AL COSPETTO DI PLAN DI MONTECAMPIONE DOMINA ARU, IL RAGAZZO CON UN SOGNO SILENZIOSO

Circa 19 km con pendenza media del 8%, queste le cifre per una delle salite simbolo del Giro d’Italia che quest’anno, in ricordo di Marco Pantani che qui vinse nel 1998, è stata scelta come arrivo della quindicesima tappa. Lunga, regolare e affascinante, potremmo definirla con questi tre aggettivi, ma la caratteristica più importante che la rende ancora più bella è la magia. Salita magica che avvolge con il suo inimitabile fascino e rende capaci di fare qualsiasi cosa, la salita in cui i sogni più belli si realizzano, sia quelli degli atleti che dei tifosi. In questa occasione l’hanno preceduta  più di 200 km tutti piani che hanno permesso il realizzarsi di una fuga che poco alla volta ha dovuto sottostare al volere del plotone che ha iniziato la scalata a velocità forsennata ed è bastato poco prima che nel gruppo maglia rosa rimanessero solo una quindicina di corridori, mentre tutti gli altri inevitabilmente naufragavano. Sembrano acque tranquille, destinate ad agitarsi solo negli ultimi due chilometri, ma Fabio Aru in mezzo a tutti scatta frantumando poco alla volta ciò che resta del plotone, solo la maglia rosa gli rimane incollata alla ruota ed insieme raggiungono la testa della corsa composta da Duarte e Rolland. Sono in quattro al comando, due colombiani, un francese e un italiano, i primi tre si guardano e continuano a girarsi per verificare la posizione di Quintana che poco alla volta si sta avvicinando. C’è un incrocio di sguardi, tutti si fissano, nessuno sembra muoversi, attimi di incertezza , non sembrano curarsi del sardo che, accortosi di ciò che sta accadendo scatta creando in un attimo il vuoto.  I tre lo guardano con faccia sbalordita, non credono ai loro occhi, quell’attacco proprio non se lo aspettavano, provano a recuperare. Davanti Aru continua a spingere a più non posso sui pedali, non si gira, pensa solo a pedalare, per un attimo di distrazione gli altri potrebbero raggiungerlo, sente quasi già il loro fiato sul collo, ma con il passare dei secondi il suo vantaggio diventa di uno, due, dieci, decine di metri. Ormai è un vuoto incolmabile per i suoi inseguitori che non smettono di osservare Quintana che impassibile li raggiunge, i due colombiani si marcano stretti, scattano uno davanti all’altro sparandosi di volta in volta colpi atroci fino a che anche Uran si stacca. Passano i metri, ma nonostante i numerosi allunghi il ritardo degli inseguitori non cala, per loro è impossibile recuperare. Aru entra nell’ultimo chilometro, la sua andatura è costante, ancora non si gira, è incredulo di ciò che sta facendo, viene accolto da due ali di folla che lo scortano fino agli ultimi metri, tutti lo incitano, ma lui è silenzioso, è concentrato. Ultima curva a sinistra mancano pochi metri, è da solo, nessuno lo ha raggiunto e nessuno potrà farlo, la gente inizia ad urlare e ad applaudire, in un attimo quel silenzio interiore si distrugge in un urlo, alza un pugno al cielo, ha vinto. Fabio è incredulo sul traguardo, ha gli occhi lucidi per l’emozione, i primi tra gli sconfitti arrivano oltre i 20”,la maglia rosa poco più indietro.

Immagine

 

A questo Giro aveva iniziato a pensarci fin da novembre quando la sua partecipazione, dopo quella dell’anno passato, sembrava quasi essere un miraggio; allenamento e impegno lo hanno accompagnato durante questo suo lungo viaggio durante il quale ha maturato il suo sogno, forse inizialmente troppo lontano di vincere una tappa. In principio avrebbe dovuto fare da spalla a Michele Scarponi che gli avrebbe fatto un po’ da chioccia ed accompagnarlo fino a Trieste, ma per cause di ogni tipo la situazione si è ribaltata e così la possibilità di lottare per la rosa è ricaduta su di lui. Il suo sogno è così cresciuto ma in maniera silenziosa, senza troppe pretese, non lo ha mai detto a nessuno, non ha fatto promesse di vincere qualche tappa o di vincere il Giro come si  fanno molti, ha solo pensato a correre nel migliore dei modi. E si è trovato così insieme a tutti gli altri migliori, in compagnia di coloro a cui lui porta molto rispetto e da cui prende esempio, non pensava nemmeno che ciò potesse accadere, ma invece è successo ancora di più. Forse è stato il desiderio di realizzare il suo sogno che lo ha spinto ad alzarsi sui pedali e a logorare gli altri con continue accelerazioni per poi rimanere da solo, durante la sua cavalcata non pensava a nient’altro che a pedalare mentre quel desiderio lo cullava e si faceva sempre più vicino fino a poterlo raggiungere. Una vittoria a dir poco spettacolare, inaspettata ma non casuale, è successa perché il destino ha deciso così, lo stesso che per pura casualità all’età di 15 anni, dopo aver lungo giocato a calcio e a tennis lo ha fatto approdare nel mondo del ciclismo, lo ha fatto crescere, lo ha fatto partecipare al Giro d’Italia. E qui finalmente, alla sua seconda partecipazione, la vittoria, la realizzazione inaspettata del suo sogno nascosto e silenzioso.

Fabio mentre parla al microfono durante la conferenza stampa ha gli occhi ancora lucidi, è emozionato, ancora non crede a ciò che successo e per l’emozione quasi fa fatica ad articolare le parole. Tra una domanda e l’altra alza lo sguardo e punta i suoi occhi verso le finestre da dove entra il sole e si vede un panorama stupendo. Scruta l’orizzonte, guarda di qua e di là e poi ferma lo sguardo per osservare le cime innevate e la montagna che nemmeno un’ora prima ha dominato. Una montagna scalata da molti, ma prima di lui vinta solo da Pantani e da Hinault che poi sono andati ad aggiudicarsi la corsa rosa. La montagna che troneggia ancora una volta con il suo traguardo ai 1800 m di altezza e che questa volta è stata dominata da un ragazzo semplice, con i piedi per terra, che non si monta la testa e viene dall’isola di Sardegna. Un ragazzo di nome Fabio Aru che ha dominato e sconfitto tutti al cospetto di Plan di Montecampione accompagnato dal suo sogno silenzioso.

Immagine

 

Giorgia Monguzzi

(grazie mille per le foto a mio papà Carlo Monguzzi @elofoto)

 

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...