IL TENTATIVO DEGLI UOMINI NERI, UN TURBINE E UNA SCELLERATA MALEDIZIONE PER GIACOMO NIZZOLO

Nessun gpm e 173 km per la decima tappa del Giro d’Italia che si proponeva essere più piatta che mai. Frazione quasi già scritta con un più che sicuro arrivo in volata, zero possibilità per tentativi di fuga e ridotte speranze per gli scattisti, quasi leggi già scritte, ma come si sa nel ciclismo mai nulla è scontato. Subito il via ufficiale sono infatti due gli atleti  (Fedi e Bandiera)che escono dal gruppo provando ad inventarsi qualcosa, idea scellerata quasi impossibile, ma non di certo per la coppia di avventurieri che pedalano di comune accordo per tutta la durata della tappa, provando a cullare quel lontano sogno di arrivare al traguardo, anche se sanno che dietro il gruppo soffia loro sul collo e come una bestia feroce è pronto ad azzannarli. Questo tentativo viene annullato quando mancano 9 km e subito la testa del plotone viene presa d’assalto dal team Sky. Come intrepidi conquistatori gli uomini vestiti di nero, guidati Dario Cataldo, provano a dare una potente impennata alla situazione cercando di mettere fuori gioco i clienti più scomodi; la velocità è folle, il gruppo si allunga quasi come una collana di pietre preziose che poco alla volta perde tutte le sue perline, mentre davanti la maglia rosa controlla in silenzio. I velocisti sembrano fatti fuori dopo il piccolo tratto di salita seguito da quello di discesa, sono in pochi davanti, gli uomini neri sono riusciti nel loro intento assassino, ma poco alla volta ricompaiono come per magia coloro che sembravano essere stati sconfitti e con i loro treni iniziano a monopolizzare il gruppo. Ed ecco risalire tutti coloro che per una attimo erano scomparsi, la Trek lascia il posto alla Fdj che prende in mano la situazione. Si entra nell’ultimo chilometro pieno di curve che fanno di tutto per rallentare l’avanzata della flotta indemoniata ora guidata Veelers, destra sinistra tutto a posto fino a che c’è una caduta. Un turbine improvviso inghiottisce il gruppo dalla decima posizione in poi, un atleta e poi un altro, tutti si ritrovano a terra bloccati, impossibilitati a lottare per la vittoria, sono quasi tutti lì, alcuni riescono miracolosamente a schivare il mucchio, mentre davanti proseguono nella loro avanzata. Al comando un uomo Fdj seguito da uno Katusha, poi Matthews, Bouhanni seguito da Nizzolo che morde quasi con i denti la sua ruota, parte un uomo giant, ma tutti si accodano, per un attimo le acque sembrano calme. Il brianzolo si guarda di qua è di là, forse è il momento buono, parte, vuole sorprendere il francese ma questi non lo molla, si limita ad osservarlo e a stargli a ruota, per poi scattare andando a tagliare davanti a lui il traguardo, per lui la terza vittoria al Giro. C’è chi dice che non c’è mai 2 senza 3 e per questa volta il detto è stato rispettato alla perfezione. Un po’ di sfortuna per Nizzolo che per la seconda volta si vede la ruota del francese davanti alla sua. Quasi una maledizione che è difficile contrastare, tutte le volte sembra avere la vittoria in pugno e all’ultimo gliela portano via di mano. Ricorda tanto quei navigatori che con tutte le loro forze cercavano di raggiungere terre nascoste, partivano con la loro nave provvisti di grandi speranze e aspettative, sul loro cammino però incontravano tempeste, turbini, alcuni dicono anche mostri marini. In pratica una maledizione che li colpiva tutte le volte che tentavano un’impresa, forse erano gli dei, come sostenevano gli antichi che avevano posto nelle colonne d’ercole il limite invalicabile. Poi passò del tempo, dopo numerosi tentativi questi temerari avventurieri superarono questa barriera, giunsero in Asia, nelle Indie nonostante tutti i racconti che giravano. Nizzolo è un po’ uno di questi esploratori che dalla prima partecipazione al Giro nel 2011 ha imparato molto, quest’anno ha già fatto molti podi, manca solo la vittoria. Una vittoria che sembra circondata da un alone di magia che lo fa avvicinare, toccarla, ma non prenderla, una maledizione vera e propria che per già due volte ha preso il nome di Nacer Bouhanni. Una maledizione quasi impossibile da contrastare che si prende gioco del suo sfidante, fa di tutto per ostacolarlo ,rendendo la sua avanzata sempre più difficile. Una maledizione che prima o poi Giacomo sconfiggerà, e a bordo non di una caravella ma di una bicicletta, come fece colombo nel 1492, dopo tanti tentativi andati a vuoto, sentirà quella brezza inaspettata ed improvvisa di toccare la sua America.      

                 Immagine 

                                                                                                         Giorgia Monguzzi

 

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