TANTE AVVENTURIERE ED UN’ESPLORATRICE CORAGGIOSA NELLA PIOGGIA DI VARESE

Fin da subito una sfida contro le previsioni del tempo, quello meteorologico si intende, che dopo la pioggia della mattinata non promettevano nulla di buono, è iniziata così la prova del campionato italiano femminile a Varese che prevedeva 11 giri sul circuito cittadino, una battaglia a colpi di pedali tra circa una cinquantina di cicliste. Un timido sole ha accompagnato le fasi della partenza, tanti sguardi, tanti sorrisi sul volto delle atlete in compagnia della loro squadra o solitarie più che mai avrebbero provato a cullare quel sogno di poter indossare la maglia tricolore. Partenza subito a tutta che ha visto già da subito Elisa Longo Borghini, una delle più attese di giornata, scattare per testare la sua gamba; numerosi tentativi per un gruppo in un attimo disintegrato. Pedalate, pedalate, chilometro dopo chilometro è proceduta regolare la corsa, ma ad attendere le atlete stava arrivando, come purtroppo annunciato, uno dei nemici più temuti che per un attimo si era pensato di poter seminare. Una piccola nuvola, un’altra e poi molte altre ancora, in un attimo grigio, una goccia dietro l’altra che sembrava voler cullare le partecipanti con una pioggia leggera, poi l’inferno. Non c’erano tuoni e lampi come in un temporale di quelli spaventosi, ma catinate d’acqua che scendevano dal cielo senza voler smettere, con una forza incredibile si abbattevano sulla città. Un po’ come avviene quando si naviga in acque sconosciute: il mare è apparentemente calmo, piatto come l’olio e poi in pochi secondi l’oblio, una tempesta che sbatte di qua e di là contro gli scogli, lasciando poche speranze per evitare quella fatidica fine, il naufragio. Gocce sempre più pesanti picchiano sui caschi, le atlete sono ormai bagnate, fradice, molte si ritirano sopraffatte da quel tempo micidiale, vengono tolti due  giri, poco per volta il gruppo si assottiglia, ad ogni passaggio sono sempre di meno.  Davanti a tutte Valentina Scandolara è la più attiva, in ogni metro disponibile si inventa qualcosa, scatti e controscatti da parte di atlete che alternano tentativi solitari a rincorse incredibili di gruppo. Mi ricordano tanto quegli esploratori che abbandonavano tutto e si imbarcavano in quelle spedizioni finanziate dai grandi sovrani verso le terre sconosciute, sbarcavano e qui partivano alla scoperta della misteriosa foresta Amazzonica.  La fortuna non girava quasi mai dalla loro parte, avrebbero potuto partire nella stagione secca, ma sarebbero morti disidratati dal calore e così in molti casi si mettevano in marcia nella stagione delle piogge. Andavano alla ricerca di qualcosa, in realtà non lo sapevano nemmeno loro di preciso, forse tesori o forse nuovi animali, su di loro si abbatteva una quantità d’acqua inimmaginabile, potevano tornare indietro, ma loro continuavano non tanto per trovare quel qualcosa ma spinti solamente dal desiderio di esplorare.

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Ultimo giro, tempo infernale, quasi si fa fatica a vedere, non si capisce chi c’è o non c’è , ma davanti dopo numerosi scatti si forma un gruppetto, 10, 20 , 30 secondi il loro vantaggio diventa sempre più consistente.  Tratto in salita, qui come già si prevedeva dalla partenza Elisa Longo Borghini dopo essere già scattata numerose volte, riparte, ma tutte le si agguantano sulla ruota, divieto assoluto di concederle anche una sola decina di metri. Tutte si guardano, gli occhi sono tutti puntati sulla lei e la Ratto, sembrano loro due le più pericolose, loro lo sanno e non smettono di scambiarsi occhiate di ogni tipo. In prima posizione Elena Cecchini continua a girarsi, mille pensieri le frullano per la testa: aspettare la volata? sarebbe lei una delle più veloci, ma in presenza della Bronzini sarebbe battuta.  Il cielo è scuro e a causa della pioggia è quasi impossibile capire chi c’è , soprattutto se Giorgia c’è, se qualcuno vuole tentare di sorprendere tutti . E’ forse questa leggera indecisione che si legge sugli sguardi degli altri che spinge la friulana in quel desiderio istintivo di tentare qualcosa, quasi come una voce dentro di lei che le dice “dai Elena, tenta il tutto e per tutto”,  non ci pensa due volte e parte. Le avversarie sono un attimo come spiazzate, non se lo aspettavano e in men che non si dica provano ad organizzare l’inseguimento. Sembra qualcosa di surreale, una battaglia all’ultimo sangue, per chi resiste di più, per chi osa di più, ma allo stesso tempo non cade e rimane in piedi, per la più forte. Ultimo chilometro, Elena è ancora davanti, mentre il fiato delle altre si avvicina sempre di più, chissà quanti pensieri in quei mille metri finali, neanche lei forse lo sa quante gliene sono passati per la testa, prima di tutto un’unica consapevolezza: non smettere di pedalare. Ormai è arrivata, manca pochissimo, ormai nemmeno la pioggia la riesce a fermare, controlla e poi alza le braccia al cielo, ha vinto. In mezzo a quel tempo infernale sul volto dell’atleta delle fiamme azzurre si dipinge un sorriso, ce l’ha fatta, dopo di lei la Scandolara e la Confalonieri. È incredula,  è felice, diciamo che è un mix di sensazioni indescrivibili per una ragazza che spinta dal coraggio e dall’occhio attento aveva tentato quell’attacco al cospetto di un cielo grigio che l’ha premiata colorandosi per lei di bianco, rosso e verde. È la nuova campionessa italiana, quella maglia la dovrà portare ed onorare per ben un anno. Ci sono molte leggende riguardo a quegli esploratori amazzonici: alcune dicono che chi è partito non vi ha mai fatto ritorno, chi mangiato da un coccodrillo, chi sopraffatto dai terribili temporali, chi scopritore di segreti incredibili che lo hanno costretto prigioniero. Elena sorride durante la conferenza stampa, dopo l’arrivo non ha mai smesso di farlo, lei molto probabilmente di questi racconti strampalati non ne sa niente, o forse ne ha solo sentito parlare. Questa volta però è stata proprio uno di quegli esploratori, non è incappata in un destino tragico, non si è fatta scoraggiare da nulla, ha vinto. Alla fine il suo tesoro lo ha trovato anche lei, quella maglia tricolore che solo in pochi riescono a possedere, coloro che se la meritano e hanno quella capacità un po’ tipica degli scopritori: non fermarsi davanti a nulla, a nessun pericolo piccolo o grande, spaventoso o no, per raggiungere il proprio traguardo.

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Giorgia Monguzzi

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2 pensieri su “TANTE AVVENTURIERE ED UN’ESPLORATRICE CORAGGIOSA NELLA PIOGGIA DI VARESE

  1. ouvelo

    Domenica era ciclismo come motonautica: le ruote come eliche… C’eravamo anche noi e credo di averti anche visto, mantellina gialla vero? 🙂 Continua così, bella lettura; alle prossime. Paolo e Stella.

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