RISCALDAMENTO E POI 10 SECONDI NEL PAESE DELLE MERAVIGLE

 “secondo me le crono sono noiose , è inutile anche venire a vederle, poi se lo dico io che di ciclismo me ne intendo”

Questa frase l’avrà ripetuta almeno una ventina di volte un signore  che sembrava tenere una sorta di comizio davanti al pullman della Lampre, la gente passava, ma in pochi lo degnavano di uno sguardo. Lo diceva a tutti, al cielo, anche all’asfalto, ma nonostante tutto è anche lui lì, forse attratto dalla magia di una cronometro. Splendeva il sole sul cielo di Bellinzona, città pronta ad accogliere la prima tappa a cronometro del tour de Suisse 2014, fa caldo, forse fin troppo, la gente è tanta, ma c’è un silenzio inimmaginabile. Passano i minuti, le ore e poi questo silenzio magicamente si rompe, dai pullman proviene il rumore di pedali che si muovono, ruote che girano, i corridori hanno iniziato il riscaldamento. Ed ecco che poco alla volta tutti i migliori, favoriti e no, si posizionano sulle loro biciclette, sono i primi a partire perché piegati dalla bizzarra decisione del giudice di gara di farli partire all’inizio per evitare la possibile pioggia prevista alle 17. Ci sono tutti, ma proprio tutti, ognuno solitario, da solo con sé stesso, c’è chi sceglie di ascoltare la musica, chi il rumore del pubblico. Il campione del mondo su strada Rui Costa sfoggia la sua scintillante maglia gialla come vincitore dell’edizione 2013, si volta di qua e di là mentre i suoi numerosi tifosi urlano il suo nome, Davide Formolo pedala con la faccia sorridente, sembra quasi non sentire la fatica, Mathias Frank si fa sistemare la radiolina. Poi in mezzo a pullman quasi nascosto spunta Bradley Wiggins: è coperto dai separè posizionati dalla squadra, pedala in silenzio, ha le cuffie e mi da quasi l’idea di essere solitario, abbandonato da tutti e da tutto, è serio, ma ogni tanto regala un  sorriso. Tony Martin, il campione del mondo, è il più meticoloso nella preparazione: inizia il riscaldamento un’ora prima, vuole essere al meglio, abbassa lo sguardo e poi fissa attentamente il muro, con le sue potenti e fragorose pedalate cerca in ogni secondo di raggiungerlo anche se sa di non poterlo fare. Ed infine Fabian Cancellara, l’ultimo dei migliori alla partenza che è letteralmente circondato da una schiera di tifosi che lo osservano in silenzio, spettatori di un’immensa potenza. Anche Frank Schleck , suo compagno di squadra osserva le sue gambe ancora incerottate per colpa della caduta di qualche giorno prima, ha la bocca aperta, gli sembra di vedere un marziano che pedala a velocità quadrupla della sua.

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Tutti poco per volta indossano il casco e vanno in direzione della partenza, uno dopo l’altro, nessuna eccezione, pesano la bici e poi si siedono accanto agli altri ad aspettare. C’è chi parla, chi sta in silenzio, chi osserva il vuoto, chi fa i rulli fino alla chiamata. Ogni atleta al suo turno si posiziona davanti allo starter, lo osserva, alcuni fanno il segno della croce, guardano il cielo, i tifosi, montano in sella. “solo 10 secondi e poi tocca a te” sono queste le parole pronunciate dal giudice per annunciare l’imminente partenza, una frase semplice, consueta, ma che segna l’inizio della parte più affascinante della cronometro, in un attimo cala il silenzio, nessuno parla più, tutti gli occhi sono puntati sull’atleta pronto a partire. Penso che ogni giudice e ogni fotografo alla partenza ha come un’occasione speciale, può vivere quegli istanti lì, anche lui in prima persona, questa volta è toccato pure a me e quei 10 secondi semplici, come tutti, si sono trasformati in un’eternità. Si sentiva il respiro profondo di ogni atleta, si vedevano le contrazioni del viso e poi gli occhi, immobili che dato la vicinanza non potevano essere nascosti nemmeno dagli occhiali a specchio, sono fissi, dilatati. Molti corridori forse in quegli istanti pensano a cose piacevoli, la famiglia, i passatempi oppure a niente. Io osservandoli me li immagino come degli “Alice nel paese delle meraviglie”, la versione cinematografica di Tim Burton si intente, in cui la protagonista visita un mondo incantato, incontra strani personaggi, combatte draghi, tutto ciò che si riflette nella vita reale e che la aiuterà a campiere scelte difficili, un mondo magico che ognuno ha per sé e in cui si entra in queste situazioni. 5,4,3… inizia il conto alla rovescia e in un attimo, troppo in fretta, il mondo creato si dissolve, si distrugge, scompare e ci si accorge di essere ritornati nella realtà dove per la verità non è passato tutto quel tempo che ci si immaginava e ci si rende conto di non ricordarsi più niente di cosa è successo. Come un sogno svanito che non può più ritornare indietro all’interno di un mondo in cui quando si entra nell’occasione della partenza ci si accorge di esserci già stati. C’è chi si ricorda di correre all’interno di esso e magicamente di immaginare il percorso che dovrà fare durante la cronometro, ogni curva, ogni rettilineo, poi la partenza. Dopo il via tutti escono dalla pedana per partire, c’è chi parte con tranquillità facendosi scivolare giù, chi aggredisce in un attimo l’asfalto e passa davanti agli occhi di tutti con una potenza e velocità micidiale.

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Sono tanti i corridori che si alternano, ognuno ha uno sguardo diverso, una pedalata e una storia differente, data la brevità della prova l’arrivo è vicino e così li si vede anche arrivare con il volto stanco, felice, soddisfatto. Tra i molti compare la maglia di Tony Martin, bianca e attraversata dall’iride è inconfondibile, lui è il campione del mondo in questa specialità. La sua preparazione è incomparabile: sguardo fisso, rulli fino ad un secondo prima della partenza, concentrazione alle stelle, due parole e per il resto silenzio. Parte a tutta, le sue pedalate sono una cosa pazzesca, è il più forte e il più veloce, tutti gli altri sono almeno una spanna sotto di lui, ha vinto. Ad osservarlo sembra quasi impossibile che tanta potenza sia in un uomo, forse ha un segreto, ma nessuno lo conosce. Anche lui alla partenza era come gli altri, fissava il vuoto e pensava. Forse avrà pensato a dei prati verdi, alla sua famiglia, alla sua terra. Molto probabilmente sarà andato anche lui nel suo paese delle meraviglie, ma non lo sapremo mai. Forse nemmeno lui lo saprà perché avvolto da quel magico ed unico momento, il più bello che esista. Tutto merito dell’enorme magia che circonda quei  minuscoli, ma allo stesso tempo eterni 10 secondi tra quel “poi tocca a te” ed il via.

Giorgia Monguzzi

 

 

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