altre, ma che ne promette delle belle è quella tra due ciclisti che a colpi di pedale si daranno battaglia al prossimo tour de France. Ricorda tanto le avversità tra Spagna e Inghilterra durante la colonizzazione del nuovo mondo, una sfida spietata per chi si accaparrava prima isole e commerci, la lotta tra fedeli papisti e cristiani rivoltosi. In questo caso la sfida tra Alberto Contador e Chris Froome, per l’appunto il primo spagnolo ed il secondo britannico.

Chris viene dal caldo Kenia, lo chiamano “keniano bianco” proprio per questo, alto e con il fisico molto asciutto, l’anno scorso ha in pratica vinto tutto ciò che poteva, alla grand boucle ha sbaragliato tutti, in salita contro di lui non ce ne era per nessuno. E’ proprio strano il suo modo di pedalare: storto, di sbieco, certamente non proprio un bel vedere e non associabile ad uno che andare in bicicletta lo fa di mestiere, ma in tutto questo c’è un alone di mistero. Perfezione assoluta a cronometro, velocità massima in pianura, ognuno si aspetterebbe che da un momento all’altro in salita debba crollare, ma invece no. Quando la strada inizia a salire diventa un pericolo per tutti, non scatta mai, ma quando aumenta il passo fa davvero male. Le sue pedalate si fanno improvvisamente più potente è una mitraglia, non si alza quasi mai sui pedali, ma stacca tutti. Mi ricorda tanto un soldato che all’apparenza è impassibile senza nessuna smorfia o sorriso, procede solitario nella sua marcia e poi quando vede il suo nemico lo sorprende puntandogli addosso il suo fucile. Una cannonata di colpi micidiali che non lasciano scampo a chiunque vi sia a tiro, lo stesso vale con Froome che con le sue incredibili accelerate ferisce tutti, nessuno escluso, lo fa in modo misterioso, nessuno infatti ha ancora capito come lui ci riesca. Alberto invece è un corridore quasi completamente diverso: non tanto alto, fisico perfetto per uno scalatore, nella vita ha vinto tutto il possibile e immaginabile, fin da subito è stato chiaro il suo talento. Lo chiamano “pistolero” e il suo stile in bici è unico, appena le pendenze si fanno più aspre lui si alza sui pedali ed inizia a ballare. Come un ballerino inizia la sua danza accompagnato dalla sua dama, la sua bicicletta che lo segue ovunque vada,  va di qua e di là senza alcuna fatica, rapporto rigorosamente agile sembra quasi non sentire l’asprezza della montagna. Danza, vola, scatta davanti ai suoi avversari cogliendoli inevitabilmente di sorpresa, arrancano distrutti mentre lui continua a danzare, a guardarlo non si può che rimanere estasiati dal suo modo di pedalare. È incredibile e incantato il modo in cui pedala staccando tutti senza alcuno sforzo, balla in modo armonioso al ritmo di una melodia scandita dal rumore dei cambi e dei pedali.

froome e contador

L’anno scorso il britannico ha avuto nettamente la meglio sullo spagnolo che non è riuscito nemmeno a centrare il podio del tour, quest’anno però è diverso: Contador è partito a tutta stravincendo la Tirreno-Adriatico, Froome invece è sembrato essere un po’ meno forte. Ci si aspetta tanto da questa sfida, tanto spettacolo, qualche sorpresa, la rivincita o la riconferma; un piccolo assaggio di ciò che vedremo alla prossima grand boucle lo abbiamo avuto nella seconda tappa del giro del Delfinato. Si arrivava al Col du Bèal dopo circa 14km in salita, ultime fasi davvero tremende con il gruppo ridotto subito a piccole unità. Il keniano bianco è stato il primo tra i due a muovere le acque sparando uno dei suoi micidiali colpi, tutti si sarebbero aspettati che lo spagnolo cedesse come l’anno passato, ma invece no era sempre lì. Ad ogni accelerata del rivale si incollava alla sua ruota, impassibile. Spesso ai bambini quando si parla di opposti e di differenze che si completano si fa l’esempio del soldato e della ballerina che danzano insieme a ritmo di musica. Il primo dotato di forza e di impetuosità sta agli antipodi della sua compagna leggera, attenta, dinamica, la guida durante la danza mentre questa lo segue e fa in modo che lui non sbagli nemmeno un passo. Questo esempio lo potremmo riportare alla perfezione sui due avversari: il primo scatta in un modo pazzesco, micidiale, con tutta la sua forza, forse non compiendo bene in movimenti in bicicletta, il secondo che in bici ci va alla perfezione è leggero e sembra volare. Quasi come una danza che lega tutti e due, infernale la definirei, scandita a colpi impetuosi di pedali, fino all’ultimo respiro fino a che uno dei due non si arrende. Davanti Froome con il suo passo pesante, dietro di lui sempre Contador che come un’ombra lo insegue, proprio come guidato da lui; sembra che i due si sfiorino, la figura imponente e ferma del primo, quella agile e fine del secondo, un mix estremo di opposti che creava un’armonia perfetta. Le enormi differenze non si trovano però solo tra questi due atleti, anche le loro squadre sono proprio l’una l’opposta dell’altra. Il britannico corre nella Sky, team estremamente forte, uomini in nero vengono chiamati, in pianura impongono un ritmo incredibile per non parlare della salita. Appena la strada inizia a salire si impongono davanti al gruppo ed imprimono una velocità forsennata, ognuno di loro sa cosa deve fare, sa per quanto deve tirare, come deve farlo, sono organizzatissimi quasi come dei robot. Non sempre perfetti però, al Delfinato hanno dimostrato che non sempre tutti riescono ad andare al massimo, si staccano quando non dovrebbero e se questo accade la squadra in un tratto si sgretola, sanno correre in un solo modo. Contador invece è supportato da una squadra non così forte, avrebbe dovuto aiutarlo il fidato Kreuziger ma è stato fermato per un controllo positivo di qualche anno fa. Se da una parte il team britannico sa correre in un’unica maniera, quello dello spagnolo è polivalente, è fantasioso, come successo l’anno passato può attaccare anche in tratti di pianura. Questo aspetto è proprio caratteristico del pistolero che sa inventare un attacco proprio quando uno meno se lo aspetta, in salita , in discesa, ogni punto è buono per attaccare, sarà lui che movimenterà la corsa. Alla fine dei conti però la squadra conterà, ma non così tanto perché quando ci sarà veramente da combattere saranno solo loro due, uno contro l’altro, tra di loro gli altri avversari naturalmente. Al Delfinato non ha vinto nessuno dei due, ma lo spagnolo ha dimostrato di essere una spanna sopra a tutti, al tour aspettiamocene delle belle, quando la strada inizierà a salire e le pendenze si faranno molto dure i due corridori si daranno battaglia. Gli occhi, nonostante qualche incomodo saranno tutti puntati su di loro, aspetteranno una loro mossa, attaccherà il soldato con una sua sparata o la ballerina inizierà a ballare. I due si incontreranno in mezzo alla pista, si osserveranno, incroceranno i loro sguardi e con il sottofondo di una melodia fatta dal movimento dei pedali inizieranno la loro danza infernale.

Giorgia Monguzzi

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