TRA INDECISIONE, NAUMACHIE E STRADE INSAPONATE IL GIRO SBARCA A BARI

“partiamo? Non partiamo?” “ci fermiamo?” “neutralizziamo?” “ma allora cosa facciamo?”    

Dubbi, indecisione, domande, ma soprattutto nessuna risposta definitiva,  è così che si apre la quarta tappa del Giro lunga 112 km, la prima in Italia dopo la partenza in terra irlandese. Tanto scompiglio in gruppo, sulla carta la corsa è effettivamente partita, ma in pratica il plotone procede senza che succeda nulla, quasi volessero prendere in giro gli spettatori. I corridori si parlano, confabulano  e riferiscono il tutto  ai loro direttori sportivi, alcuni atleti come perfette staffette proseguono in lungo e in largo e, facendo la gincana tra auto e colleghi, si avvicinano ad una vettura e poi ad un’altra, ritornano in gruppo. Parrebbe quasi come se fossimo davanti a una battaglia: da entrambe le parti gli avversari si fronteggiano con tanto di sguardi, mentre nel mezzo provetti messaggeri corrono di qua e di là per stipulare accordi. Questa situazione potrebbe essere paragonata ad ogni cosa, forse persino alla guerra tra Cesare e gli Elvezi in cui i “legati” si davano molto da fare, lo so è strano ma nel ciclismo avviene anche questo. La questione al centro della discussione è semplice, ma contemporaneamente molto complicata: alla partenza da Giovinazzo pioveva e le strade erano scivolose, poichè la condizione delle strade di Bari sarebbe stata simile, i corridori chiedevano di neutralizzare la corsa. E così dopo staffette e messaggi di ogni genere si giunge ad una conclusione: verrà effettuato un tratto di trasferimento fino a Bari durante il quale non ci saranno scatti, poi si farà un giro sul circuito per verificare le condizioni del tracciato, mentre l’ultimo giro verrà neutralizzato. Accordi presi, pace fatta e chiarimenti completamente effettuati ,la corsa può in qualche modo partire e iniziare a definirsi tale, come da accordi nessuno scatta , l’Orica traghetta tranquillamente il gruppo in cui, nonostante la leggera pioggia che lo colpisce, sembra ormai calmata la tempesta. Forse presto per dire ciò, affermazione troppo azzardata perché basta entrare nel circuito finale per scatenare l’inferno. I messi che, dopo tante le iniziali scorribande avevano finalmente trovato riposo in mezzo a tutti gli altri, riprendono il loro lavoro e ancora una volta iniziano ad andare sù e giù. Nelle prime posizioni del gruppo alcuni si lamentano della brusca accelerata della squadra della maglia rosa all’ingresso di Bari, altri cercano di dire la loro opinione, altri si guardano intorno con fare confuso cercando di capirne qualcosa di più. Ancora una volta sembra esserci una soluzione mentre il tempo atmosferico che di certo non aiuta alterna pioggia a nuvoloni, la corsa procede, forse la quiete è arrivata, mancano 8 km, ultimo giro, finalmente scatta la neutralizzazione. All’improvviso il gruppo si scarna, sempre più corridori per evitare di cadere si staccano e procedono al loro passo, intanto davanti le squadre dei velocisti iniziano a darsi battaglia, ricomincia a piovere, la strada è bagnata. Ai -4 km la Cannondale si impone nelle prime posizioni seguita dalla Giant orfana di Kittel, la velocità è elevata, in ciò che resta del plotone sembra tutto normale, ma il pericolo è dietro l’angolo. Ultimi chilometri, piove ed è così che alla prima curva disponibile alcuni atleti iniziano a surfare sulla strada e si ritrovano a terra, molti quelli coinvolti che devono dire addio alla volata; non passa molto prima che ancora una volta il gruppo si trovi a competere nel ciclismo insaponato, quasi tutta la Cannondale a terra, solo pochi rimangono indenni. Sei corridori riescono  procedere nella loro corsa, sono quattro della Giant con alla ruota Nizzolo e Ferrari che continuano a girarsi indietro, alle loro spalle lo scenario è diviso tra capitomboli mozzafiato e atleti alla loro rincorsa, il pericolo di cadere è alto, preferiscono rallentare. Ed è cosi che alcuni atleti riescono a rientrare, tra di essi il francese Bouhanni mentre Viviani deve desistere da questo tentativo, si entra nell’ultima curva. Mezgec ha un problema al cambio o alla catena ed è così che il suo compagno Veelers si trova davanti ed è costretto ad anticipare la volata, il francese si lancia subito al suo inseguimento, mentre i due italiani sembrano attardati. Bouhanni raggiunge e passa l’uomo Giant, ma dietro di lui da lontano arriva a massima velocità Nizzolo che con un’azione spettacolare in un attimo brucia tutto il suo ritardo, purtroppo però per pochissimo deve arrendersi al suo rivale che va a vincere questa tappa.

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. La corsa è finita, molte cadute, per fortuna nulla di grave, il francese ha vinto ed una volta terminate le discussioni in gara tra i corridori iniziano i dibattiti tra giornalisti e direttori sportivi, tra organizzatori e cineoperatori, tra pubblico e tifosi. Diverse compaggini si scontrano, sempre pacificamente si intende, per sostenere idee di ogni tipo che in alcuni casi stanno proprio agli antipodi del pensiero umano. C’è chi afferma che la decisione di svolgere la corsa in quel modo sia stata saggia e coerente, altri che la corsa è stata noiosa. C’è chi, molto probabilmente nostalgico del famoso calcio insaponato proponeva un nuovo sport, il ciclismo insaponato, con tanto di atleti che cadono a domino come birilli, sul tratto di strada Giovinazzo-Bari, altre proposte giungono dagli amanti delle naumachie che sostengono la necessità di scontrarsi sul terreno bagnato. Altri ancora proponevano di correre con un mega tendone che coprisse il gruppo, i più rivoluzionari pretendevano di annullare il Giro. Proseguono i dibattiti, passa il tempo e sempre più gente finisce con il dimenticare che anche i corridori sono umani e non certo robot programmati che da un momento all’altro possono decidere cosa fare e non possono bagnarsi per paura di rovinare i loro circuiti, ma nemmeno rischiare la propria vita per soddisfare le esigenze televisive e la gioia degli spettatori. Alcuni cercano di coinvolgere gli stessi atleti o organizzatori che continuano a sostenere che effettivamente la decisione presa è stata la più saggia, trascorrono i minuti e alcuni quasi si dimenticano del vincitore, della maglia rosa, della rimonta spettacolare dell’italiano, in pratica si dimenticano del Giro. Continuano con i loro dibattiti incessantemente mentre tutto intorno a loro si smonta, tutti se ne vanno, si inizia a pensare alla tappa successiva, la prima vera tappa del Giro. Proseguono con i loro discorsi di battaglie navali e mancanza di coinvolgimento mentre lo stupendo Giro dopo una tappa un tantino strana, il ritiro del re delle volate e la vittoria di un francese prosegue inesorabilmente il suo fantastico viaggio rosa.

Giorgia Monguzzi

 

 

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